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Hamas-palestinesi. Se il Pd fa chiarezza

Il punto di giovedì 12 ottobre 2023
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Se le parole hanno un senso e una logica, Elly Schlein ha dato un contributo alla chiarezza quando ha sottolineato che sarebbe un grave errore “confondere i palestinesi con Hamas”. Vuol dire, se interpretiamo bene, che i palestinesi sono le vittime di Hamas, un’organizzazione terroristica che usa la popolazione di Gaza come massa di manovra e mero strumento della sua guerra contro Israele — per conto dell’Iran — e prima ancora contro l’Autorità palestinese.

Chi fa di tutta l’erba un fascio e va in piazza a sostenere Hamas e il terrorismo pensando di manifestare per la libertà della Palestina, come gli studenti di alcuni licei e il collettivo di Potere al Popolo dell’Università di Roma, non si rende conto di contribuire ad affossare le già risicate possibilità che in futuro possa rinascere una via politica e diplomatica all’accordo tra israeliani e palestinesi. Che tale eventualità prenda corpo oggi è pura fantasia, ma se esiste una possibilità su mille essa passa attraverso la sc…

Se le parole hanno un senso e una logica, Elly Schlein ha dato un contributo alla chiarezza quando ha sottolineato che sarebbe un grave errore “confondere i palestinesi con Hamas”. Vuol dire, se interpretiamo bene, che i palestinesi sono le vittime di Hamas, un’organizzazione terroristica che usa la popolazione di Gaza come massa di manovra e mero strumento della sua guerra contro Israele — per conto dell’Iran — e prima ancora contro l’Autorità palestinese.

Chi fa di tutta l’erba un fascio e va in piazza a sostenere Hamas e il terrorismo pensando di manifestare per la libertà della Palestina, come gli studenti di alcuni licei e il collettivo di Potere al Popolo dell’Università di Roma, non si rende conto di contribuire ad affossare le già risicate possibilità che in futuro possa rinascere una via politica e diplomatica all’accordo tra israeliani e palestinesi. Che tale eventualità prenda corpo oggi è pura fantasia, ma se esiste una possibilità su mille essa passa attraverso la sconfitta totale, in primo luogo militare, di Hamas. È quello che sembra dire la segretaria del Pd e le va dato il massimo credito perché non tutti a sinistra esprimono la stessa posizione, le cui conseguenze sono radicali. Se Hamas non rappresenta i palestinesi, vuol dire che questi ultimi sono oggetto di una colossale manipolazione che a Gaza li ha resi “scudi umani” quasi sullo stesso piano dei civili israeliani catturati.

L’obiezione è che Hamas ha vinto le elezioni sconfiggendo l’Anp. Ma nessuno o quasi può può dare credito a un risultato elettorale conseguito senza controlli e in un clima di angoscia e di paura che è fin troppo facile immaginare. In sostanza si ammette che, se il Pd vuole recuperare un rapporto con le organizzazioni palestinesi, deve in primo luogo chiudere la porta a Hamas e lasciare che l’esercito israeliano la cancelli (naturalmente facendo tutto il possibile per ridurre le sofferenze della popolazione che ha il diritto di lasciare Gaza incolume). È una linea che fatica a imporsi nella sinistra italiana. Non è quella dei 5S di Conte, per intendersi, e tanto meno della sinistra di Fratoianni e Bonelli. E non è la posizione di chi afferma che il terrorismo è la conseguenza della lunga repressione israeliana nei territori occupati.

Se così fosse — a parte che Gaza dal 2005 non è più occupata dall’esercito — vorrebbe dire ancora una volta che Hamas in qualche modo rappresenta i palestinesi e i loro interessi. Il che, di nuovo, sembra negato dall’affermazione di Elly Schlein. Del resto, Piero Fassino ha usato espressioni inequivocabili per condannare “gli atti barbari per i quali non può esserci alcuna giustificazione. Le atrocità commesse da Hamas replicano le efferatezze dell’Isis e di Al Qaeda”. Come dire che le motivazioni di Hamas vanno cercate al di fuori della “questione palestinese”: hanno a che fare con il confronto strategico tra Iran ed Arabia Saudita e sono un tassello del conflitto islamista dichiarato ai valori dell’Occidente.

Questa posizione sembra essere l’unica in grado di permettere al Pd di stare nel dibattito con serietà, fuori da preconcetti ideologici. Segna una divisione che ci si augura netta con le frange esplicitamente filo-terroriste che si agitano nelle piazze. E fa giustizia anche delle ambiguità presenti nelle file dei Cinque Stelle e della sinistra estrema. Il problema è capire se sarà mantenuta nel tempo e non sarà smentita di fronte alle prevedibili asprezze della guerra a Gaza e dintorni. In tanti danno l’impressione di attendere solo nuovi lutti per concentrare la polemica contro il governo di Gerusalemme e dimenticare la disumanità dei fondamentalisti.

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