Il rapporto tra la politica e il sindacato è da sempre materia incandescente, da gestire con cura. Per anni si scelse la via della concertazione, un modo — talvolta troppo ottimistico — per associare le forze sindacali, e spesso anche quelle imprenditoriali, alle scelte economiche. Ma da tempo quella stagione è tramontata. Ora siamo di fronte a una crisi pericolosa, al rischio di uno scontro frontale che non porterà vantaggi a nessuno dei contendenti.
Salvini, il ministro e vice premier, ha colto l’occasione dello sciopero generale di venerdì, proclamato da Cgil e Uil, ma non dalla Cisl, per dimostrare all’opinione pubblica che l’uomo forte del governo di destra-centro è lui e non l’usurpatrice di Palazzo Chigi. Si è mosso come al solito con piglio spavaldo e al limite del provocatorio, così da convincere il suo elettorato che il “capitano” non ha perso lo smalto. Nei fatti ha contribuito, per la sua parte, a politicizzare lo scontro. Precettare i lavoratori nel ramo dei trasporti è u…
Il rapporto tra la politica e il sindacato è da sempre materia incandescente, da gestire con cura. Per anni si scelse la via della concertazione, un modo — talvolta troppo ottimistico — per associare le forze sindacali, e spesso anche quelle imprenditoriali, alle scelte economiche. Ma da tempo quella stagione è tramontata. Ora siamo di fronte a una crisi pericolosa, al rischio di uno scontro frontale che non porterà vantaggi a nessuno dei contendenti.
Salvini, il ministro e vice premier, ha colto l’occasione dello sciopero generale di venerdì, proclamato da Cgil e Uil, ma non dalla Cisl, per dimostrare all’opinione pubblica che l’uomo forte del governo di destra-centro è lui e non l’usurpatrice di Palazzo Chigi. Si è mosso come al solito con piglio spavaldo e al limite del provocatorio, così da convincere il suo elettorato che il “capitano” non ha perso lo smalto. Nei fatti ha contribuito, per la sua parte, a politicizzare lo scontro. Precettare i lavoratori nel ramo dei trasporti è una misura estrema, ma non eccezionale. Lo si poteva attuare, se proprio era necessario, sforzandosi di ridurre la tensione sociale, anziché esasperandola. Viceversa, agitando le acque si raggiunge lo scopo di trasformare una questione tecnico-amministrativa in uno snodo politico di prima grandezza. Con due protagonisti: Landini e appunto Salvini. Il quale riesce a stavolta a oscurare la sua alleata-rivale e ad attirare su di sé le luci mediatiche.
Siamo, come è facile capire, nel pieno di un duello che si proietta verso le elezioni regionali e soprattutto europee del prossimo anno. Un episodio dei tanti che ci attendono nei prossimi sei-sette mesi. Il calcolo del governo, ma in particolare della Lega, è abbastanza trasparente. Ricavare il massimo vantaggio dalla contrapposizione con il binomio Cgil-Uil e raccordarsi con il sentimento dell’Italia che guarda con ansia, talvolta con sconcerto, alla paralisi del paese. Non si può dar torto a questa ampia opinione pubblica. Se i sindacati hanno il diritto costituzionale di manifestare e di astenersi dal lavoro (e le battute salviniane sul weekend lungo sono di lana grossa), la gente ha un diritto altrettanto legittimo di esprimere malessere. Sotto questo aspetto Salvini ha fatto bene i suoi conti. Intende comprimere il diritto di sciopero? Forse no, però si sforza di trasmettere il messaggio che ne avrebbe voglia.
Quanto a Landini, il ricorso allo sciopero generale, almeno sul piano retorico, serve ad alzare i toni del conflitto sociale; a rendere più coesa la base dei lavoratori; ad affermare una sorta di egemonia culturale della Cgil rispetto al blocco Pd-5S-Sinistra e Verdi. E c’è un filo che è impossibile non scorgere tra la piazza del Popolo di Elly Schlein e le piazze di dopodomani. Peraltro lo sciopero generale ha un valore politico che sovrasta ogni altro significato. In anni lontani il suo scopo era di dare una spallata al governo, se possibile di provocarne la caduta. Tuttavia nelle circostanze attuali sarebbe un grave errore, nel quale sicuramente Landini non intende cadere, immaginare di destabilizzare l’esecutivo Meloni attraverso il blocco del paese.
Se Salvini ha interesse ad accentuare il profilo politico dello sciopero, l’interesse della Cgil non può essere meramente speculare. Non c’è una sfida da vincere, bensì una grande massa di lavoratori da tutelare al meglio. Anziché alzare la tensione, facendo così il gioco di Salvini, il sindacato avrebbe l’occasione di fare le scelte giuste. L’Autorità Garante, organismo che si vuole neutrale, ha già offerto un orario ragionevole per lo sciopero dei trasporti. Accettare l’indicazione vorrebbe dire affermare le ragioni del sindacato senza accrescere oltre misura il disagio dei cittadini.