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Se il Pd scivola e Conte s’avvicina

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L’obiettivo del Movimento 5 stelle è arrivare a ridosso del Partito democratico e provare il sorpasso alle elezioni europee
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A distanza di mesi dalle prossime elezioni, che saranno regionali e poi europee, i sondaggi hanno un significato solo indicativo. La rincorsa dei decimali in più o in meno segnala al massimo una tendenza, un sentimento nell’opinione pubblica comunque da non sottovalutare.

È quello che accade con l’ultimo rilevamento periodico della Swg: la destra si conferma stabile, con scarse variazioni che in fondo si bilanciano. Il partito di Giorgia Meloni guarda i suoi irrequieti alleati dall’alto del 29 per cento, la Lega si avvicina al 10 per cento (9,6), e anche Forza Italia consolida il suo peso.

Sulla base di questi dati c’è spazio per i litigi interni al destra-centro, ma non c’è ragione perché uno o l’altro dei comprimari decida di buttare all’aria la maggioranza.

Più interessante è il quadro del centro-sinistra. Qui, secondo Swg, il partito che dimostra un certo affanno è il Pd di Elly Schlein. Niente di drammatico, sia chiaro, proprio per i motivi detti all’inizio: siamo lontani dal vot…

A distanza di mesi dalle prossime elezioni, che saranno regionali e poi europee, i sondaggi hanno un significato solo indicativo. La rincorsa dei decimali in più o in meno segnala al massimo una tendenza, un sentimento nell’opinione pubblica comunque da non sottovalutare.

È quello che accade con l’ultimo rilevamento periodico della Swg: la destra si conferma stabile, con scarse variazioni che in fondo si bilanciano. Il partito di Giorgia Meloni guarda i suoi irrequieti alleati dall’alto del 29 per cento, la Lega si avvicina al 10 per cento (9,6), e anche Forza Italia consolida il suo peso.

Sulla base di questi dati c’è spazio per i litigi interni al destra-centro, ma non c’è ragione perché uno o l’altro dei comprimari decida di buttare all’aria la maggioranza.

Più interessante è il quadro del centro-sinistra. Qui, secondo Swg, il partito che dimostra un certo affanno è il Pd di Elly Schlein. Niente di drammatico, sia chiaro, proprio per i motivi detti all’inizio: siamo lontani dal voto e molte cose possono cambiare prima della primavera del ‘24.

Tuttavia colpisce che il Pd, la maggiore formazione della sinistra, resti ancora sotto il 20 per cento: per la precisione al 19,4. E ciò all’indomani della giornata di piazza del Popolo che aveva inteso essere una dimostrazione di forza responsabile, un ritorno nelle strade con la nuova leadership.

Non c’è stato, almeno in base al sondaggio, un rimbalzo positivo, uno scatto d’orgoglio collettivo. Quello 0,3 per cento perso rispetto al dato precedente è in sé poca cosa; tuttavia è il segno “-” anziché “+” che dovrebbe far pensare.

Dopo la piazza romana sarebbe stato più logico attendersi una scossa in avanti. Anche per non dare ragione a chi, come Fausto Bertinotti, certo non un amico dell’attuale gruppo dirigente, scrive che quella folla serviva solo “a scattare dei selfie”.

C’è un altro elemento, più utile delle percentuali a descrivere la condizione non brillante del Pd in questo frangente: ed è la lenta ma abbastanza costante risalita del movimento Cinque Stelle, il partito di Conte.

Un passo dopo l’altro l’ex avvocato del popolo ha rosicchiato altri consensi e si è portato al 16,6. Appena il 2,8 per cento sotto Elly Schlein: a rischio sorpasso, si potrebbe dire con il linguaggio dello sport.

In effetti è proprio questo l’obiettivo di Conte: arrivare attraverso una “lunga marcia” — gli amici della Cina apprezzeranno la citazione — a ridosso del Pd e provare il sorpasso nelle elezioni europee.

Dal punto di vista simbolico, ma soprattutto pensando al futuro della sinistra, le conseguenze sarebbero considerevoli.

Come si spiega il relativo successo dei “contiani”? Senza dubbio il loro populismo senza freni costituisce una sorta di concorrenza sleale nei confronti del Pd che invece non può gettare alle ortiche una certa cultura di governo.

I 5S non hanno di questi problemi e lo dimostrano ogni giorno: dal “no” alle armi all’Ucraina alle ambiguità sul Medio Oriente, dalla politica dei “bonus” al reddito di cittadinanza, fino alle promesse di una contro-manovra volta a dimostrare che la coperta della finanza pubblica non è corta, anzi la si può tirare come si vuole per “generare risorse”. Il che fa pensare all’albero su cui crescono gli zecchini d’oro, sogno di Pinocchio.

È chiaro a questo punto che il Pd deve riflettere. La rincorsa ai voti di “sinistra-sinistra”, abbandonando la vecchia politica riformista, non dà i frutti sperati e anzi ingrassa i 5S.

Sulle istituzioni, ad esempio, manca una convinta controproposta al “premierato” meloniano: il modello tedesco come fine e l’Assemblea Costituente proposta da Zanda come metodo.

Nel complesso il Pd sembra agire in modo episodico (il salario minimo ma senza una cornice di politica economica) mentre i populisti festeggiano.

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