Dalla piazza una sfida a Meloni
di Carmelo LopapaLa manifestazione del Pd. Scontro con il governo sullo sciopero
Lo sciopero generale e la piazza. La mobilitazione dei lavori e dei sindacati di venerdì prossimo e la prima manifestazione unitaria dell'opposizione di sabato scorso. C'è un'Italia che non si riconosce nella destra sovranista di Giorgia Meloni e negli estremismi dei suoi ministri e che ora dà i primi, incisivi, segni di vita.
A Palazzo Chigi hanno avvertito il colpo. I cinquantamila che hanno risposto alla chiamata del Pd contro le politiche del governo hanno affollato una piazza che non era mai stata così larga, convinta, appassionata. Quanto l'affondo sia stato avvertito lo si è capito a caldo dalla reazione stizzita della presidente del Consiglio. Ancor più dalle barricate che in queste ore la premier e il suo vice Matteo Salvini stanno erigendo per evitare il secondo, pesante affondo: lo sciopero generale indetto da Cgil e Uil contro la prima, vera, manovra dell'esecutivo. Una legge di bilancio che ha finito col promettere ancora una volta tanto a tanti, scontentando tutti e non r…
Lo sciopero generale e la piazza. La mobilitazione dei lavori e dei sindacati di venerdì prossimo e la prima manifestazione unitaria dell'opposizione di sabato scorso. C'è un'Italia che non si riconosce nella destra sovranista di Giorgia Meloni e negli estremismi dei suoi ministri e che ora dà i primi, incisivi, segni di vita.
A Palazzo Chigi hanno avvertito il colpo. I cinquantamila che hanno risposto alla chiamata del Pd contro le politiche del governo hanno affollato una piazza che non era mai stata così larga, convinta, appassionata. Quanto l'affondo sia stato avvertito lo si è capito a caldo dalla reazione stizzita della presidente del Consiglio. Ancor più dalle barricate che in queste ore la premier e il suo vice Matteo Salvini stanno erigendo per evitare il secondo, pesante affondo: lo sciopero generale indetto da Cgil e Uil contro la prima, vera, manovra dell'esecutivo. Una legge di bilancio che ha finito col promettere ancora una volta tanto a tanti, scontentando tutti e non risolvendo nulla.
Gli scioperi, va detto, per quanto legittimi e sacrosanti come questo, devono pur sempre rispettare i diritti dei cittadini, anche di chi non intende aderire alla protesta. Ma risulta scomposta e palesemente pretestuosa l'accusa rivolta dal ministro dei Trasporti al segretario della Cgil Landini: voler allungare il weekend con uno sciopero piazzato ancora una volta il venerdì. Il garante avrà modo nelle prossime ore di contemperare il diritto allo sciopero dei lavoratori e dei loro sindacati coi diritti essenziali e basilari dei cittadini-utenti. Senza tenere in considerazione - va da sé - il bieco desiderio di vendetta e di ritorsione di ministri iracondi e inacapaci di maneggiare il delicato tema dei diritti, appunto.
Un dato politico di fondo però emerge dallo scontro: non sono solo gli azionisti di maggioranza di questo esecutivo, Fratelli d'Italia e Lega, a perdere per la prima volta punti percentuali. E' la fiducia complessiva nel "gabinetto Meloni" che inizia a vacillare in una fetta sempre più ampia di italiani. Lo dicono i sondaggi, a 14 mesi dal successo elettorale, lo racconta la piazza di sabato, lo confermerà la mobilitazione generale di questo fine settimana.
Si chiama costruzione dell'alternanza.
Certo, ora si tratta di riempire le urne. Ché la piazza ha fatto il suo. I cinquantamila di sabato pomeriggio a Roma hanno dato la spinta e suonato la carica ai due leader che per troppo tempo si sono ignorati, sfidati, osteggiati. A tratti, lo hanno fatto come se l’avversario dell’uno e dell’altra fossero il Pd e il Movimento 5 stelle, non la destra più sovranista e populista che questo Paese abbia mai conosciuto. Destra pseudo patriota che, dopo aver banchettato al tavolo delle spartizioni di Stato, dopo aver tentato invano di risolvere in chiave repressiva fenomeni epocali come le migrazioni dall'Africa, dopo aver sfidato l'Europa come se si potesse barattare la riforma del Patto di stabilità con la ratifica del Mes, confondendo la Commissione di Bruxelles col mercato generale di Budapest, dopo aver approntato una manovra di rara iniquità, prova maldestramente a distrarre l'attenzione di massa con una riforma della Costituzione che scardina i contrappesi della nostra democrazia.
Ce n'è abbastanza perché da oggi in avanti le agende di Elly Schlein e Giuseppe Conte coincidano. Quanto meno negli obiettivi strategici delle battaglie parlamentari e delle mobilitazioni sociali. Certo, le divergenze sulla politica internazionale sono tante e marcate, tra le due forze principali della coalizione: dalla guerra in Ucraina a quella mediorientale, dalla questione delle spese militari alle missioni di pace. Certo, la corsa proporzionale alle Europee del giugno 2024 non aiuterà la nascita di una coalizione che ancora non c'è. E che forse inizierà a prendere corpo e vita solo all'indomani della consultazione, tra otto mesi. Ma intanto si potrebbe partire da quel che unisce Pd e Movimento, come la Sinistra italiana di Nicola Fratoianni e i Verdi di Angelo Bonelli, anche loro presenti a Piazza del Popolo due giorni fa.
Con un vantaggio. Sabato si è definito lo schieramento in campo. Chi sta di qua - dalla parte dei diritti, del salario minimo, dei pensionati, della difesa della Costituzione - e chi sta di là - dalla parte delle partite iva, dei datori di lavoro, di chi commette piccoli e grandi abusi edilizi, dei piccoli e grandi evasori. Ai piedi del Pincio non si sono visti né Matteo Renzi, né Carlo Calenda, ognuno per i suoi validi motivi. Ma non è stato un caso: sono i due "galli" del pollaio-Terzo polo frantumato sotto il peso di due egocentrismi ciclopici, comunque due micro-leader che in questi 14 mesi non hanno perso occasione per fornire una stampella (non richiesta) a Giorgia Meloni e al suo governo, ora sulla riforma della Costituzione, ora su quella veteroberlusconiana della giustizia.
“Da questa piazza parte una fase nuova, un progetto di futuro per l’Italia” ha annunciato Elly Schlein. Sarebbe bello crederci, per milioni di italiani e di ex elettori. Campo largo, campo "giusto" (copyright Giuseppe Conte), chiamatelo pure come volete. Purché ci siate dentro, è l'appello dell'Italia non meloniana. Battersi e denunciare i disastri di questa destra delle diseguaglianze non basterà per costruire un’alternativa valida di governo. Per quella servono idee, proposte, progetti e sogni da far sognare ai milioni che hanno perso ormai ogni speranza. Piazza del popolo è stata solo la prima tappa di un cammino che si annuncia lungo e dall'esito imprevedibile. In ogni caso, era importante iniziare.