Il disgelo tra Xi e Biden
di Mario PlateroSan Francicso. L'incontro tra Xi e Biden
(fotogramma)NEW YORK - Il disgelo c’è stato. Il vertice di San Francisco fra Xi Jinping e Joe Biden non si è giocato solo sull’importanza dell’incontro in se stesso, come si diceva alla vigilia. Questo perché nella splendida villa Filoli, a Woodside, poco fuori città, ha preso forma un rapporto che poggerà su un doppio, anzi, su un triplo binario, quello delle relazioni a breve, quello strategico e quello economico, nonostante tutto ancora il più forte e centrale per riaprire il dialogo. Un’impostazione, quella di San Francisco, che allenta le tensioni ed evita che le differenze ancora profonde fra le due superpotenze possano peggiorare la relazione bilaterale o persino esplodere in un conflitto armato, come si temeva appena mesi fa.
Aspettarsi di più - una soluzione per il conflitto in Ucraina, una dichiarazione reciproca di non interferenza nelle elezioni di gennaio a Taiwan, un auspicio per la tregua in Medio Oriente, un’intesa più vincolante sul clima, un dialogo per eliminare l’intelligenza …
NEW YORK - Il disgelo c’è stato. Il vertice di San Francisco fra Xi Jinping e Joe Biden non si è giocato solo sull’importanza dell’incontro in se stesso, come si diceva alla vigilia. Questo perché nella splendida villa Filoli, a Woodside, poco fuori città, ha preso forma un rapporto che poggerà su un doppio, anzi, su un triplo binario, quello delle relazioni a breve, quello strategico e quello economico, nonostante tutto ancora il più forte e centrale per riaprire il dialogo. Un’impostazione, quella di San Francisco, che allenta le tensioni ed evita che le differenze ancora profonde fra le due superpotenze possano peggiorare la relazione bilaterale o persino esplodere in un conflitto armato, come si temeva appena mesi fa.
Aspettarsi di più - una soluzione per il conflitto in Ucraina, una dichiarazione reciproca di non interferenza nelle elezioni di gennaio a Taiwan, un auspicio per la tregua in Medio Oriente, un’intesa più vincolante sul clima, un dialogo per eliminare l’intelligenza artificiale dalle armi atomiche – era irrealistico per varie ragioni. Perché il confronto strategico/sistemico resta invariato, perché Biden è impegnato in una corsa elettorale difficile, perché Xi Jiping ha problemi di gestione interna che non aveva un anno fa, all’incontro a Bali, prima che il contesto geopolitico, e per la Cina quello economico, si avvitassero. Per questo Xi, invocando il rispetto reciproco di “storia, costumi sociali, sviluppi diversi” ha riaffermato la sua visione strategica per un modello alternativo a quello impostato dall’Occidente. E anche dietro l’apertura di Xi, “il Pianeta Terra è grande abbastanza per entrambi” oppure “non possiamo voltare le spalle al dialogo”, c’è una chiave di lettura che divide il mondo in due: una parte del pianeta che poggia su un sistema di democrazie di mercato e l’altra, guidata da Pechino, che privilegia regimi autoritari e centralizzati. Per questo Biden, in conferenza stampa, non si e’ lasciato sfuggire l’occasione per rimarcare la differenza fra le due visioni, definendo il sistema cinese, alternativo a quello occidentale “una dittatura comunista”. Cosa che ha certamente irritato Xi. L’auspicio e’ che questa divergenza sistemica, per ora non sanabile, formalizzata da Xi in un discorso reso noto lo scorso agosto e di fatto confermata a San Francisco, resti confinata alla differenza ideologica, senza sfociare in nuove tensioni o peggio in nuovi conflitti armati regionali.
Accontentiamoci dunque con realismo della politica dei piccoli passi, degli accordi a breve per ridurre la produzione cinese di Fentanyl, un oppioide che ha causato centinaia di migliaia di morti in America, soprattutto fra i giovani. O della ripresa delle comunicazioni dirette fra i militari, interrotte dalla Cina dopo il provocatorio – e inutile – viaggio a Taiwan di Nancy Pelosi nell’agosto del 2022. Allora la Cina, per rispondere all’affronto, schierò una flotta navale davanti a Taiwan, condusse esercitazioni militari che comportarono missioni aeree e il lancio di cinque missili. Biden aumentò le forniture militari a Taipei e mise in allarme la flotta del Pacifico. Oggi, dopo questo vertice, il segretario per la Difesa Lloyd Austin si prepara (appena sarà nominata la sua controparte) a un viaggio in Cina. E sarà il quinto alto funzionario americano a recarsi a Pechino dopo il segretario al Tesoro Yellen, quello al Commercio Raimondo, quello di Stato Blinken e l’inviato per l’ambiente Kerry. Dopo San Francisco, il pericolo di un incidente militare è rientrato e dobbiamo credere che gli Stati Uniti non torneranno a provocare sul tema Taiwan rispettando il principio “due paesi/una nazione” che vige dai tempi di Nixon. A patto che la Cina non interferisca apertamente nelle elezioni di gennaio a Taiwan, per imporre il partito di opposizione Kuomintang, di forte minoranza e molto più aperto nei confronti di Pechino. Ed eccoci all’economia, il terzo binario, ma certamente il più importante e costruttivo. Restano le sanzioni. Anche quelle per microchip avanzati necessari alla Cina per lo sviluppo della sua economia digitale. Xi lamenta che si vuole soffocare la crescita cinese. L’America risponde che quei microchip servono per sviluppare nuova tecnologia militare. Ma dietro queste schermaglie è sul piano economico che c’è stato il progresso più importante. I viaggi di Yellen e Raimondo e quelli di importanti funzionari economici cinesi in occidente sono serviti. Il Presidente cinese si è incontrato con la comunità degli affari americana. Ogni tavolo organizzato dall’associazione USA Cina, costava 40,000 dollari.
E sono venuti tutti i big, da Elon Musk di Tesla a Tim Cook di Apple a investitori come Steve Schwarzman di Blackstone o Larry Fink di BlackRock addirittura seduti al tavolo di Xi. Il leader cinese è stato accolto con un applauso in piedi. Tenere aperti i canali economici fra Cina e Stati Uniti e’ oggi essenziale, per entrambi, ma ovviamente per l’Europa e per l’Italia. Anche per questo, per sottolineare una ripresa del dialogo, Biden, nelle sue dichiarazioni, fra le tre C che definiscono la relazione con la Cina – confronto, competizione, cooperazione - ha scelto "competizione" il più accettabile nelle dinamiche attuali, “competizione”. Del resto Xi gli ha fatto il controcanto. “Il successo dell’uno si trasforma nel beneficio dell’altro” ha detto. Come sappiamo da sempre, e come ci ricordava Bill Clinton: “Its’ the economy, stupid”.