✕

Manovra, le donne secondo Meloni

Ascolta l'audio

La visione della premier contrappone lavoro e famiglia. Non tiene conto della reale distribuzione del carico tra uomini e donne e non finanzia a sufficienza i nidi. Soprattutto, tende a limitare l’importanza della dimensione culturale di ciascuno per elevare quella naturale
2 minuti di lettura

All’inizio della conferenza stampa, Giorgia Meloni definisce la manovra di bilancio «realistica», e sottolinea quanto essa «non disperde risorse ma le concentra su alcune grandi priorità». Soprattutto, chiude l’introduzione, assicurando che la manovra segue «una visione che il governo ha messo in campo dall’inizio del suo mandato».

Quale sia la visione del governo Meloni è presto detto, basta una matematica facile, addirittura dolce: una torta. La torta che rappresenta la manovra vale ventiquattro miliardi, un miliardo a fetta.

Le prime 7 fette (più di un quarto di torta) sono aumenti degli stipendi nel pubblico impiego. Di queste 7 fette, 5 sono per gli stipendi delle forze dell’ordine. La visione si potrebbe sintetizzare dunque o con il sostantivo “controllo”, o con i verbi “sorvegliare e punire”. O anche pensare all’elettorato di riferimento di Meloni.

La premier parla poi di allungamento dei congedi parentali, sia per il padre che per la madre — d’altronde sappiamo che i bamb…

All’inizio della conferenza stampa, Giorgia Meloni definisce la manovra di bilancio «realistica», e sottolinea quanto essa «non disperde risorse ma le concentra su alcune grandi priorità». Soprattutto, chiude l’introduzione, assicurando che la manovra segue «una visione che il governo ha messo in campo dall’inizio del suo mandato».

Quale sia la visione del governo Meloni è presto detto, basta una matematica facile, addirittura dolce: una torta. La torta che rappresenta la manovra vale ventiquattro miliardi, un miliardo a fetta.

Le prime 7 fette (più di un quarto di torta) sono aumenti degli stipendi nel pubblico impiego. Di queste 7 fette, 5 sono per gli stipendi delle forze dell’ordine. La visione si potrebbe sintetizzare dunque o con il sostantivo “controllo”, o con i verbi “sorvegliare e punire”. O anche pensare all’elettorato di riferimento di Meloni.

La premier parla poi di allungamento dei congedi parentali, sia per il padre che per la madre — d’altronde sappiamo che i bambini delle coppie omogenitoriali non esistono — e della cifra destinata agli asili nido: 150-180 milioni di euro. Cioè una delle 24 fette da un miliardo divisa in cinque, più o meno. Un velo di torta, insomma.

Questi soldi sono in aggiunta ai fondi destinati a nidi e materne nel Pnrr o dobbiamo considerarli in sostituzione perché non riusciremo a usare i soldi del Pnrr? Siamo certi che le risorse siano distribuite in modo da non finire in Comuni dove la natalità è prossima allo zero? Struggenti interrogativi ma torniamo alla visione: 5 fette per le forze dell’ordine, un quinto di fetta per gli asili nido.

Meloni aggiunge: «Il concetto che noi vogliamo stabilire è che una donna che mette al mondo almeno due figli, in una realtà nella quale noi abbiamo un disperato bisogno di invertire i dati sulla demografia, ha già offerto un importante contributo alla società e quindi lo Stato cerca di compensare pagando i contributi previdenziali e quindi facendo una cosa che, non solo aiuta anche in termini di riconoscimento pensionistico, ma che aiuta a smontare il racconto per il quale favorire la natalità è un disincentivo al lavoro delle donne. Noi vogliamo dire esattamente il contrario. Vogliamo dire che le due cose possono stare perfettamente insieme e che vogliamo incentivare per chi ovviamente mette al mondo dei figli e nel caso in cui voglia lavorare».

Questa la visione della donna di Giorgia Meloni, primo ministro del Paese. E madre di una sola figlia, dunque, nonostante sia premier, seguendo il suo ragionamento, non si può dire abbia dato un contributo importante alla società. La visione di Giorgia Meloni e del governo ancora contrappone, per le donne, lavoro e famiglia, dicendo beffardamente di voler eliminare la contrapposizione.

È una visione che non tiene conto della reale distribuzione del carico di lavoro tra uomini e donne (nelle famiglie così formate) riguardo il tempo passato con i figli e, in aggiunta, non finanzia a sufficienza i nidi.

Una visione che obbliga le donne senza figli — ma che casomai si occupano di genitori anziani, di figli degli altri, di sorelle o fratelli che da soli non riescono o non possono, di persone che non sono né sorelle né fratelli ma casomai vicini o lontani di casa — a chiedersi se il contributo che danno alla società sia importante o meno, sia sufficiente o meno.

Che soprattutto, indipendentemente che uno sia uomo o donna, tende a limitare l’importanza della dimensione culturale di ciascuno per elevare quella naturale, a ciò che si può fare col corpo, cioè a forza lavoro. Predica la supremazia della biologia sulla biografia. C’è da chiedersi in che punto della storia umana e politica del Paese siamo, e avere il coraggio di rispondersi.

Leggi i commenti