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Se i diritti vengono spenti

Le mamme arcobaleno di Padova
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I diritti non possono essere come le luci intermittenti. Qualche volta sono accese, altre volte sono spente. I diritti, una volta conquistati, dovrebbero essere per sempre, e non solo. Dovrebbero tutelare soprattutto i più deboli che rischiano tragicamente di rimanerne esclusi.

La vicenda dei bambini di Padova e delle madri omosessuali che li hanno partoriti con la fecondazione eterologa sono un esempio emblematico di un Paese che non solo non legifera ma non protegge neppure le situazioni esistenti rendendosi doppiamente colpevole. Stiamo parlando di 37 bambini per i quali la ex procuratrice Valeria Sanzari, in seguito alla circolare del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, aveva impugnato gli atti di nascita ritenendoli illegittimi e aveva chiesto di cancellarne la madre intenzionale. La luce si era spenta, le famiglie non vedevano oltre il buio, i bambini rischiavano di “perdere” un genitore, ma due giorni fa il sostituto Maria D’Arpa ha chiesto al Tribunale di sollevare la qu…

I diritti non possono essere come le luci intermittenti. Qualche volta sono accese, altre volte sono spente. I diritti, una volta conquistati, dovrebbero essere per sempre, e non solo. Dovrebbero tutelare soprattutto i più deboli che rischiano tragicamente di rimanerne esclusi.

La vicenda dei bambini di Padova e delle madri omosessuali che li hanno partoriti con la fecondazione eterologa sono un esempio emblematico di un Paese che non solo non legifera ma non protegge neppure le situazioni esistenti rendendosi doppiamente colpevole. Stiamo parlando di 37 bambini per i quali la ex procuratrice Valeria Sanzari, in seguito alla circolare del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, aveva impugnato gli atti di nascita ritenendoli illegittimi e aveva chiesto di cancellarne la madre intenzionale. La luce si era spenta, le famiglie non vedevano oltre il buio, i bambini rischiavano di “perdere” un genitore, ma due giorni fa il sostituto Maria D’Arpa ha chiesto al Tribunale di sollevare la questione di legittimità di fronte alla Corte costituzionale per valutare se l’esclusione delle coppie omosessuali e dei loro figli dalla legge 40 sulla fecondazione assistita eterologa ne violi i diritti. La luce si è momentaneamente riaccesa ma in assenza di una legge i diritti dei bambini rischiano di essere dimenticati e la luce potrebbe rispegnersi da un momento all’altro, magari definitivamente. Speriamo di no anche perché in un Paese così poco women friendly, quando le donne decidono di mettere al mondo un figlio dovrebbero essere sicure dei diritti (e dei doveri) che avranno e soprattutto devono essere certe che il bambino non verrà discriminato o ancora peggio privato di un genitore già riconosciuto solo perché omosessuale.

L’Italia è però storicamente campionessa di diritti disattesi, e se anche ci concentriamo solo su quelli che riguardano le donne e i minori, tralasciando tutti gli altri soggetti, l’elenco può essere lungo. I figli di genitori stranieri hanno visto tante volte approdare disegni di legge per il loro riconoscimento per poi essere respinti ancora una volta nell’oscurità. Le donne vittime di violenza hanno chiesto ripetutamente di esercitare il diritto ad essere ascoltate e protette in tempi brevi e, nonostante il Codice Rosso garantisca l’intervento di procure e polizie entro tre giorni, è davanti agli occhi di tutti quanto sia attualmente impossibile applicarlo e quanto cresca il numero dei femminicidi che ha superato quota 100 dall’inizio dell’anno.

L’interruzione di gravidanza è stata riconosciuta 45 anni fa dalla legge 194 eppure oggi in alcune regioni e in alcune strutture dove il personale medico e sanitario è al 100 per cento obiettore, si è trasformata in un calvario e in alcuni casi nella cancellazione vera e propria di un diritto che lo Stato dovrebbe garantire ma che il ministro della Famiglia Eugenia Roccella vorrebbe persino rimettere in discussione.

E anche le proposte di welfare sembrano seguire lo stesso iter. Giorgia Meloni presentando il disegno di legge di Bilancio per il 2024 ha detto: «Per il secondo figlio l’asilo nido sarà gratis». Bene! Hanno tuonato dal centrodestra sbandierando il fatto che finalmente le donne avranno il diritto ad avere un posto in una struttura pubblica per il loro bambino. Peccato che i soldi stanziati al momento non basteranno a raggiungere le rette in molte città e che secondo l’Istat in Italia la percentuale di copertura dei posti negli asili nido rispetto ai residenti tra 0 e due anni di età sia pari al 27,2 per cento e che nelle regioni del Sud questa percentuale scenda intorno al 15 per cento. È semplicissimo: in pochi istanti si trasforma quello che alle donne è sembrato un “diritto” in una feroce disillusione. E questo senza contare quanto la decisione fosse già di per sé iniqua e discriminante visto che escludeva la maggior parte delle madri dall’accesso a questa misura.

Il problema nasce da lontano, ma visto che il governo Meloni si sta dimostrando particolarmente allergico ai diritti occorre stare in guardia per non perdere almeno quelli acquisiti.

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