Migranti, se crescono i muri
di Giovanni MoroTemo, ahimè, che le critiche che piovono da giorni sull’accordo siglato da Giorgia Meloni ed Edi Rama sulla gestione dei rifugiati abbiano un loro fondamento: un atto di politica puramente simbolica, focalizzato sulle prossime elezioni, dall’incerto valore giuridico e dalla certa inefficacia. Su quest’ultimo punto basta solo ricordare che nel 2022 le richieste di asilo nel nostro Paese sono state più di 52.000; e il fatto che più della metà di queste siano state rifiutate suggerisce di considerare che il costo medio del rimpatrio di un migrante è stato stimato in 5.800 euro.
Tuttavia, in casi come questi è utile allontanare e allargare lo sguardo. Il colpo di teatro italiano, infatti, è l’indicatore di un fenomeno più generale, che possiamo definire come ripresa e rafforzamento delle frontiere da parte degli Stati nazionali. L’era della globalizzazione ci aveva abituato a guardare al tempo e non allo spazio come fattore decisivo; ora invece la situazione sembra essersi ribaltata…
Temo, ahimè, che le critiche che piovono da giorni sull’accordo siglato da Giorgia Meloni ed Edi Rama sulla gestione dei rifugiati abbiano un loro fondamento: un atto di politica puramente simbolica, focalizzato sulle prossime elezioni, dall’incerto valore giuridico e dalla certa inefficacia. Su quest’ultimo punto basta solo ricordare che nel 2022 le richieste di asilo nel nostro Paese sono state più di 52.000; e il fatto che più della metà di queste siano state rifiutate suggerisce di considerare che il costo medio del rimpatrio di un migrante è stato stimato in 5.800 euro.
Tuttavia, in casi come questi è utile allontanare e allargare lo sguardo. Il colpo di teatro italiano, infatti, è l’indicatore di un fenomeno più generale, che possiamo definire come ripresa e rafforzamento delle frontiere da parte degli Stati nazionali. L’era della globalizzazione ci aveva abituato a guardare al tempo e non allo spazio come fattore decisivo; ora invece la situazione sembra essersi ribaltata. Il fenomeno ha due aspetti che meritano attenzione (e preoccupazione).
Da una parte c’è la concreta costruzione di barriere fisiche che materializzano questa nuova centralità delle frontiere. Esempi ce ne sono tanti, anche in Europa: da quella tra Bulgaria e Turchia a quella attorno alla enclave spagnola di Ceuta e Melilla, fino a quella artica, in costruzione tra la Norvegia e la Russia. In un recente articolo, la studiosa Ayelet Shachar ha contato 1.200 chilometri di nuove barriere costruite o in via di costruzione in Europa. Il Muro di Berlino, a confronto, era poca cosa. E, come sempre Shachar ha notato, ai tempi del Muro in tutto il mondo c’erano solo 15 barriere simili, mentre oggi ne esistono o ne sono in costruzione oltre 70.
Dall’altra parte c’è lo spostamento delle frontiere il più lontano possibile dagli Stati nazionali preoccupati dai flussi migratori da Paesi poveri, in crisi climatica o in guerra. Sempre per restare all’Europa, il la è stato dato dal governo britannico, che ha tentato di spostare il punto di entrata nel suo territorio in Rwanda, ma senza successo. Anche noi abbiamo fatto la nostra parte, prima cercando di collocare il confine nazionale in Tunisia e adesso in Albania. Ma è in corso anche una svolta nelle politiche migratorie tedesche che prevede lo spostamento fuori del proprio territorio dell’esame delle richieste di asilo. Del resto, un rapporto del Border Violence Monitoring Network ha registrato che il governo tedesco tra il 2016 e il 2021 ha speso più di 3 miliardi di euro nel rafforzamento delle frontiere della Croazia, un Paese che nemmeno confina con la Germania. E, visto che facciamo parte di una Unione sovranazionale con le sue frontiere, non dobbiamo dimenticare che a firmare l’accordo con la Tunisia, assieme alla presidente del Consiglio italiana, c’era quella della Commissione europea: la stessa istituzione che proprio ieri ha stabilito, con una certa dose di ipocrisia, che l’accordo Italia-Albania non riguarda l’Unione.
Al di là di ogni valutazione politica e civile, tutt’altro che secondaria, occorre domandarsi se blindare i confini o spostarli il più lontano possibile servirà allo scopo di fermare un immenso movimento di persone che investe l’intero pianeta e che secondo l’Unhcr coinvolgeva nel 2021 più di 89 milioni di esseri umani, tra i quali ci sono i cento morti di Cutro. A dire la verità, assomiglia più che altro alla storia del “piccolo eroe di Harlem”, che secondo la leggenda avrebbe impedito una catastrofe tappando con il dito un foro nella diga olandese. Una leggenda, per l’appunto.