Federico Caffè diceva che non esistono politiche economiche sbagliate, perché le stesse politiche possono andar bene a dei gruppi sociali mentre sono sbagliate per altri, creando quindi vantaggi ad alcuni e svantaggi ad altri. La manovra appena approvata dal governo ha tranquillizzato i mercati internazionali, che non hanno peggiorato il rating (vedi Standard & Poor’s) e che vedono quindi un bicchiere mezzo pieno. Al contrario, la maggior parte delle famiglie e dei pensionati, vedono un bicchiere mezzo vuoto. E già questo identifica la direzione di marcia del governo. Una manovra del resto definita dagli stessi autori prudente e modesta, fotocopia leggera di quella dello scorso anno, che però aveva la giustificazione del fattore tempo, perché il governo si era appena insediato.
Federico Caffè diceva che non esistono politiche economiche sbagliate, perché le stesse politiche possono andar bene a dei gruppi sociali mentre sono sbagliate per altri, creando quindi vantaggi ad alcuni e svantaggi ad altri. La manovra appena approvata dal governo ha tranquillizzato i mercati internazionali, che non hanno peggiorato il rating (vedi Standard & Poor’s) e che vedono quindi un bicchiere mezzo pieno. Al contrario, la maggior parte delle famiglie e dei pensionati, vedono un bicchiere mezzo vuoto. E già questo identifica la direzione di marcia del governo. Una manovra del resto definita dagli stessi autori prudente e modesta, fotocopia leggera di quella dello scorso anno, che però aveva la giustificazione del fattore tempo, perché il governo si era appena insediato.
Quattro sono i macro fattori di scenario negativi: crescita ritornata allo zero virgola; inflazione ancora alta nonostante l’austerità; commercio internazionale (che per il nostro export è fondamentale) in calo; tassi di interesse alti.
Quattro sono anche gli interventi principali della manovra che però nemmeno sfiorano i problemi generati dai quattro macro fattori di scenario (secondo le bozze che sono circolate dopo la conferenza stampa di presentazione della manovra).
1. La riduzione dell’Irpef dal 25% al 23% che vale 4 miliardi di euro, ovvero 20 euro per lavoratore, cioè un caffè per ogni giorno lavorato al mese, non proprio una misura che riequilibra la perdita di potere di acquisto dei lavoratori calato del 15% in due anni di inflazione alta. Se 4 miliardi fossero stati invece investiti nella Sanità, oggi al collasso, i benefici sia macro che micro sarebbero stati molto più ampi.
2. La conferma della riduzione del cuneo fiscale, che giunge tra l’altro dopo un balletto tra Mef e Palazzo Chigi sulle modalità di riduzione, che limitava il taglio per i redditi sopra i 15 mila euro. Questa riduzione di cuneo, non strutturale, che ricorda più le clausole di salvaguardie dell’Iva o le anticipazioni pensionistiche, quindi temporanee e non destinate a permanere come vediamo anche in questa manovra con le pensioni, vale oggi circa 10 miliardi, ed è stata iniziata dal governo Draghi. Nel contesto attuale di inflazione alta ha creato aspettative strutturali che pesano per circa 80 euro mensili in media, ma ha due problemi: 1) se verrà interrotta, come molti pensano a fine 2024, lascerà il bilancio familiare più magro di 80 euro, a cui i lavoratori si sono già abituati; 2) pone un problema di sostenibilità del sistema pensionistico, già in crisi per via del calo demografico. Infatti la riduzione incide sugli oneri contributivi a carico dei lavoratori, che vengono coperti in modo figurativo, ma lasciano Inps senza liquidità, e nel lungo periodo si pone un problema di sostenibilità delle prestazioni pensionistiche che sono invece automatiche, e necessitano di una contribuzione piena del 33% (oggi ridotta appunto di 6%-7% per 13,8 milioni di lavoratori).
3. La revisione, in senso restrittivo, della riforma Fornero, a cui nemmeno la stessa professoressa Elsa Fornero avrebbe mai pensato. Non sono mai stato favorevole all’abolizione della legge Fornero, ma nemmeno ad una sua ulteriore stretta; al contrario ho sempre sostenuto che sulle pensioni bisognerebbe garantire flessibilità in uscita soprattutto per i lavoratori più fragili con lavori gravosi e appartenenti a categorie usuranti. E per i più giovani, che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 bisognava garantire da una parte una pensione di garanzia e il riscatto laurea gratuito, dall’altra la flessibilità tipica del sistema contributivo, abbassando da 2,8 ad almeno 2,2 il coefficiente che vincola il pensionamento. Il governo invece penalizza proprio i più giovani e si appresta a rendere più difficile l’uscita flessibile dei contributivi puri, che la legge Fornero garantisce a 64 anni con una pensione di 2,8 volte l’assegno sociale, pari cioè a 1.440 euro circa. Per il governo se non si raggiunge almeno 1.661 euro (ovvero 3,3 volte l’assegno sociale oppure 3 volte secondo trattative dell’ultima ora)) bisogna aspettare i 67 anni. Non proprio una misura che garantisce equità.
4. Infine, il governo, che ha già tolto il reddito di cittadinanza, trascurando la forte povertà in crescita, invece di pensare ai bassi salari, e proporre se non il salario minimo a 9 euro l’ora, a cui si è opposto, almeno qualcosa per rimediare al fenomeno causato dall’inflazione chiamato fiscal drag che colpisce soprattutto il ceto medio, il cui reddito nominale viene eroso da una tassazione che su di loro è stabile, o al rinnovo dei contratti dei pubblici dove ha responsabilità diretta, o al fatto che il 63% degli italiani fa fatica ad arrivare a fine mese, pensa più ai ricchi a coloro che riescono a risparmiare e a comprare Btp, i cui acquisti non saranno più inclusi nell’Isee, così i più ricchi (meglio se evasori), che risparmiano perché hanno redditi più alti, potranno anche prendere prestazioni sociali più alte, quali assegno unico per la famiglia e altri bonus che hanno come prova dei mezzi l’Isee, visto che per loro l’Isee sarà alleggerito dai risparmi dei Btp. Come dire, se non vuoi far vedere i tuoi risparmi in Isee, non preoccuparti, un modo c’è. Anche questa misura ha obiettivi specifici, blocchi sociali di riferimento, ed evidenzia la direzione se non classista, molto corporativa di questo governo.