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Israele e noi: la sinistra e il nemico sionista

Milano, un corteo pro palestinesi

 (ansa)
Come ha fatto la parte più ricca di cultura resistenziale a confondersi fino a perdere il filo?
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“Israele, ricco e potente, usurpatore di case e di terre, colpevole di occupazione, esecutore di apartheid e del muro della vergogna, Israele assassino”. Queste le grida e gli slogan sempre più frequenti tra le fila del partito che aveva appena abbattuto e cancellato (così credevamo) il fascismo.

“La sinistra è lontana da Israele. Israele ha nuovi amici. I nuovi amici di Israele vengono dalla parte sbagliata della Storia. La sinistra italiana, consegnando di fatto Israele alla destra, lo ha abbandonato a un destino di guerra. E, con uno strano slancio, si è fatta carico di tutti i pregiudizi, le accuse, le invenzioni, le negazioni che la destra, non solo fascista, aveva trascinato in campo come ovvia rivelazione di una Israele senza scrupoli a caccia di un territorio da rubare e di un popolo da sgombrare”.

Ho scritto questo testo sul retro di copertina di un libro pubblicato venti anni fa (Il Saggiatore) quando nel Pd, di cui ero senatore, mi era stato chiesto da Piero Fassino (a…

“Israele, ricco e potente, usurpatore di case e di terre, colpevole di occupazione, esecutore di apartheid e del muro della vergogna, Israele assassino”. Queste le grida e gli slogan sempre più frequenti tra le fila del partito che aveva appena abbattuto e cancellato (così credevamo) il fascismo.

“La sinistra è lontana da Israele. Israele ha nuovi amici. I nuovi amici di Israele vengono dalla parte sbagliata della Storia. La sinistra italiana, consegnando di fatto Israele alla destra, lo ha abbandonato a un destino di guerra. E, con uno strano slancio, si è fatta carico di tutti i pregiudizi, le accuse, le invenzioni, le negazioni che la destra, non solo fascista, aveva trascinato in campo come ovvia rivelazione di una Israele senza scrupoli a caccia di un territorio da rubare e di un popolo da sgombrare”.

Ho scritto questo testo sul retro di copertina di un libro pubblicato venti anni fa (Il Saggiatore) quando nel Pd, di cui ero senatore, mi era stato chiesto da Piero Fassino (allora il segretario) di guidare un gruppo che chiamavamo “Sinistra per Israele”.

Sull’Unità, che allora dirigevo, avevo testi di David Grossman, Elie Wiesel, Abraham Yehoshua. Ma ad ogni festa dell’Unità (a quel tempo erano molto affollate) i colleghi di Parlamento e i compagni di partito più radicali interrompevano e gridavano (loro direbbero con passione, a me sembrava con furore) la loro avversione ad ogni riferimento a Israele. Non solo avversione ma anche assoluto dissenso.

Oramai, per un segmento almeno dei militanti, il nemico non era più il fascismo, ma Israele, a cui veniva negata persino la partecipazione alla festa del 25 aprile, con il ripetuto rifiuto ad accogliere la bandiera israeliana a ricordo della brigata di giovani volontari che avevano combattuto in Italia per la nostra liberazione.

Lontano dai ricordi della guerra partigiana, il compagno di strada e di impegno adesso era la Palestina, esaltata come un martire e celebrata come un compagno di lotta benché fosse una parte, non identificata dalla Storia, dei settecento milioni di arabi che fin dal primo momento volevano (e hanno fatto) guerra per eliminare Israele.

Nasce in quei giorni il celebre scritto di Umberto Eco Costruire il nemico. Cito: “Anni fa a New York sono capitato con un tassista che ha chiarito subito di essere pachistano. Dopo molte domande sull’Italia mi ha chiesto quali sono i nostri nemici. Ha chiarito che voleva sapere con quali popoli fossimo da secoli in guerra per ragioni territoriali o etniche, continue violazioni di confine e così via”.

Il libro di Eco diventa una lunga risposta in cui si ricorda che per Sant’Agostino sono da allontanare i pagani perché, a differenza dei cristiani, frequentano circhi e celebrano feste orgiastiche. Si veda quanto Tacito dice degli ebrei: “Profano per loro è tutto ciò che è sacro per noi”. Cicerone non avrebbe avuto bisogno di disegnare l’immagine del nemico ma dipinge ai senatori l’immagine degli amici di Catilina, il loro alone di perversità morale. “Avere un nemico è importante per definire la nostra identità ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro valore”.

Se questi sono i pezzi del grande e tragico gioco in Medio Oriente, come ha fatto la sinistra italiana, la parte più ricca di cultura resistenziale, a confondersi fino a perdere il filo, a confondere gli ebrei diventati israeliani e impegnati a non essere cacciati in mare da settecento milioni di arabi ricchi di tutto il petrolio della regione e coalizzati fra loro, come ha fatto a scambiarli per il nemico sionista?

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