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Perché io piango tutti i civili

Patrick Zaki

 (ansa)

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In risposta a Manconi una lettera dell’attivista egiziano
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Caro Luigi Manconi,

prima di tutto, vorrei esprimere tutto il rispetto e la stima che provo per lei, per due motivi: per avermi costantemente sostenuto nel mio calvario nelle prigioni egiziane e per aver espresso le sue critiche nei confronti delle mie opinioni. Le rispetto. Lei non è tra coloro che mi danno del terrorista soltanto perché ho deciso di esprimere la mia opinione o la mia vicinanza ai palestinesi.

E disapprovo chi mi considera un membro di Hamas. Lei non è nemmeno tra coloro che affermano che io appoggio l’assassinio di civili senza comprendere le mie opinioni. Lei, invece, ha fornito una lettura precisa della mia collocazione tra gli attivisti egiziani per i diritti umani, della mia provenienza dalla regione mediorientale, del fatto che sono cresciuto leggendo tante notizie, tra cui quelle degli assassinii, del dislocamento e dell’oppressione dei palestinesi. La ringrazio anche per la sua cortesia, per aver cercato di esprimere il suo punto di vista senza aggredirm…

Caro Luigi Manconi,

prima di tutto, vorrei esprimere tutto il rispetto e la stima che provo per lei, per due motivi: per avermi costantemente sostenuto nel mio calvario nelle prigioni egiziane e per aver espresso le sue critiche nei confronti delle mie opinioni. Le rispetto. Lei non è tra coloro che mi danno del terrorista soltanto perché ho deciso di esprimere la mia opinione o la mia vicinanza ai palestinesi.

E disapprovo chi mi considera un membro di Hamas. Lei non è nemmeno tra coloro che affermano che io appoggio l’assassinio di civili senza comprendere le mie opinioni. Lei, invece, ha fornito una lettura precisa della mia collocazione tra gli attivisti egiziani per i diritti umani, della mia provenienza dalla regione mediorientale, del fatto che sono cresciuto leggendo tante notizie, tra cui quelle degli assassinii, del dislocamento e dell’oppressione dei palestinesi. La ringrazio anche per la sua cortesia, per aver cercato di esprimere il suo punto di vista senza aggredirmi, invece di pensare che sono un arabo e che tutti gli arabi hanno la stessa opinione su tutto, come hanno fatto altri, mettendo tutti gli arabi in un mazzo solo, quello dei terroristi.

Non ho mai appoggiato un qualsiasi movimento o partito di ispirazione religiosa, e mi riferisco alla mia storia personale, dentro o fuori l’Egitto. Pertanto, tutte le accuse e le insinuazioni di cui sono stato oggetto nei giorni scorsi per costringermi a dire qualcosa di specifico o a cambiare il mio punto di vista, non hanno sortito e non sortiranno alcun effetto, perché fin dall’inizio ho espresso molto chiaramente la mia posizione. Alcuni potrebbero biasimarmi perché nei miei post non ho menzionato subito il mio ripudio per qualsiasi forma di violenza esercitata o praticata contro un civile indifeso, donna o bambino, non coinvolto in questo conflitto che ha colpito la regione alcuni giorni fa.

In ogni caso, sono stato chiaro e lo ripeto: sono contrario all’uccisione o all’aggressione di qualsiasi civile, israeliano o palestinese, non coinvolto nelle violenze, nelle colonie illegali o negli omicidi.

Non sono nella posizione di dovermi difendere, perché nulla è cambiato. Piuttosto, alcune persone hanno voluto mettere a tacere alcune voci per dar retta a una parte sola e non all’altra. Ho pubblicato post su un buon numero di attacchi ai palestinesi e non è qualcosa di cui io debba vergognarmi. Sono sempre stato, e sempre sarò, dalla parte degli oppressi e degli abbandonati.

Dopo il primo attacco, tutto il mondo non ha fatto altro che parlare di quello che stava accadendo. Non esagero dicendo tutto il mondo: parlo di tutti, in stato di emergenza per difendere Israele. Tutto quello che è accaduto dopo è stato seguito da bombardamenti aerei e incessanti assassinii di palestinesi, la maggior parte dei quali – se non tutti – civili indifesi di cui nessuno parla. Questo è il mio ruolo di difensore dei diritti umani, di chi dà voce a chi non ne ha.

Nonostante la mia opinione secondo cui molti diritti sono stati negati ai palestinesi nel corso della Storia, a cominciare dal fatto che Gaza è in isolamento totale, è una prigione a cielo aperto, e finendo con il fatto che i palestinesi non hanno libertà di movimento, non possono spostarsi, non hanno opportunità di lavoro e nemmeno la fornitura di risorse di base come l’acqua e l’elettricità. Dietro alla mia decisione di essere la voce di quei civili che hanno perso la vita c’è tutto questo, e altro ancora. Questa situazione continuerà fino a quando Gaza sarà polvere al suolo e cercheremo di ricostruirla.

Infine, adesso è il momento giusto per sostenere il valore della pace e cercare una soluzione politica pacifica che impedisca la perdita di vite innocenti. Adesso è il momento di fornire alla Striscia di Gaza gli indispensabili aiuti umanitari e di garantire la sicurezza degli ostaggi e il loro rientro in famiglia senza alcun danno. Spero che gli italiani rapiti possano tornare dalle loro famiglie sani e salvi il più presto possibile.

(Traduzione di Anna Bissanti)

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