Barbie, certo. Ma anche Giorgia Meloni. Quando in conferenza stampa ha detto: scusatemi, mi fanno male i piedi. Con una frase ha tirato giù tutta l’ipocrisia dei mezzi tacchi, i tacchi larghi, i platform e plateau, eufemismi dietro ai quali si nasconde un unico sogno: le Birkenstock. Brutte, sciatte, le scarpe del diavolo, come appaiono a Barbie ancora immersa nel patriarcato dell’inizio del film di Greta Gerwig. Ma simbolo della liberazione ai piedi di quella stessa Barbie quando entra nello studio del ginecologo, finalmente nel mondo reale. Il titolo Birkenstock ha fatto il suo debutto in Borsa, spinto dall’enorme successo degli ultimi anni, con una valutazione di 8,64 miliardi di dollari. Le azioni, se lo desideraste, costeranno per adesso circa 46 dollari.
Barbie, certo. Ma anche Giorgia Meloni. Quando in conferenza stampa ha detto: scusatemi, mi fanno male i piedi. Con una frase ha tirato giù tutta l’ipocrisia dei mezzi tacchi, i tacchi larghi, i platform e plateau, eufemismi dietro ai quali si nasconde un unico sogno: le Birkenstock. Brutte, sciatte, le scarpe del diavolo, come appaiono a Barbie ancora immersa nel patriarcato dell’inizio del film di Greta Gerwig. Ma simbolo della liberazione ai piedi di quella stessa Barbie quando entra nello studio del ginecologo, finalmente nel mondo reale. Il titolo Birkenstock ha fatto il suo debutto in Borsa, spinto dall’enorme successo degli ultimi anni, con una valutazione di 8,64 miliardi di dollari. Le azioni, se lo desideraste, costeranno per adesso circa 46 dollari.
Come è potuto accadere, che cosa è cambiato in noi in pochissimi anni e come hanno fatto a emanciparsi così in fretta dall’angolino in cui le avevamo relegate, dentro le barzellette sui tedeschi in vacanza? All’inizio sono state adottate da attivisti del nord Europa, che le hanno trasmesse agli artisti di strada e alle comunità fricchettone. Direi che le prime volte in cui hanno fatto la loro comparsa nelle nostre vite borghesi è stato ai piedi di qualche audace professore di filosofia seguace di Noam Chomsky. Comunque sia, le Birkenstock sono entrate nelle nostre vite senza alcuna pretesa, con sorniona innocenza. Ce le siamo trovate da un giorno all’altro vicino al letto, accucciate come cuccioli di cane, fedeli e buffe. Non hanno mai preteso niente da noi, tanto meno di essere considerate eleganti, o serie. Hanno occupato pazienti lo stesso spazio di pigiamoni, tute, mollettone per tenere i capelli, marsupi legati in vita al posto delle borse. Oggetti confortevoli e un po’ infantili che si pretendeva di sfilarsi via incontrando qualcuno che ci piaceva perché per lungo tempo non abbiamo ammesso pubblicamente di indossare. Ci è parso, per lungo tempo, che fossero indecorose. Ma il decoro, si sa, è poca cosa e anche un po’ antipatica. Persino il marsupio, epitome dell’orrore, nella sua versione Uniqlo adesso è a tracolla dei più chic tra di noi.
Ma le Birkenstock hanno una cosa in più, come ricordava la nostra Presidente del Consiglio, e quella cosa sono i piedi. Quando Monica Vitti in Deserto Rosso di Antonioni si lamentava perché le facevano male i capelli, stava solo facendo i capricci. Metteva in scena un sintomo, mimava l’alienazione del mondo moderno, dava voce alla nevrosi… come preferite. Ma per carità, niente a che vedere col mal di piedi! Che invece è una cosa vera, concreta, serissima. Un dolore antico, popolare, addirittura primitivo. Un malessere che somiglia alla fame, per potenza e atavicità. E che abbiamo sopportato, uomini e donne, nel nome di una formalità le cui basi non riconosciamo più, il cui senso è evaporato insieme a una certa idea di bellezza. Quando abbiamo visto le Birkenstock ai piedi delle più fascinose, quando le abbiamo notate moltiplicarsi per le strade, di colori sgargianti ma sempre nella loro punitiva estetica protestante, qualcosa in noi è cambiato. È stata una liberazione. Le abbiamo tirate fuori da sotto il letto e le abbiamo sfoggiate senza più alcuna remora. Con sfrontatezza e la sensazione essere dalla parte del giusto.
Le Birkenstock sono quello che Meloni sogna e non potrà mai avere e noi sì. Non le vedremo mai sbucare sotto i tavoli delle conferenze dell’Onu, ai piedi dei Presidenti della Repubblica, fare capolino sotto i manti di ermellino di re e regine. Le Birkenstock siamo noi, che camminiamo e riusciamo persino ad amarci e sedurci indossando un paio di sandali in Pvc. E adesso che lo abbiamo scoperto difficilmente lo dimenticheremo. Qualcuno potrebbe dire che abbiamo scambiato la comodità con l’eleganza ma non è vero. La verità è che aver reso presentabili le Birkenstock, i marsupi, le tute e i mollettoni, addirittura averli resi oggetto del desiderio, è la nostra vittoria. Ce ne andiamo in giro allegri, le dita dei piedi al vento, e ci sentiamo anche molto eleganti. Il perfetto dress code per la fine del mondo.