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Il patriarcato non c’entra

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Sentendosi impotenti e impauriti per essere sopravanzati affettivamente e socialmente dalle donne, gli uomini reagiscono con rabbia e odio
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In modo inatteso e anacronistico si è tornato a discutere in modo polemico di patriarcato in televisione. E soprattutto il patriarcato è stato messo sotto accusa nelle manifestazioni di questi giorni, perché spiegherebbe la sopraffazione e la violenza maschile nei confronti delle donne. Questa organizzazione patriarcale sembrava definitivamente tramontata dopo secoli e secoli di primato degli uomini all’interno delle famiglie e della vita sociale, in cui veniva imposta la legge paterna sulle donne e sui figli costretti ad obbedire. Questo potere nasceva all’interno delle famiglie, guidate con mano ferma dal padre, ma anche spesso assecondato dalla madre e veniva fatto proprio, addirittura introiettato, dai figli che a loro volta avrebbero riprodotto queste stesse regole una volta divenuti adulti. E il sistema sociale sanciva la superiorità maschile e la divisione dei ruoli, il padre che doveva provvedere al sostentamento economico e la madre costretta ad occuparsi della casa e dell’al…

In modo inatteso e anacronistico si è tornato a discutere in modo polemico di patriarcato in televisione. E soprattutto il patriarcato è stato messo sotto accusa nelle manifestazioni di questi giorni, perché spiegherebbe la sopraffazione e la violenza maschile nei confronti delle donne. Questa organizzazione patriarcale sembrava definitivamente tramontata dopo secoli e secoli di primato degli uomini all’interno delle famiglie e della vita sociale, in cui veniva imposta la legge paterna sulle donne e sui figli costretti ad obbedire. Questo potere nasceva all’interno delle famiglie, guidate con mano ferma dal padre, ma anche spesso assecondato dalla madre e veniva fatto proprio, addirittura introiettato, dai figli che a loro volta avrebbero riprodotto queste stesse regole una volta divenuti adulti. E il sistema sociale sanciva la superiorità maschile e la divisione dei ruoli, il padre che doveva provvedere al sostentamento economico e la madre costretta ad occuparsi della casa e dell’allevamento dei figli.

Era una famiglia estesa coi nonni, i genitori e numerosi figli che partecipavano all’azienda e alle attività lavorative che venivano spesso trasmesse alle generazioni successive.

Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, all’inizio del secolo scorso aveva indagato la psiche umana mettendo in luce, anche a livello inconscio, la contrapposizione iniziale dei figli nella loro crescita al padre per il possesso della madre, anche se poi venivano inevitabilmente costretti a rinunciare a questa lotta identificandosi coi genitori.

Nel corso del secolo scorso questa organizzazione della famiglia, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha cominciato progressivamente ad indebolirsi, anche perché i figli dopo essere stati decisivi nelle sorti della guerra non accettavano più di sottomettersi alla legge dei padri. Con gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso emergono nuovi protagonisti a livello sociale, sono i giovani che mettono sotto accusa l’autoritarismo dei padri e propongono nuovi comportamenti che cominciano a scardinare le regole tradizionali sia in famiglia che nel tessuto sociale. Prende corpo la cultura giovanile autonoma, come viene definita dallo storico inglese Eric Hobsbawm, che si batte contro il potere costituito con gli slogan “fantasia al potere” oppure “ è vietato vietare”.

È una ribellione dei giovani che in campo cinematografico viene raccontata dal regista italiano Luchino Visconti nel suo film Rocco e i suoi fratelli, in cui i figli abbandonano le famiglie di origine e i luoghi in cui sono cresciuti per andare a cercare nuove opportunità di vita e di lavoro. È inevitabile che in questo nuovo scenario la legge del padre venga messa in discussione dai figli che lottano fra loro per affermarsi competendo coi fratelli, anche ricorrendo alla sopraffazione e alla violenza.

In questa breve carrellata si può comprendere come la famiglia patriarcale venga via via usurata e nascano nuovi modi di vivere la vita di coppia ed allevare i figli. Mentre in precedenza i figli erano numerosi la natalità si riduce sempre di più e come ha documentato l’Istat, più del 50% dei nuclei familiari ha un unico figlio e difficilmente si hanno più di due figli. Anche le donne finalmente entrano nel mondo del lavoro, quantunque permanga ancora oggi un gap di genere soprattutto nelle mansioni direttive.

Dalla famiglia patriarcale si passa alla famiglia nucleare e il potere del padre viene logorato anche perché è costretto ad entrare nel mondo lavorativo e non dirige più l’azienda familiare. Si è sempre più parlato dell’eclissi del padre che ha perso il suo ruolo e ha difficoltà a farsi valere in famiglia, anche perché in questo scenario il figlio o la figlia sono al centro della vita quotidiana condividendo la vita e l’intimità dei genitori. È il figlio che ha il potere di legittimare il ruolo dei genitori e questo lo fa sentire indispensabile stimolando il suo narcisismo. Va aggiunto che l’avvento del mondo digitale favorisce ancora di più i figli ed obbliga i genitori a rincorrere in modo impacciato questa rivoluzione.

Si, è vero che tracce della cultura patriarcale continuano a permanere nelle mente degli uomini, ma anche delle donne, ma quello che caratterizza il mondo attuale è la fragilità dell’identità personale dal momento che è veramente difficile prevedere i rapidi cambiamenti sociali e tecnologici e soprattutto adattarsi a questi continuando ad avere un ruolo attivo. Ritornando alle violenze e alle sopraffazioni maschili queste non nascono oggi dal potere patriarcale, che le usava per legittimare la sua supremazia, originano piuttosto dalla debolezza e dalla fragilità degli uomini, che sentendosi impotenti e impauriti per essere sopravanzati affettivamente e socialmente dalle donne, reagiscono con rabbia e odio. Possiamo dire che si è verificata, come scriveva Pier Paolo Pasolini, una mutazione antropologica che ha completamente scompaginato il mondo del passato ed è difficile comprendere in quale direzione stiamo andando, anche perché la tecnologia ci sta continuamente sopravanzando.

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