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Sciopero del 17 novembre: perché il sindacato si rispetta

Non esiste una democrazia solida senza rappresentanti dei lavoratori liberi e forti. E senza il riconoscimento del loro ruolo
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La manovra del governo è inadeguata alle sfide e soprattutto alle difficoltà del Paese. Si possono avere giudizi differenti sia sul merito della legge di Bilancio sia sugli strumenti per modificarla. La Cisl ha scelto di mobilitarsi per ottenere alcune modifiche, la Cgil e la Uil di scioperare per cambiarla radicalmente. Ognuno misurerà l’efficacia dello strumento messo in campo in base non solo al consenso raccolto ma anche ai risultati per lavoratori e pensionati.

Prima di entrare nel merito, credo sia opportuno fare una valutazione sullo strumento dello sciopero. Si sciopera troppo in Italia? L’Istat, per il settore privato e per le imprese sopra i 500 dipendenti, ha accorpato l’andamento della percentuale di ore di sciopero ogni 1.000 ore lavorate. Si è passati da circa il 1,3% nel 2005, tranne un picco vicino al 1,8% nel 2022, a circa lo 0,3% ovvero il più basso numero di ore di sciopero degli ultimi 20 anni, e questo nonostante la congiuntura sfavorevole e l’inflazione record.

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La manovra del governo è inadeguata alle sfide e soprattutto alle difficoltà del Paese. Si possono avere giudizi differenti sia sul merito della legge di Bilancio sia sugli strumenti per modificarla. La Cisl ha scelto di mobilitarsi per ottenere alcune modifiche, la Cgil e la Uil di scioperare per cambiarla radicalmente. Ognuno misurerà l’efficacia dello strumento messo in campo in base non solo al consenso raccolto ma anche ai risultati per lavoratori e pensionati.

Prima di entrare nel merito, credo sia opportuno fare una valutazione sullo strumento dello sciopero. Si sciopera troppo in Italia? L’Istat, per il settore privato e per le imprese sopra i 500 dipendenti, ha accorpato l’andamento della percentuale di ore di sciopero ogni 1.000 ore lavorate. Si è passati da circa il 1,3% nel 2005, tranne un picco vicino al 1,8% nel 2022, a circa lo 0,3% ovvero il più basso numero di ore di sciopero degli ultimi 20 anni, e questo nonostante la congiuntura sfavorevole e l’inflazione record.

Per cui mediamente nel settore privato non esiste questo eccesso di conflittualità. C’è un tema di “percezione” perché in settori come il trasporto pubblico, che impatta sui cittadini, le cose sono diverse.

Certo, c’è sempre un rischio di “francesizzazione” del conflitto, ovvero una correlazione inversa tra tassi di sindacalizzazione, efficacia degli scioperi e invece una capacità di visibilità mediatica, proprio perché i destinatari (in termini di disagio) sono i cittadini e lo Stato.

Le piattaforme vedono come controparte i governi chiedendo più spesa che ricade sempre sulle tasse degli stessi lavoratori senza responsabilizzare almeno altrettanto il capitalismo. In un momento in cui Lagarde, non esattamente una comunista, ma presidente della Bce, ha ammonito le imprese sull’aumento dei prezzi (peraltro anche laddove non è giustificato dall’aumento dei costi energetici). Bisognerebbe almeno con queste ultime pareggiare i conti con l’inflazione con adeguati aumenti salariali.

Lo sciopero è uno strumento che va sempre utilizzato correlando gli obiettivi che ci si propone con la possibilità (non astratta) di portare a casa risultati. Non si dichiara lo sciopero per il gusto di averlo dichiarato.

Aggiungo: è molto insidioso collocare il sindacato nel ruolo di “opposizione politica”. Sono due ruoli diversi e distinti. Non da oggi gli elettori votano una maggioranza e poi chiedono al sindacato di riparare i danni che fa la maggioranza di governo.

Magari gli stessi che hanno creduto all’abolizione della legge Fornero, alla cancellazione delle accise, alla riduzione dell’Iva e alle mille altre promesse sbandierate in campagna elettorale.

Esistono “partiti di opinione”, ma non può esistere un “sindacato d’opinione” plasmato su quello che richiedono i media ma che poi non ha radicamento, capacità educative e di generazione di consenso reale.

Detto tutto ciò, la Commissione di garanzia sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali si è dimostrata meno severa con scioperi proclamati da organizzazioni autonome. Sigle con scarsa rappresentatività che hanno spesso messo in ginocchio i cittadini e non i governi e le istituzioni locali.

Secondo, le argomentazioni utilizzate dal vicepresidente del Consiglio sono inaccettabili. Quando si è a capo delle Istituzioni, il mancato rispetto delle organizzazioni sindacali non è ammissibile. Il suo partito, la Lega, tentò di costruire un sindacato, poi capì che non è una cosa che si improvvisa. Non esiste una democrazia solida senza sindacati liberi e forti e senza rispetto del loro ruolo.

Si parla delle malefatte di Orbán sui diritti civili ma troppo poco si ricorda che approfittò della pandemia per indebolire proprio il sindacato cancellando con un decreto tutti i risultati contrattuali degli ultimi 30 anni.

Si può sfidare il sindacato ma bisogna avere la credibilità per farlo. Salvini è più allenato a far promesse e dividere i lavoratori che a dare risposte. E lo scontro che ha messo in campo ne è l’ennesima conferma.

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