L’uomo è un essere “ontologicamente tecnico” perché ha sempre fatto ricorso a protesi tecnologiche come se fossero sue estensioni. Lo ha fatto ad esempio quando si è attrezzato di armatura e spada, quando si è dotato di un trattore per arare o di un razzo per raggiungere la Luna e lo fa oggi quando non riesce a staccarsi da uno smartphone o quando utilizza un robot per operazioni chirurgiche.
Senza l’uso della tecnica e della tecnologia probabilmente non sarebbe potuta esistere la vita dell’uomo sulla Terra perché l’uomo, di per sé stesso, non è attrezzato a resistere alle forze della natura. Tuttavia, la tecnica, da strumento nelle mani dell’uomo, sta trasformando la sua funzione.
Essa controlla e condiziona sempre più la nostra vita e in un futuro molto prossimo, con l’impiego di robot dotati di intelligenza artificiale con supporto quantistico (il neurone quantistico è stato già creato) ed elaborazioni super veloci, avremo umanoidi che in moltissime attività, anche quelle intellett…
L’uomo è un essere “ontologicamente tecnico” perché ha sempre fatto ricorso a protesi tecnologiche come se fossero sue estensioni. Lo ha fatto ad esempio quando si è attrezzato di armatura e spada, quando si è dotato di un trattore per arare o di un razzo per raggiungere la Luna e lo fa oggi quando non riesce a staccarsi da uno smartphone o quando utilizza un robot per operazioni chirurgiche.
Senza l’uso della tecnica e della tecnologia probabilmente non sarebbe potuta esistere la vita dell’uomo sulla Terra perché l’uomo, di per sé stesso, non è attrezzato a resistere alle forze della natura. Tuttavia, la tecnica, da strumento nelle mani dell’uomo, sta trasformando la sua funzione.
Essa controlla e condiziona sempre più la nostra vita e in un futuro molto prossimo, con l’impiego di robot dotati di intelligenza artificiale con supporto quantistico (il neurone quantistico è stato già creato) ed elaborazioni super veloci, avremo umanoidi che in moltissime attività, anche quelle intellettive, potranno sostituire l’uomo e superarlo, con capacità anche di autoripararsi.
Di fronte a questa prospettiva, che rischia di sconvolgere il nostro modo di vivere, si pone la questione della tecnologia e della libertà. La libertà sia intesa come condizione per cui l’uomo può agire senza impedimenti o costrizioni, sia come condizione per cui l’uomo può governare autonomamente e pienamente la propria volontà senza essere eterodiretto.
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La minaccia che proviene dalla tecnica è una cattiva eredità che viene dal passato. La tecnica, dalla rivoluzione scientifica in poi, fino ad oggi, è stata da sempre utilizzata dall’uomo per dominare la natura e gli altri uomini.
Questo fine ha portato, in riferimento al dominio sull’uomo, allo sviluppo di armi di distruzione di massa sempre più micidiali e al concretizzarsi di molte delle previsioni di Marcuse (la forma totalitaria della razionalità tecnologica, la perdita della libertà nella società dei consumi, ecc.) contenute nel suo famoso testo L’uomo a una dimensione.
Rispetto al dominio sulla natura, questo fine ha portato per altro ad uno sfruttamento predatorio delle risorse naturali, con effetti negativi enormi che solo il negazionismo ecologico può mistificare.
Il rischio di una tirannia della tecnica è concreto e attuale e può portare alla continua perdita di fondamentali libertà e alla fine dell’esistenza dell’uomo stesso sulla Terra. Per evitare ciò la tecnica deve essere orientata da una chiara prospettiva etica.
L’unica etica possibile è l’etica dell’essere. L’uomo (nel senso collettivo del termine) “è” e in quanto “essere” non può che orientare le proprie azioni per la vita, in quanto la non vita sarebbe il “non essere”.
Occorre partire da una etica basata quindi sull’ontologia dell’esistenza di cui Hans Jonas è stato il principale esegeta. Un’etica che supera la dimensione antropocentrica e diventa cosmica.
Il principio è quello della responsabilità. Questo implica un dovere di tutela nei riguardi della totalità degli esseri umani, del pianeta e delle generazioni future. Come ci ha insegnato la recente epidemia di Covid, non c’è salvezza per una sola parte del mondo e la libertà personale deve includere anche i doveri verso gli altri.
Sotto questa prospettiva etica tutte le lotte per la difesa dell’ambiente, per la pace, per il riciclo delle materie prime, per un modello economico non ispirato al mero consumismo trovano una unica legittimazione ideologica. Ciò però senza pervenire ai limiti da imporre secondo Jonas alla evoluzione tecnica, ma pretendendo che tale sviluppo sia ispirato o, meglio, contenga dentro di sé questa prospettiva etica.
Ciò è possibile perché, per sua intima essenza, la tecnica è aperta sempre a sviluppi alternativi. Occorre tuttavia che la società, grazie a una continua e crescente presa di coscienza riguardo ai rischi attuali e futuri, spinga la politica a vigilare ad ogni livello affinché la tecnica non esca, nella sua evoluzione, fuori da un’etica basata sull’ontologia dell’esistenza, in quanto, fuori da quest’etica, una libertà tecnica senza limiti cancellerebbe per sempre l’Uomo dall’orizzonte della Storia.
Santolo Meo è coordinatore del corso di Laurea e Laurea magistrale in Ingegneria elettrica all’Università Federico II di Napoli