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L’indecisione europea

Von der Leyen e Metsola in Israele

 (ansa)
Il nostro continente dovrà porsi come potenza unitaria
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L’attentato a Bruxelles ha confermato, dopo il caso francese, il rischio terrorismo in Europa. Non è una novità, per quanto drammatica sia; ma la diventa nel contesto post 7 ottobre, con l’attacco al cuore di Israele, la gravissima crisi umanitaria a Gaza e i rischi di escalation regionale. Peccato che la prima risposta dell’Ue sia stata una battaglia interna a se stessa.

Sotto accusa Ursula von der Leyen che, con la sua visita di solidarietà incondizionata a Israele, avrebbe espropriato la politica estera. Su una linea che paesi come Spagna o Francia considerano rischiosa per l’Europa (ostaggi, terrorismo, flussi migratori). Oggi il Consiglio europeo straordinario cercherà di elevare allarme e toni, con una dichiarazione che contiene ciò che ci si poteva aspettare dall’inizio: sì all’autodifesa di Israele ma nel rispetto del diritto internazionale umanitario. La commissione geopolitica sognata da Ursula von der Leyen ha avuto un vagito di fronte all’Ucraina; ma si è già complicata la…

L’attentato a Bruxelles ha confermato, dopo il caso francese, il rischio terrorismo in Europa. Non è una novità, per quanto drammatica sia; ma la diventa nel contesto post 7 ottobre, con l’attacco al cuore di Israele, la gravissima crisi umanitaria a Gaza e i rischi di escalation regionale. Peccato che la prima risposta dell’Ue sia stata una battaglia interna a se stessa.

Sotto accusa Ursula von der Leyen che, con la sua visita di solidarietà incondizionata a Israele, avrebbe espropriato la politica estera. Su una linea che paesi come Spagna o Francia considerano rischiosa per l’Europa (ostaggi, terrorismo, flussi migratori). Oggi il Consiglio europeo straordinario cercherà di elevare allarme e toni, con una dichiarazione che contiene ciò che ci si poteva aspettare dall’inizio: sì all’autodifesa di Israele ma nel rispetto del diritto internazionale umanitario. La commissione geopolitica sognata da Ursula von der Leyen ha avuto un vagito di fronte all’Ucraina; ma si è già complicata la vita sul conflitto più vecchio con cui abbiamo a che fare ai nostri confini meridionale. Su cui l’Europa si è tradizionalmente divisa. E resta il problema di fondo: il passaggio dal mondo kantiano in cui l’Europa ha a lungo creduto di vivere (la pace perpetua) e il mondo hobbesiano in cui viviamo realmente (i conflitti e le guerre) la sta mettendo in seria difficoltà.

Il balletto sul problema degli aiuti — sospendiamo gli aiuti ai palestinesi, anzi no non li sospendiamo, anzi no li aumentiamo — è stata l’ennesima dimostrazione che l’Europa non riesce ad usare in modo strategico neanche lo strumento principale di cui dispone, i soldi appunto. Mentre, parole e tentativi bilaterali a parte, l’impegno sia militare (deterrenza) che diplomatico (rapporti con gli attori regionali in ascesa, fra cui Egitto ed Arabia Saudita) è lasciato agli Stati Uniti: altro che disimpegno americano dalla regione.

L’impressione è sempre la stessa: l’Europa, in un mondo à la carte come quello di oggi, ha ancora più problemi a coordinarsi e a ritagliarsi una capacità di influenza. Oscilla fra tenersi stretti gli Stati Uniti e sognare una propria autonomia, non sostenuta dalla volontà politica e dagli strumenti per esercitarla. Si può scommettere in anticipo: se la guerra medio-orientale aumenterà la war fatigue sull’Ucraina di un’America ormai in campagna elettorale, risucchiata dall’appoggio militare a Israele e che guarda in prospettiva al Pacifico prima che all’Atlantico, anche il fronte europeo diventerà più incerto. Sulle forniture di armi e sui modi e costi di un futuro allargamento ad Ucraina e Balcani. Mentre Putin cerca di sfruttare a suo vantaggio la “distrazione” dal fronte orientale. Vedremo se una eventuale nuova coalizione in Polonia renderà più coerente la risposta europea.

(reuters)

Non è così chiaro, d’altra parte, in che misura durerà la coesione transatlantica di fronte alla reazione israeliana a Gaza. I distinguo europei, con gli sviluppi della guerra, potrebbero aumentare più di quelli americani — che pure esistono e pesano. La Casa Bianca, mentre garantisce militarmente Israele, punta anche ad influenzarne la risposta: potrebbe rivelarsi un errore per Israele stessa, ha detto in questi giorni Biden, un’occupazione di Gaza su larga scala. La differenza sta tutta qui. L’America si muove, l’Europa si commuove.

C’è chi, dopo la risposta alla pandemia e all’invasione russa dell’Ucraina, sostiene una tesi che si può definire “monnetiana”: l’insieme di crisi degli ultimi anni avrebbe rafforzato l’Europa, in virtù della legge (Jean Monnet) secondo cui sono gli shock esterni a “fare” l’Ue.

La reazione alla guerra in Medio Oriente è un brusco risveglio: se non riuscirà a darsi l’approccio mentale, una visione unitaria e le capacità per agire come potenza, l’Europa è destinata a diventare vulnerabile e marginale. Anche dove ha interessi sostanziali e valori irrinunciabili da difendere.

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