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Il premierato, il Pd, i sondaggi

La premier Giorgia Meloni

 (reuters)
L’opinione pubblica vuole istituzioni efficienti, ciò che la politica è chiamata a fornire
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Il testo della riforma costituzionale volta a introdurre il “premierato” non è ancora noto, ma se ne sa abbastanza per autorizzare un fiume di commenti. Inutile aggiungere molte parole a quanto scritto su queste colonne da Michele Ainis (“Il bi-presidenzialismo ipocrita”). E a parte i giudizi nel merito, si tratta senza dubbio di un gigantesco osso gettato nell’arena da Giorgia Meloni affinché tutti si accaniscano per azzannarlo, così da distrarsi rispetto ai temi dell’economia stagnante e di una manovra senza risorse e anche senza fantasia.

C’è un punto tuttavia che merita di essere approfondito. Riguarda la capacità della premier di girare a proprio favore uno stato d’animo affiorante nel Paese, e non da oggi. Il “premierato” si fonda sull’elezione diretta del presidente del Consiglio, il che comporta una serie di conseguenze tali da imporre il ridisegno della Carta costituzionale.

I critici sostengono, non senza argomenti, che l’operazione non vale l’impresa, tanto che nel mon…

Il testo della riforma costituzionale volta a introdurre il “premierato” non è ancora noto, ma se ne sa abbastanza per autorizzare un fiume di commenti. Inutile aggiungere molte parole a quanto scritto su queste colonne da Michele Ainis (“Il bi-presidenzialismo ipocrita”). E a parte i giudizi nel merito, si tratta senza dubbio di un gigantesco osso gettato nell’arena da Giorgia Meloni affinché tutti si accaniscano per azzannarlo, così da distrarsi rispetto ai temi dell’economia stagnante e di una manovra senza risorse e anche senza fantasia.

C’è un punto tuttavia che merita di essere approfondito. Riguarda la capacità della premier di girare a proprio favore uno stato d’animo affiorante nel Paese, e non da oggi. Il “premierato” si fonda sull’elezione diretta del presidente del Consiglio, il che comporta una serie di conseguenze tali da imporre il ridisegno della Carta costituzionale.

I critici sostengono, non senza argomenti, che l’operazione non vale l’impresa, tanto che nel mondo questo “premierato” fondato sull’elezione diretta non esiste da nessuna parte (fu introdotto per un breve periodo in Israele e poi dismesso).

Al tempo stesso nell’opinione pubblica cresce il desiderio di eleggere per via popolare il presidente della Repubblica. Lo segnala il sondaggio curato e spiegato da Ilvo Diamanti su Repubblica: una maggioranza di italiani, il 57 per cento, è favorevole a eleggere direttamente il capo dello Stato; ma per paradosso la stessa percentuale vorrebbe eleggere con la stessa procedura il presidente del Consiglio. Se ne potrebbe dedurre che il sogno segreto di tanti, in barba ai conflitti istituzionali che ne deriverebbero, sia l’elezione attraverso il voto popolare di entrambi.

Ovviamente è uno scenario impossibile. Merita attenzione, tuttavia, l’emergere di un senso di sfiducia verso il Parlamento, giudicato poco credibile nel garantire la buona salute delle istituzioni. Il giudizio su Mattarella è positivo, ma la gente vorrebbe avere il potere di eleggere con voto diretto lui o il suo successore, sottraendolo alle manovre di palazzo.

Quindi abbiamo, da un lato, i costituzionalisti scettici, a dir poco, sull’elezione diretta (“presidenzialismo” o “premierato” che sia); e dall’altro una maggioranza di italiani che invece guarda ad essa con interesse.

Ora, è ovvio che l’opinione pubblica non si pone i problemi giuridici e costituzionali legati a questi scenari, ma è vero che a volte la vox populi coglie l’essenza dei problemi meglio degli esperti. Come dice Diamanti, la gente vuole “un’autorità autorevole”: è uno stato d’animo confuso, ma assai diffuso.

Ne derivano due riflessioni. In primo luogo, dal loro punto di vista, sarebbe un errore per Giorgia Meloni e per il ministro delle riforme, Maria Elisabetta Casellati, mandare avanti un testo affollato di contraddizioni e destinato al fallimento. Se l’intento è di rafforzare il principio della leadership affidandosi alla suggestione che precede la norma formale, il risultato potrebbe essere quello di mostrare una debolezza anziché una forza.

In secondo luogo, il centrosinistra all’opposizione dovrà decidere cosa vuole. A parte l’interesse del gruppo di Renzi al cosiddetto “sindaco d’Italia”, è inopportuno che Pd 5S si limitino a dire “no” su tutta la linea. Ci sono proposte da mettere in campo con determinazione. Ne parla da tempo Stefano Ceccanti, ad esempio, ed è appena uscito un libro di Francesco Clementi. Tra i politici, Dario Parrini.

Tutti escludono l’elezione diretta e si ispirano al modello tedesco. Si dirà che forse è tardi, se è vero che gli italiani inseguono l’elezione diretta. In realtà dipende da quanto il Pd crede in se stesso e affronta la battaglia. L’opinione pubblica vuole istituzioni efficienti, ciò che la politica è chiamata a fornire.

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