✕

Il ritorno della peste

Le violenze antisemite in Daghestan

 (ansa)

Ascolta l'audio

Dalla Francia al Daghestan, dall’Italia a New York il sentimento antiebraico si sta pericolosamente risvegliando
2 minuti di lettura

“Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi”, ammoniva Primo Levi, “la peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia”. Forse oggi l’autore di Se questo è un uomo direbbe che l’infezione è diventata virulenta. Stelle di David sui negozi e sulle abitazioni di ebrei a Parigi. Caccia all’ebreo nella regione russa del Daghestan. Marce a Roma che definiscono Israele “nazista e terrorista”. Marce a Londra e a New York al canto di “From the river to the sea, Palestine will be free”, la Palestina sarà libera dal fiume Giordano fino al Mediterraneo: ovvero ricacceremo in mare gli ebrei. La lunga lista di episodi scoppiati in questi giorni in Europa e negli Stati Uniti trasmette un messaggio inequivocabile: l’antisemitismo ha rialzato la testa. Beninteso, non è mai tramontato del tutto. Ma il pogrom di Hamas del 7 ottobre ha scatenato un’ondata di odio razziale verso Israele senza precedenti in epoca recente.
La giustificazione data da molti è che a suscitare l’odio non è l’antisemitismo, bensì l…

“Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi”, ammoniva Primo Levi, “la peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia”. Forse oggi l’autore di Se questo è un uomo direbbe che l’infezione è diventata virulenta. Stelle di David sui negozi e sulle abitazioni di ebrei a Parigi. Caccia all’ebreo nella regione russa del Daghestan. Marce a Roma che definiscono Israele “nazista e terrorista”. Marce a Londra e a New York al canto di “From the river to the sea, Palestine will be free”, la Palestina sarà libera dal fiume Giordano fino al Mediterraneo: ovvero ricacceremo in mare gli ebrei. La lunga lista di episodi scoppiati in questi giorni in Europa e negli Stati Uniti trasmette un messaggio inequivocabile: l’antisemitismo ha rialzato la testa. Beninteso, non è mai tramontato del tutto. Ma il pogrom di Hamas del 7 ottobre ha scatenato un’ondata di odio razziale verso Israele senza precedenti in epoca recente.
La giustificazione data da molti è che a suscitare l’odio non è l’antisemitismo, bensì la severa reazione militare israeliana a Gaza: i missili, le migliaia di vittime civili, la crisi umanitaria per due milioni di abitanti di quella sfortunata striscia di terra. Eppure, dietro la difesa dei diritti dei palestinesi, si intravede il vecchio spettro antisemita. Pogrom chiama pogrom, è così da sempre nella storia: il massacro di 1400 cittadini israeliani, il maggior numero di ebrei uccisi in un solo giorno dal tempo dell’Olocausto, apre la strada a pregiudizi e discriminazioni secolari. Per parafrasare le controverse parole del segretario generale dell’Onu Guterres su Hamas, sì, quel massacro non è accaduto “nel vuoto”: è uscito dal pozzo nero del razzismo, dallo stereotipo del perfido ebreo.


Gli storici individuano vari tipi di antisemitismo. L’antisemitismo religioso, che giudica gli ebrei responsabili della morte di Cristo (ci volle papa Giovanni Paolo II per chiedere perdono di questo agli ebrei, nella visita del 2000 a Gerusalemme); l’antisemitismo economico, che li vede come usurai ossessionati dal denaro; l’antisemitismo razziale, che li considera una specie inferiore. Ma c’è anche il cosiddetto “nuovo antisemitismo”, che strumentalizza il conflitto arabo-israeliano per negare il diritto all’esistenza di Israele e coincide con l’antisionismo. Secondo una diffusa scuola di pensiero, l’opposizione al sionismo non significa essere antisemiti: altrimenti, è il ragionamento di costoro, sarebbe impossibile criticare Israele senza essere tacciati di antisemitismo. Dovrebbe prevalere, tuttavia, il concetto opposto: è assolutamente legittimo criticare Israele, ma negarne il diritto a esistere equivale a essere antisemiti.

Come ha scritto una volta il Jerusalem Post: “Tutti i popoli, secondo la carta dell’Onu, possiedono il diritto all’autodeterminazione. Anche gli ebrei hanno tale diritto e il moderno movimento per realizzarlo è il sionismo. Respingere il sionismo, cioè negare agli ebrei un diritto riconosciuto a tutti gli altri popoli, significa discriminare contro gli ebrei e questa è una definizione da manuale dell’antisemitismo”.
Un problema è che, oltre all’antisemitismo di destra, retaggio dell’ideologia nazifascista, e all’antisemitismo di sinistra, retaggio del comunismo sovietico, esiste un antisemitismo inconsapevole: di coloro che non si rendono conto di avere pregiudizi antisemiti, anzi negano risolutamente di averli. La reazione classica è “io non ce l’ho con gli ebrei, ma…”, cui seguono obiezioni di vario tipo: “Ma non capisco perché Israele debba esistere, ma bisogna ammettere che gli ebrei sono antipatici, ma qualche volta gli ebrei se la cercano”. Come ha scritto la settimana scorsa un columnist del New York Times, Hamas potrà anche perdere la battaglia sul campo contro Israele, ma per il momento sta vincendo la battaglia per “i cuori e le menti” dell’opinione pubblica internazionale. Il risultato è che l’antico demone ritorna fra noi. Siamo usciti da Auschwitz, ma l’infezione ancora serpeggia, anzi minaccia di diventare virale. C’è un solo modo per curarla: esserne consapevoli, denunciarla e studiarne la storia, affinché non si ripeta. Mai più.

Leggi i commenti