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La Terza Repubblica di Giorgia

Giorgia Meloni

 (ansa)

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La presidente del Consiglio col premierato punta a snaturare le regole costituzionali nate dall’antifascismo
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La clamorosa vittoria elettorale, debitamente e lungamente celebrata, di una giovane donna politicamente esperta e, anzi, totalmente formata nella politica, aveva creato l’aspettativa di una partenza bene organizzata e sostenuta da personaggi che, come Giorgia Meloni, sarebbero stati in grado di afferrare subito gli strumenti dei loro incarichi, e mettere in moto la macchina del governare. L’ideologia era nota, ma non il dato caratteriale ossessivo della leader benché anticipato dal famoso urlo dedicato ai Vox Io soy donna, madre, italiana, cristiana.

A Giorgia Meloni interessa solo Giorgia Meloni. Per questo ha portato nel garage di Palazzo Chigi tutto ciò che serviva alle funzioni burocratiche, senza badare al merito e anzi ignorandolo perché, come ha dimostrato ogni giorno, il merito è suo, e i suoi collaboratori collaborano solo ad assicurarle difesa, per ciò che lei ha detto e fatto, farina del suo sacco, e segreto che non deve condividere o anticipare a nessuno. Se ci fosse già…

La clamorosa vittoria elettorale, debitamente e lungamente celebrata, di una giovane donna politicamente esperta e, anzi, totalmente formata nella politica, aveva creato l’aspettativa di una partenza bene organizzata e sostenuta da personaggi che, come Giorgia Meloni, sarebbero stati in grado di afferrare subito gli strumenti dei loro incarichi, e mettere in moto la macchina del governare. L’ideologia era nota, ma non il dato caratteriale ossessivo della leader benché anticipato dal famoso urlo dedicato ai Vox Io soy donna, madre, italiana, cristiana.

A Giorgia Meloni interessa solo Giorgia Meloni. Per questo ha portato nel garage di Palazzo Chigi tutto ciò che serviva alle funzioni burocratiche, senza badare al merito e anzi ignorandolo perché, come ha dimostrato ogni giorno, il merito è suo, e i suoi collaboratori collaborano solo ad assicurarle difesa, per ciò che lei ha detto e fatto, farina del suo sacco, e segreto che non deve condividere o anticipare a nessuno. Se ci fosse già una biografia di Giorgia Meloni, si dividerebbe in quattro grandi capitoli: gli emigranti, che la perseguitano come un fantasma shakespeariano e che lei (scortata di volta in volta dal personale disponibile nel garage di Palazzo Chigi) perseguita fino al punto da negare i soccorsi, e i “porti sicuri” di sbarco.

La colpa degli altri, un processo senza fine a tutti coloro, persone o governi, che hanno governato prima di lei e hanno vergognosamente preso iniziative e decisioni che non sono le sue. La fedeltà, una specie di devozione sottomessa a sovranisti europei come Morawiecki (ora per fortuna sconfitto in Polonia) e Orbán, leader e dittatore d’Ungheria, che hanno sempre votato contro l’Italia. Il patto con l’Albania per lo smistamento degli emigranti salvati (“ma solo da navi militari italiane”) ovvero un accordo tenuto segreto al suo garage di ministri inerti, e agli italiani, per 45 giorni. E il colpo grosso, finora, della sua carriera, il “premierato”.

Vi sareste immaginati che una leader preoccupata per il suo Paese, avrebbe scelto un momento meno tremendamente instabile per chiedere al Parlamento, alla politica, all’opinione pubblica, dunque anche ai cittadini, di partecipare al progetto di rovesciare la Repubblica disegnata dalla Costituzione, e dedicarsi al mondo di Giorgia Meloni, così come lei lo ha scarabocchiato sui suoi quaderni di lungo e obbediente tirocinio politico, sognando un mondo fondato su un unico e incontrastato potere politico. Ma lo scatto del successo elettorale ha reso incontenibile la necessità di fondare la sua repubblica. Meloni aveva dimostrato subito, a costo di mostrarsi sgradevole e arrogante, la sua volontà di governare da sola. Momento per momento fingeva di non sapere e di non sentire non solo le dichiarazioni dell’opposizione, ma anche il mite dissenso dei suoi alleati. E adesso lei, fondatrice della terza Repubblica, ha distribuito ai suoi (e se non sono i suoi ubbidiranno lo stesso) i foglietti con la descrizione del loro compito nel nuovo mondo. Comincia dal punto che ha motivato tutta la sua vita politica: il premierato. Molti esperti hanno commentato questa forma di governo nei modi più diversi, chiedendosi se è meglio, in che cosa conviene o perché si dovrebbe rifiutare solo per amore del modello scelto dalla Costituzione.

E hanno trascurato l’importanza che ha per Giorgia Meloni: rompere finalmente un pezzo della cultura antifascista e farlo con le mani della vincitrice che non intendeva restare ai margini della storia italiana. Mentre in tanti discutevano se il premierato fosse meglio o peggio, una scelta piuttosto che un’altra, Meloni assaggiava il gusto della sua Terza Repubblica, che non ha più rapporti con il 1945. E infatti vede subito che c’è un personaggio in più che a lei non solo non serve, ma è un ingombro e un pericolo, il Presidente della Repubblica, che può persino esprimere il suo dissenso se il Primo ministro se ha lasciato morire dei disperati in mare senza il tempo e la voglia di pensare ai soccorsi. Ma la ragazza intelligente vede altre prerogative di questo personaggio resistenziale. E allora basta con i Senatori a vita o ti trovi il rischio di fare il pieno di persone che, per il solo fatto di esistere testimoniano le dimensioni minime della Terza Repubblica. E si priva il presidente della Repubblica del potere di indicare come si esprime il valore degli italiani. D’altra parte il premierato (primo ministro eletto dal popolo) punta a creare una democrazia monoposto sorretta da una serie di espedienti che ne garantiscono la tenuta. Ma il punto chiave della grande riforma è liberare la nuova Repubblica dall’incombere di un Presidente (che resterà,da personaggio ornamentale) in modo da farla finita con il rischio che ammonisca o non firmi, e i cittadini restano ad aspettare che cosa deciderà. L’orgoglio del premierato è di stare in piedi da solo, e non avere niente a che fare con un passato che non riguarda (dicono loro) le loro giovami vite. Se le ossessioni di Giorgia Meloni — donna, madre,italiana, cristiana — avessero successo, sarebbe il primo colpo di Stato riuscito (dopo i tentativi fascisti e militari ricordati dal grande cinema italiano) a colpire in pieno la Repubblica nata dalla Resistenza.

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