In ogni conflitto armato c’è sempre una guerra nascosta, quella che spesso non si racconta e che quasi sempre rimane impunita, è la guerra che i soldati combattono contro le donne e i loro corpi.
Le immagini delle violenze perpetrate dai miliziani di Hamas contro le donne israeliane ce lo ricordano proprio in questi giorni: Noa Argamani separata dal fidanzato e rapita da due combattenti in motocicletta; Shani Louk seminuda e con le gambe spezzate caricata sul pick up degli assalitori che oltraggiano il suo corpo; Yaffa Adar di ottantacinque anni portata via dal suo villaggio; Doron Asher, sequestrata con sua madre e le sue bambine, Raz e Aviv, e condotta a Gaza.
In ogni conflitto armato la violenza fisica e sessuale contro le donne fa parte della strategia militare, è un’arma di guerra. Lo scopo è sempre quello di umiliare il nemico, creare cameratismo tra i combattenti, mettere incinta le donne dell’etnia che si vuole distruggere, creare traumi, divisioni e vergogna nelle loro c…
In ogni conflitto armato c’è sempre una guerra nascosta, quella che spesso non si racconta e che quasi sempre rimane impunita, è la guerra che i soldati combattono contro le donne e i loro corpi.
Le immagini delle violenze perpetrate dai miliziani di Hamas contro le donne israeliane ce lo ricordano proprio in questi giorni: Noa Argamani separata dal fidanzato e rapita da due combattenti in motocicletta; Shani Louk seminuda e con le gambe spezzate caricata sul pick up degli assalitori che oltraggiano il suo corpo; Yaffa Adar di ottantacinque anni portata via dal suo villaggio; Doron Asher, sequestrata con sua madre e le sue bambine, Raz e Aviv, e condotta a Gaza.
In ogni conflitto armato la violenza fisica e sessuale contro le donne fa parte della strategia militare, è un’arma di guerra. Lo scopo è sempre quello di umiliare il nemico, creare cameratismo tra i combattenti, mettere incinta le donne dell’etnia che si vuole distruggere, creare traumi, divisioni e vergogna nelle loro comunità per tutti i decenni a venire.
La violenza contro le donne genera nei soldati l’ebbrezza del dominio e della conquista, li aiuta a crearsi una reputazione temibile, dimostra la loro dedizione alla causa, rafforza il loro senso di appartenenza alle milizie.
I numeri delle violenze contro le donne nei conflitti etnici e nelle guerre di invasione sono impressionanti: sessantamila in Sierra Leone, quarantamila in Liberia, sessantamila nella ex Iugoslavia, duecentomila in Ruanda, e questo solo per ricordare i conflitti tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila.
Poi c’è la violenza più recente: le donne yazide, rapite e ridotte a schiave sessuali dai militanti dell’Isis, e quelle del Tigray stuprate e mutilate nei genitali dai soldati etiopi.
E poi le donne ucraine violentate a turno dai soldati russi e le donne iraniane, tra cui la premio Nobel Narges Mohammadi, picchiate, stuprate e uccise in carcere dal regime degli Ayatollah.
La violenza contro le donne è stata considerata per molto tempo uno sfortunato ma inevitabile effetto collaterale delle guerre, e lo stupro la soddisfazione di un bisogno percepito come fisiologico, il risultato dei lunghi mesi di astinenza degli uomini al fronte, e soprattutto il premio per il valore e la resilienza dei soldati.
Durante la Seconda guerra mondiale almeno settemila italiane sono state violentate dalle truppe franco-marocchine dopo la battaglia di Monte Cassino e altre decine di migliaia hanno subito violenza fisica.
Le conseguenze della violenza contro le donne durano per anni. Molto spesso, soprattutto nelle società patriarcali — dove la sessualità femminile e la verginità sono legate all’onore della famiglia — le donne vittime di violenza vengono rifiutate dalla propria comunità e i bambini nati dagli stupri subiscono lo stigma sociale di essere considerati figli del nemico. A questo seguono isolamento, depressione, disordini dell’ansia, sindrome da stress post traumatico, suicidi.
In alcune culture le donne sono considerate come paria, nessuno le sposerà più. Per questo spesso le violenze rimangono impunite: lo stupro è taciuto affinché la donna sia ancora in grado di trovare un marito. Altre volte sono per primi i generali degli eserciti a proteggere con il silenzio i loro commilitoni da possibili processi.
Finché anche contro una sola donna verrà usata violenza, noi non saremo mai un’umanità degna di questo nome. E allora dico ai miliziani di Hamas, se siete umani, riportateci Noa, Yaffa, Doron, Raz e Aviv, e restituiteci il corpo di Shani. Loro sono anche le nostre figlie, le nostre madri, le nostre nonne e le nostre sorelle. E adesso dimostriamo per una volta di aver imparato qualcosa dalla Storia: che nessuno si azzardi a toccare le donne di Gaza.