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Italia, la paziente d’Europa

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Perché il governo esce sconfitto dalla trattativa per il Patto di stabilità
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I governi della Ue hanno raggiunto un’intesa di massima sulla riforma del Patto di stabilità che segue le linee indicate dalla Germania e avversate dall’Italia. Per il ministro Giorgetti, presente alla riunione, è una sconfitta cocente. Sarebbe addirittura meglio restare con le vecchie regole, fa dichiarare dai suoi al termine dell’incontro. Ma la presidente di turno del Consiglio, la ministra spagnola Nadia Calvino, lo smentisce: «Non ho sentito queste osservazioni da parte di alcuno Stato negli scambi molto intensi che abbiamo avuto nelle ultime settimane».

Forse Giorgetti non si era accorto di quello che i suoi colleghi stavano decidendo. Di certo la squadra di Giorgia Meloni fin dall’inizio delle lunghe trattative ha scelto una…

I governi della Ue hanno raggiunto un’intesa di massima sulla riforma del Patto di stabilità che segue le linee indicate dalla Germania e avversate dall’Italia. Per il ministro Giorgetti, presente alla riunione, è una sconfitta cocente. Sarebbe addirittura meglio restare con le vecchie regole, fa dichiarare dai suoi al termine dell’incontro. Ma la presidente di turno del Consiglio, la ministra spagnola Nadia Calvino, lo smentisce: «Non ho sentito queste osservazioni da parte di alcuno Stato negli scambi molto intensi che abbiamo avuto nelle ultime settimane».

Forse Giorgetti non si era accorto di quello che i suoi colleghi stavano decidendo. Di certo la squadra di Giorgia Meloni fin dall’inizio delle lunghe trattative ha scelto una strategia prevedibilmente destinata al fallimento. Il governo della destra italiana ha respinto le proposte iniziali della Commissione di un negoziato su misura per definire con ogni Paese le modalità di rientro del debito, che ci sarebbero state più favorevoli. In compenso ha alternato richieste cervellotiche, come scorporare questa o quella voce di spesa dal calcolo del deficit, a ricatti assurdi, come il continuo rinvio della ratifica del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità concepito per creare una rete finanziaria di sicurezza in soccorso del sistema bancario e dei Paesi a rischio default. Insomma, l’Italia meloniana ha condotto una battaglia solitaria che gli altri governi europei non hanno neppure preso in considerazione. Non è la prima volta, e tutto lascia temere che non sarà neppure l’ultima.

Il risultato è che la proposta iniziale della Commissione è stata corretta nel senso voluto dalla Germania. La bozza del nuovo Patto prevede infatti parametri quantitativi, ancora da definire, sia per la riduzione del debito sia per la riduzione del deficit. In questo modo, pur garantendo un meccanismo molto più flessibile del vecchio Patto, che era stato sospeso al tempo dell’epidemia di Covid, il margine discrezionale della Commissione ne esce sostanzialmente ridotto. E con esso anche la possibilità del governo italiano di continuare con la politica di deficit di cui sta dando prova con la legge finanziaria presentata in Parlamento. È addirittura probabile che le cifre di bilancio indicate da Giorgetti a Bruxelles abbiano fatto definitivamente pendere la bilancia della discussione in favore della richiesta di maggior rigore avanzata da Berlino. Se il governo Meloni non riesce da solo a rimettere ordine nei conti italiani, si sono detti i nostri partner, è bene che sia l’Europa a guidarlo con mano ferma, prima che lo facciano i mercati con la frusta dello spread sui tassi di interesse mettendo nuovamente a rischio la tenuta della moneta unica. Per Meloni e Giorgetti è una sonora sconfitta. Ma per gli italiani, specialmente per i giovani che dovranno ripagare il nostro debito, l’idea che l’Europa veglierà a limitare le politiche di spesa delle destre al potere non dovrebbe essere una cattiva notizia.

Naturalmente il progetto di intesa appena approvato non è definitivo. Quello che ha sbloccato la trattativa è stato un ammorbidimento del percorso di rientro del debito, chiesto dalla Francia e concesso, a malincuore, dalla Germania. Francesi e tedeschi hanno già programmato nuovi incontri per trovare un’intesa sulla quantificazione dei parametri da applicare a deficit e debito. Non è un dettaglio. Ma l’idea di un Patto di stabilità alla carta, che lasciasse sostanzialmente mano libera al governo italiano, è ormai definitivamente tramontata.

Alle trattative franco-tedesche parteciperà la Commissione. E parteciperà la Spagna, che ha la presidenza di turno del Consiglio e che ha delineato il compromesso approvato ieri. E l’Italia? Nessuno lo dice con chiarezza, ma il nostro ruolo è ormai quello del paziente al cui capezzale si consultano i medici degli altri Paesi. Anche questa non è la prima volta. E, purtroppo, difficilmente sarà l’ultima.

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