Una desolante “congiura”
di Carlo GalliGuido Crosetto
(ansa)Una congerie di domande e di emozioni, di pensieri e retro-pensieri, si addensa nella mente di chi continua a credere di vivere in una democrazia. Davanti alle accuse del ministro Crosetto a una parte della magistratura — aperte, reiterate — ci si chiede perché? Perché ora? Qualcuno nel governo ha deciso di dichiarare guerra alla magistratura per iniziare, o proseguire, uno smantellamento dell’equilibrio dei poteri, a tutto vantaggio dell’esecutivo? O al contrario si tratta di una difesa preventiva rispetto a un’aggressione contro il governo, preparata da un nucleo di magistrati politicizzati, decisi ad attaccare un sistema di potere che le opposizioni non riescono a scalfire? Intimidazione da parte di un ministro — e dell’intero governo, salvo dissociazioni finora non pervenute — che apre un nuovo fronte con la baldanza di chi si sente onnipotente, o preoccupazione per qualche scheletro nell’armadio che sta per essere rivelato da una Procura che è bene delegittimare anticipatamente, …
Una congerie di domande e di emozioni, di pensieri e retro-pensieri, si addensa nella mente di chi continua a credere di vivere in una democrazia. Davanti alle accuse del ministro Crosetto a una parte della magistratura — aperte, reiterate — ci si chiede perché? Perché ora? Qualcuno nel governo ha deciso di dichiarare guerra alla magistratura per iniziare, o proseguire, uno smantellamento dell’equilibrio dei poteri, a tutto vantaggio dell’esecutivo? O al contrario si tratta di una difesa preventiva rispetto a un’aggressione contro il governo, preparata da un nucleo di magistrati politicizzati, decisi ad attaccare un sistema di potere che le opposizioni non riescono a scalfire? Intimidazione da parte di un ministro — e dell’intero governo, salvo dissociazioni finora non pervenute — che apre un nuovo fronte con la baldanza di chi si sente onnipotente, o preoccupazione per qualche scheletro nell’armadio che sta per essere rivelato da una Procura che è bene delegittimare anticipatamente, presentando un’ipotetica inchiesta come una congiura (peraltro a cielo aperto, ordita in un congresso di magistrati)? O, ancora, quelle accuse individuano qualcosa di simile a quello che in artiglieria è il “falso scopo”, un obiettivo indiretto a cui si mira strumentalmente perché quello vero (ma quale?) non è direttamente a portata di tiro? Insomma, il governo è vittima o fa del vittimismo?
Un ministro della Difesa che sta fronteggiando due guerre — Ucraina e Palestina — e che fino ad oggi era parso fra i membri più “istituzionali” del governo, davvero, dopo averne parlato sui giornali e sui social, riferirà all’Antimafia o al Copasir sui rischi che la democrazia corre, o sta per correre, a causa di pezzi della magistratura? C’è da preoccuparsi. E chissà che cosa pensa al riguardo il Capo dello Stato, presidente del Csm. Ma c’è da preoccuparsi anche se la vicenda viene fatta sgonfiare, derubricata a chiacchiera da bar, o a semplice congettura — alla quale il ministro perviene mescolando vicende remote (il caso Tortora) e più recenti (Palamara), che tuttavia non hanno una immediata caratura politica — . Infatti, una simile leggerezza non sarebbe accettabile da parte di un politico di spicco, navigato e di provenienza non estremistica (benché co-fondatore di Fratelli d’Italia).
Da qualunque parte la si consideri, questa vicenda è desolante. Ci fa balenare l’idea che il conflitto fra destra e magistratura sia una costante strutturale del nostro vivere civile, e che prosegua immutato anche dopo la morte di Berlusconi. All’eventuale soddisfazione per quello che sembra un importante passo falso del governo deve quindi aggiungersi il timore, avvilente, che la democrazia repubblicana stia perdendo una delle sue qualità essenziali, la trasparenza e il rigore delle prassi istituzionali, e che la serietà della politica, a parole tanto cara alla destra, sia minacciata da torbidi conflitti sotterranei e da incongrui e misteriosi scontri tra i poteri dello Stato. La piena e sollecita chiarificazione di tutte le questioni aperte, con le relative conseguenze, deve perciò essere la prima richiesta di chi ha cuore la qualità democratica della nostra politica.