Se la Francia tradisce gli ebrei
di Marc LazarLa Francia, pur essendo stata uno dei primi Paesi a emancipare gli ebrei, ha una lunga tradizione di antisemitismo. La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, emanata il 26 agosto del 1789, non chiarì definitivamente la questione dei diritti degli ebrei. Nel dicembre del 1789 il conte di Clermont-Tonnerre pronunciava la famosa frase: «Bisogna rifiutare tutto agli ebrei come nazione e accordare tutto agli ebrei come individui». Il decreto che ratificava l’emancipazione degli ebrei entrò in vigore nel settembre del 1791. In seguito, Napoleone I ne organizzò il culto ma impose loro delle misure umilianti. Più tardi, nel 1870, il decreto del ministro della Giustizia Adolphe Crémieux conferì la cittadinanza francese ai 35.000 ebrei d’Algeria. Queste misure, tuttavia, non misero fine all’ostilità verso gli ebrei.
All’antigiudaismo cristiano diffuso nel Paese, allora molto cattolico, si aggiunse, a partire dalla fine del XIX secolo, l’antisemitismo della destra nazionalist…
La Francia, pur essendo stata uno dei primi Paesi a emancipare gli ebrei, ha una lunga tradizione di antisemitismo. La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, emanata il 26 agosto del 1789, non chiarì definitivamente la questione dei diritti degli ebrei. Nel dicembre del 1789 il conte di Clermont-Tonnerre pronunciava la famosa frase: «Bisogna rifiutare tutto agli ebrei come nazione e accordare tutto agli ebrei come individui». Il decreto che ratificava l’emancipazione degli ebrei entrò in vigore nel settembre del 1791. In seguito, Napoleone I ne organizzò il culto ma impose loro delle misure umilianti. Più tardi, nel 1870, il decreto del ministro della Giustizia Adolphe Crémieux conferì la cittadinanza francese ai 35.000 ebrei d’Algeria. Queste misure, tuttavia, non misero fine all’ostilità verso gli ebrei.
All’antigiudaismo cristiano diffuso nel Paese, allora molto cattolico, si aggiunse, a partire dalla fine del XIX secolo, l’antisemitismo della destra nazionalista, fondato su presupposti razziali. Secondo i suoi seguaci, gli ebrei mettevano a rischio l’integrità della nazione perché rappresentavano una razza a parte, erano cosmopoliti e difendevano i propri interessi, specialmente finanziari. Edouard Drumont, noto antisemita, ebbe un successo considerevole con il giornale La libre parole e con il libro La France juive, uscito nel 1886. “La Francia ai francesi” diventò uno slogan destinato ad avere grande successo. L’avversione nei confronti degli ebrei raggiunse il culmine fra il 1894 e il 1899 presso gli oppositori del capitano Alfred Dreyfus, convinti della sua colpevolezza. Nel periodo fra le due guerre l’estrema destra restò più che mai antisemita, godette dell’appoggio di scrittori brillanti come Brasillach e Céline e assorbì l’antisemitismo “biologico” proveniente dalla Germania nazista. In seguito, il regime di Vichy instaurò un antisemitismo di Stato, discriminò gli ebrei in maniera sistematica, collaborò con gli occupanti e favorì la deportazione degli ebrei verso i campi di concentramento e di sterminio. L’estrema destra è poi riapparsa negli anni ’80 con Jean Marie Le Pen, che ha tenuto a più riprese discorsi antisemiti sanzionati dalla giustizia, mentre oggi Marine Le Pen ha rotto con l’antisemitismo della sua famiglia politica.
Nemmeno la sinistra è stata immune dall’antisemitismo. Già nel XIX secolo una parte minoritaria coltivava il “socialismo degli imbecilli”, secondo la felice definizione del socialdemocratico tedesco August Bebel, anche lui alla prese nel suo Paese con l’antisemitismo mescolato all’anticapitalismo. Negli anni ’30 il partito comunista teneva discorsi antisemiti contro il socialista Léon Blum, che alcuni dei suoi stessi compagni di partito accusavano di voler scatenare una guerra contro Hitler per solidarietà con gli ebrei tedeschi. Dopo il 1945, la sinistra nel suo insieme si è mostrata a favore di Israele e ha manifestato la propria simpatia verso gli ebrei. La grande trasformazione è avvenuta però dopo il 1967, quando la sinistra ha sposato la causa palestinese. Presso la sinistra radicale l’antisionismo scivolava talvolta verso l’antisemitismo.
Ultimamente, oltre al persistere dell’antigiudaismo tradizionale e dell’antisemitismo dell’estrema destra, all’interno della minoranza di francesi discendente da immigrati e di confessione musulmana si è affermato un antisemitismo importato dal Medio Oriente e legato alla diffusione dell’islamismo radicale. Nelle periferie delle grandi città gli studenti contestano i professori che insegnano la storia della Shoah o la laicità. Gli ebrei non possono indossare la kippah nei luoghi pubblici, sono bersaglio di minacce e talvolta anche vittimedi attentati mortali. L’aumento dell’antisemitismo non è certo un problema solo francese, specie all’indomani del 7 ottobre. Tuttavia lì la preoccupazione è maggiore perché la Francia ospita la più grande comunità ebraica d’Europa, forte di più di 448.000 persone, mentre la popolazione di fede musulmana raggiunge il 10% del totale. Un tempo, nel resto d’Europa, si usava dire “felice come un ebreo in Francia”. Non sono sicuro che lo si dica anche oggi.
Traduzione di Alessandra Neve