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Il premierato assoluto

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Le contraddizioni della proposta Meloni che rischia di creare un mostro giuridico con un’alterazione degli equilibri costituzionali
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Nel suo ultimo saggio titolato Tempi difficili per la Costituzione, Gustavo Zagrebelsky distingue tra i veri costituzionalisti e i meccanici delle istituzioni, quelli di buon comando con i potenti di turno cui mettono a disposizione gli attrezzi del mestiere. La quasi totalità dei costituzionalisti degni di questo nome ha giudicato un mostro giuridico e un’alterazione degli equilibri costituzionali la proposta di “premierato assoluto” messa a punto dal governo. Il tecnico di fiducia della Meloni, cui si attribuisce la pensata, Francesco Saverio Marini, offendendo la nostra intelligenza, l’ha definita espressione di un “neo-parlamentarismo temperato”. Quando tutti hanno semmai osservato che essa mortifica Parlamento e Presidente della Repubblica. Non contento, Marini sostiene che sarebbe una “scelta voluta” quella - bizzarra e manifestamente contraddittoria con la ratio e l’intenzione proclamata, nonché con lo slogan con cui ci sfiniranno – secondo la quale sarebbe più forte un eventua…

Nel suo ultimo saggio titolato Tempi difficili per la Costituzione, Gustavo Zagrebelsky distingue tra i veri costituzionalisti e i meccanici delle istituzioni, quelli di buon comando con i potenti di turno cui mettono a disposizione gli attrezzi del mestiere. La quasi totalità dei costituzionalisti degni di questo nome ha giudicato un mostro giuridico e un’alterazione degli equilibri costituzionali la proposta di “premierato assoluto” messa a punto dal governo. Il tecnico di fiducia della Meloni, cui si attribuisce la pensata, Francesco Saverio Marini, offendendo la nostra intelligenza, l’ha definita espressione di un “neo-parlamentarismo temperato”. Quando tutti hanno semmai osservato che essa mortifica Parlamento e Presidente della Repubblica. Non contento, Marini sostiene che sarebbe una “scelta voluta” quella - bizzarra e manifestamente contraddittoria con la ratio e l’intenzione proclamata, nonché con lo slogan con cui ci sfiniranno – secondo la quale sarebbe più forte un eventuale secondo premier che dovesse succedere, nel corso della legislatura, a quello votato dagli elettori.

I menzionati, veri costituzionalisti hanno abbondantemente dimostrato che tale riforma sarebbe minacciosa. Qui mi limito ai profili per i quali essa è intimamente contraddittoria. Nell’ordine. Primo, essa nasce come un mediocre baratto politico tra Fdi e Lega: premierato eletto in cambio di autonomia differenziata, a ben vedere espressivi di opposte visioni. Secondo: per occultare il palese vulnus alle prerogative del Quirinale, lo si rappresenta come intervento “chirurgico”, ma poi lo si esalta come traguardo storico, viatico alla Terza Repubblica, come “una enorme rivoluzione” (Meloni dixit).

Terzo: si dice di perseguire la stabilità, ma si pongono le premesse per l’esatto contrario, ovvero per conflitti e disfide interni alla maggioranza. Mi spiego: è prevedibilissimo che il premier eletto e chi dovesse (e volesse) prenderne il posto non avrebbero difficoltà a reclutare un manipolo di fedelissimi per fare saltare le rispettive ambizioni alla premiership. Proprio i giochi di palazzo cui si dichiara di voler porre fine. Quarto: l’eventuale, contemplato avvicendamento alla guida del governo sarebbe condizionato al vincolo dell’adozione del medesimo programma (chi e come lo certificherebbe?). Singolare che a teorizzarlo sia una premier che si segnala per essersi (provvidenzialmente) rimangiata il suo programma elettorale. Quinto: l’ispirazione complessiva del disegno va in senso esattamente opposto al cuore del costituzionalismo, quello che Valerio Onida condensava efficacemente nella massima “porre limiti al potere di chi comanda”.

Qui siamo alla sua esorbitante concentrazione nella persona sola al comando. Sesto: per una curiosa coincidenza, nella conferenza stampa con la quale la Meloni illustrava la riforma e se la intestava quale statista e “madre” di una nuova Repubblica doveva dare conto della figuraccia internazionale in cui era incappata con la telefonata-scherzo dei due comici russi. Settimo: si passerebbe dalla Costituzione partorita dai padri antifascisti (e votata a larghissima maggioranza) alla Costituzione di parte intestata a una “madre” erede di un partito neofascista. Ottavo: memore del precedente di Renzi, la cui riforma fu sonoramente bocciata dal referendum costituzionale, ha messo le mani avanti, avvertendo che, anche in caso di bocciatura, lei non farebbe una piega. Niente dimissioni. Come si concilia con la retorica della più importante di tutte le sue riforme?

Nono: a dispetto delle mendaci rassicurazioni di rito, è facile prevedere che se, disgraziatamente, lo sbrego costituzionale passasse, un minuto dopo si leverebbero voci a chiedere le dimissioni di Mattarella. O magari che a sentirsi in dovere di rassegnarle sarebbe lui stesso. Del resto, come si concilierebbe l’asserito avvento di una nuova, Terza Repubblica con al vertice il presidente di quella vecchia e archiviata? Decima contraddizione, la più evidente già accennata: la bandiera del premier eletto dai cittadini che può essere sostituito da uno che non lo è ma che, dichiaratamente ed effettivamente, disporrebbe del “potere di fine mondo” ovvero il potere di sciogliere le Camere.

Dunque, prima ancora che una minaccia, il premierato assoluto concepito dalla destra di governo è un colossale pasticcio. Il precipitato di un cumulo di contraddizioni che smentiscono in radice gli stessi due obiettivi proclamati: la stabilità dei governi e il potere di scegliere il premier da parte dei cittadini.

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