Meloni: oltre lo stress, la popolarità
di Stefano FolliRoma, 23 ottobre: la premier Giorgia Meloni
È senz’altro vero che le elezioni nelle due Province autonome di una Regione a statuto speciale come il Trentino-Alto Adige rispondono a logiche locali. Tuttavia è anche vero che il terreno sembrava propizio per un’affermazione a tutto campo della Lega salviniana. Invece le cose non sono andate proprio così.
Il risultato è positivo a Trento, dove viene confermata la coalizione a sostegno di Fugatti, grazie anche a una lista intestata al presidente uscente, mentre il voto alla Lega in quanto tale appare ridimensionato (il Pd, sconfitto, è pur sempre il primo partito).
Quanto a Bolzano, ora si prevede una giunta in cui la Svp, indebolita dal partito secessionista pro-Austria, dovrà trovare un’intesa con Fratelli d’Italia, prima forza di lingua italiana con il 6,1 per cento. La Lega aveva oltre l’11 per cento e si ritrova con il 3,2: un tracollo, sia pure su piccole cifre.
In altri termini, i nuovi equilibri a destra confermano che Giorgia Meloni tende a rafforzarsi e la Lega al con…
È senz’altro vero che le elezioni nelle due Province autonome di una Regione a statuto speciale come il Trentino-Alto Adige rispondono a logiche locali. Tuttavia è anche vero che il terreno sembrava propizio per un’affermazione a tutto campo della Lega salviniana. Invece le cose non sono andate proprio così.
Il risultato è positivo a Trento, dove viene confermata la coalizione a sostegno di Fugatti, grazie anche a una lista intestata al presidente uscente, mentre il voto alla Lega in quanto tale appare ridimensionato (il Pd, sconfitto, è pur sempre il primo partito).
Quanto a Bolzano, ora si prevede una giunta in cui la Svp, indebolita dal partito secessionista pro-Austria, dovrà trovare un’intesa con Fratelli d’Italia, prima forza di lingua italiana con il 6,1 per cento. La Lega aveva oltre l’11 per cento e si ritrova con il 3,2: un tracollo, sia pure su piccole cifre.
In altri termini, i nuovi equilibri a destra confermano che Giorgia Meloni tende a rafforzarsi e la Lega al contrario va indietro. Se a Trento la vittoria di Fugatti può essere attribuita, nonostante l’astensionismo, al giudizio sul suo operato come amministratore, a Bolzano assistiamo a un evento senza precedenti.
I salviniani perdono otto punti e la Svp deve appunto cercare la sponda di FdI, erede di quel Movimento Sociale che a suo tempo era visto dal partito tedesco come il “nemico” per antonomasia, difensore dell’italianità in chiave neo-fascista. Ma i tempi cambiano.
Quel che non cambia, a vedere le percentuali, è il declino della Lega a vantaggio del suo alleato-rivale meloniano. Certo, è un voto ristretto. Per una valutazione più seria bisogna aspettare le regionali e le europee. A metà del 2024 sarà possibile capire, quasi a metà legislatura, quale sarà la nuova fisionomia del centrodestra.
In questi giorni si è molto scritto a proposito dello “stress”, ossia del logoramento della presidente del Consiglio anche a causa delle note vicende personali. Si è insistito, non senza ragione, sui toni retorici con cui lei ha cercato di farsi forza per mascherare sia la fatica fisica sia le difficoltà psicologiche.
Ma c’è da augurarsi che nessuno nelle file dell’opposizione stia pensando di sfruttare questa situazione come scorciatoia per arrivare a una crisi del governo. Sarebbe un errore per vari motivi, alcuni evidenti: il centrodestra va battuto sul piano politico ed elettorale, non attraverso giochi di palazzo.
Peraltro sarebbe uno sbaglio forse fatale sottovalutare la popolarità di cui Giorgia Meloni continua a godere nel Paese; per meglio dire, in quell’Italia profonda che anche Berlusconi nei suoi anni buoni sapeva interpretare meglio di altri.
È chiaro che Meloni non è Berlusconi e le tensioni crescenti con quel che resta di Forza Italia sono lì a dimostrarlo. Tuttavia colpisce un punto. Il logoramento, quando si manifesta, riguarda altro: i passaggi a vuoto dell’esecutivo, magari la coalizione nel suo complesso, ovvero questo o quel partito, leggi Forza Italia e la Lega di Salvini. Ma non tocca la presidente del Consiglio.
Anzi, persino il voto a Bolzano e in parte a Trento conferma questa realtà: il centrodestra tende a identificarsi sempre più nella leadership meloniana. La sintonia con una maggioranza relativa di elettori — tra il 28 e il 30 per cento secondo i sondaggi — resiste a ogni tipo di “stress”.
Ne deriva che in futuro potrebbe verificarsi una singolare contraddizione: un centrodestra che alla lunga paga il logorio quotidiano del governo e una premier che invece attraversa le fiamme come la salamandra della leggenda.
Si aprirebbe una forbice senza precedenti nella storia recente, da cui nascerebbe una destra modellata sul profilo e la forza personale del leader. Più che ai tempi di Berlusconi.