Erano in 50 mila sabato 11 novembre a dire un no clamoroso a Giorgia Meloni e all’intrico dei suoi progetti, in parte segreti, in parte impossibili, in parte annunciati nel vuoto. Con tenacia e con accanita bravura Elly Schein, segretaria del Pd, e le persone (dentro e fuori dal Pd) che erano con lei hanno raggiunto uno scopo importante: riempire di opposizione una piazza. Eppure il cammino di una opposizione capace di fronteggiare, di arginare e poi di spingere indietro la tenace mareggiata post fascista è ancora debole e confuso. È debole perché, anche se l’11 novembre è stata la sua prova migliore, resta per ora una prova sporadica in cui nulla garantisce che ci sia un legame forte e stabile fra i volontari convenuti, e che in essa, insieme a un momento di entusiasmo ci siano o si stiano stabilendo legami di visioni comuni e di progetti legami, in cui prevale l’insieme (se non il partito, una rete) che cerca insieme l’opposizione, non il confronto continuo tra una variabile di lead…
Erano in 50 mila sabato 11 novembre a dire un no clamoroso a Giorgia Meloni e all’intrico dei suoi progetti, in parte segreti, in parte impossibili, in parte annunciati nel vuoto. Con tenacia e con accanita bravura Elly Schein, segretaria del Pd, e le persone (dentro e fuori dal Pd) che erano con lei hanno raggiunto uno scopo importante: riempire di opposizione una piazza. Eppure il cammino di una opposizione capace di fronteggiare, di arginare e poi di spingere indietro la tenace mareggiata post fascista è ancora debole e confuso. È debole perché, anche se l’11 novembre è stata la sua prova migliore, resta per ora una prova sporadica in cui nulla garantisce che ci sia un legame forte e stabile fra i volontari convenuti, e che in essa, insieme a un momento di entusiasmo ci siano o si stiano stabilendo legami di visioni comuni e di progetti legami, in cui prevale l’insieme (se non il partito, una rete) che cerca insieme l’opposizione, non il confronto continuo tra una variabile di leader e di gruppi. Mi rendo conto di elencare mancanze, rischi e speranze ma non risposte.
Come dimostra la accanita lotta e l’ostentato disprezzo verso i lavoratori a cui si è voluto impedire uno sciopero costituzionale. Infatti c’è una parte indispensabile dell’impegno di opposizione che rimane da svolgere: trovare ragioni per cui i cinquantamila vogliono restare e fare forza insieme, e non (non solo) perché l’occasione di stare insieme è entusiasmante, ma perché, a certe condizioni, può diventare una grande forza. Bisogna cominciare col non sottovalutare la forza di chi governa, si tratta di persone allo stesso tempo modeste e senza qualità, ma governate da una sola persona molto forte che si protegge col segreto, con la descrizione di un mondo e di successi (da lei creati) inesistente. E’ una sovranista travestita, senza imbarazzo, da nazionalista che mostra un amor patriottardo per l’ Italia, ma segue con fervore la dottrina di alcuni dittatori pericolosi per l’Europa ma in linea con antiche radici fasciste ben camuffate. E che, dentro il governo e fra la sua gente, non dotata di una propria cultura, continua a rivelarsi (caccia ai migranti, nomine esclusivamente legate alla fedeltà sottomessa, o alla famiglia, distanza dai poveri, disinteresse per la sanità e le scuole). Il sovranismo meloniano è fervidamente attivo, e dunque deliberatamente disorientante, perché molto, nel primo momento, può apparire una novità. Forse la strategia più utile potrà essere quella del piccolo sommergibile che deve confrontarsi con l’immensa portaerei: un unico colpo, un siluro, nel punto giusto. Il confronto efficace potrà essere non sul tutto, che è moltissimo, anche perché in gran parte inventato o irrealizzabile, Ma sulle grosse frane fatte precipitare sulla nostra Costituzione, senza smettere mai, in modo da tenere occupati veri o presunti esperti della nostra legge fondamentale. Ma anche l’opposizione non dovrà smettere mai e accettare di passare alla successiva invenzione del sovranismo, offensiva abbastanza da richiedere un intervento, ma inventata apposta per distrarre dallo scontro (quello sul premierato, per esempio) che non dovrebbe smettere data la gravità dell’ argomento. Il problema non è di accompagnare ciascun gruppo con la sua rivolta, ma portare tutti ai punti fondamentali della aggressione che l’Italia sta subendo da quello che dovrebbe essere il suo governo. Non dovrebbe esserci tregua, ed Elly Schlein è la persona giusta per non concederla. Mai.