✕

Gli errori dei nemici di Israele

Ascolta l'audio

L’intervento del giurista e scrittore Yuval Elbashan: “Non lasceremo la nostra terra”
3 minuti di lettura

I nemici che abbiamo di fronte si sbagliano alla grande. Forse perché credono che, se solo riuscissero a recidere crudelmente i nostri fiori più belli, appassiremo come piante nel deserto. Ma si sono dimenticati che abbiamo radici in questa dura terra da 3295 anni. Nemmeno un milione di zappe grondanti sangue di innocenti, come quelle raccapriccianti che con orgoglio pubblicano sul web, riuscirà a estirpare queste radici.

I nemici che abbiamo di fronte si sbagliano alla grande. Forse perché pensano che, poiché non esiste nazione che santifichi la vita più di noi, ci estinguiamo al momento della morte. È vero, ma a differenza di loro, noi insistiamo nel versare ogni possibile goccia di vita per i nostri figli: proprio per questo che la morte non può avere la meglio su di noi. Già più numerosi, forti e malvagi di loro ci hanno provato e hanno fallito. Di volta in volta, anche in questa regione al confine con la Striscia di Gaza. Ma noi siamo ancora qui. Questi nemici si sbagliano …

I nemici che abbiamo di fronte si sbagliano alla grande. Forse perché credono che, se solo riuscissero a recidere crudelmente i nostri fiori più belli, appassiremo come piante nel deserto. Ma si sono dimenticati che abbiamo radici in questa dura terra da 3295 anni. Nemmeno un milione di zappe grondanti sangue di innocenti, come quelle raccapriccianti che con orgoglio pubblicano sul web, riuscirà a estirpare queste radici.

I nemici che abbiamo di fronte si sbagliano alla grande. Forse perché pensano che, poiché non esiste nazione che santifichi la vita più di noi, ci estinguiamo al momento della morte. È vero, ma a differenza di loro, noi insistiamo nel versare ogni possibile goccia di vita per i nostri figli: proprio per questo che la morte non può avere la meglio su di noi. Già più numerosi, forti e malvagi di loro ci hanno provato e hanno fallito. Di volta in volta, anche in questa regione al confine con la Striscia di Gaza. Ma noi siamo ancora qui. Questi nemici si sbagliano alla grande. Forse perché credono che, se ci infliggeranno abbastanza dolore, abbandoneremo la nostra patria. Noi non siamo come gli altri stranieri che sono stati qui per alcuni decenni. Ignoranti. Non sanno che, quando la mia famiglia è tornata in questa terra nel 1890, si è sentita come se fosse nata qui, mentre io e la mia generazione, che vi siamo nati, sentiamo da tutta la vita di aver scelto di vivere qui. Sì, perché siamo tutti israeliani sia per nascita sia per scelta. Se avessero studiato la storia del movimento sionista, avrebbero scoperto che è così in tutte le famiglie. Ovunque sia stato versato sangue in passato, sono già nati nipoti e pronipoti. Da Yad Mordechai a Kfar Szold. Dal Negev a Gush Etzion. Ora lo impareranno duramente, come i loro predecessori.

I nemici che abbiamo di fronte si sbagliano alla grande. Forse perché si sono affidati alle informazioni raccolte sui social, prendendo per vere le presunte minacce di abbandono di Israele da parte di israeliani. Ma i social non dicono la verità, come spesso capita. Quanti minacciavano di lasciare il Paese per la riforma giudiziaria, in realtà non avevano intenzione di farlo, mentre la maggioranza degli israeliani non se lo sogna nemmeno. Persone come il colonnello Roy Levy, possa la sua memoria essere di benedizione, che, nonostante fosse stato ferito gravemente due volte in operazioni militari passate, sabato ha scelto di guidare i suoi soldati contro le belve umane che avevano attaccato i villaggi, ed è caduto dopo averne uccisi diverse. Se solo avessero conosciuto Roy, che ho avuto l’onore di conoscere, avrebbero realizzato che i loro sforzi per cacciarlo da qui erano vani.

I nemici che abbiamo di fronte si sbagliano alla grande. Hanno dimenticato quello che il poeta Yehuda Amichai disse molto tempo fa: “Gli ebrei non sono un popolo storico, né un popolo archeologico. Gli ebrei sono un popolo geologico con fratture, crolli e strati e un lava incandescente. La loro storia dovrebbe essere misurata con un metro diverso”. Una scala di misura che non capiranno mai.

I nostri nemici si sbagliano alla grande. Mentre esultano al suono delle pale che hanno iniziato a scavare le tombe dei nostri eroi, non capiscono che, non appena avremo finito di seppellire i nostri morti, con le stesse pale scaveremo le buche in cui pianteremo gli alberelli in loro memoria, nei luoghi che abbiamo difeso strenuamente.

Sì, i nemici che abbiamo di fronte si sbagliano alla grande. Ma noi invece non dobbiamo commettere errori. Con tutta la rabbia ribollente e il dolore paralizzante, non dobbiamo dimenticare che la terra macchiata di sangue di Be’erì, Nahal Oz, Kfar Azza, Holit, Sufa, Shderot sarà nuovamente ricoperta da campi di fiori colorati. E sul prato accanto alla sala da pranzo del Kibbutz Be’eri, quello che adesso è un ammasso di macerie fumanti, i bambini giocheranno ancora, e i vecchi si lamenteranno del rumore che fanno. E nella stessa sala da pranzo, rinnovata più volte nel frattempo, un vecchio scontroso, durante l’Assemblea di commemorazione dei membri del Kibbutz, si alzerà per lamentarsi che “non sono venuti abbastanza compagni alle preghiere di Simchat Torah”, cosa che secondo lui è vergognosa, “perché un popolo che non conosce il proprio passato non ha futuro”. E la maggior parte di quelli che parteciperanno a quella commemorazione non ricorderanno con precisione cosa è successo in quella disgraziata festività e liquideranno le sue parole, alzando gli occhi al cielo.

(traduzione di Sharon Nizza)

L’autore è un giurista e scrittore israeliano.

Leggi i commenti