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Violenza contro le donne: ecco perché il maschio deve (e può) cambiare

Credo che la civiltà richieda di alzare, fortificare, mantenere barriere efficaci contro ogni nemico della convivenza civile. Non ci si riesce? Ci si deve riprovare meglio, con ostinazione collettiva
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La biologia. In questi giorni si parla molto di biologia, in modo un po' andante, alla buona. "Maschio" è una parola chiaramente biologica: designa un essere abitato da una forza e la forza, si sa, è fatta per sopraffare.

Sopraffare le è necessario, è come una specie di hitleriano "spazio vitale": espandersi e prendere quel che vuole è conseguenza della forza. Come nelle Relazioni pericolose dice il Visconte di Valmont: "Trascende ogni mio controllo".

È l'essenza dell'essere maschio, un nocciolo duro, inscalfibile ed eterno, magari da far risalire a un'età della Pietra (invero, un po' da Flintstones), e in continua, ripetuta e inarrestabile riemersione.

Una cosa che è sempre lì, fissa, e che alberga acquattata in lei la minaccia di un svelamento finale e fatale sempre incombente.

Che sia considerato un dispetto del creatore o un intoppo dell'evoluzione, il fatto che il maschio esista per sopraffare è comunque considerato come un dato di natura e di fronte alla natura al giorno d'…

La biologia. In questi giorni si parla molto di biologia, in modo un po' andante, alla buona. "Maschio" è una parola chiaramente biologica: designa un essere abitato da una forza e la forza, si sa, è fatta per sopraffare.

Sopraffare le è necessario, è come una specie di hitleriano "spazio vitale": espandersi e prendere quel che vuole è conseguenza della forza. Come nelle Relazioni pericolose dice il Visconte di Valmont: "Trascende ogni mio controllo".

È l'essenza dell'essere maschio, un nocciolo duro, inscalfibile ed eterno, magari da far risalire a un'età della Pietra (invero, un po' da Flintstones), e in continua, ripetuta e inarrestabile riemersione.

Una cosa che è sempre lì, fissa, e che alberga acquattata in lei la minaccia di un svelamento finale e fatale sempre incombente.

Che sia considerato un dispetto del creatore o un intoppo dell'evoluzione, il fatto che il maschio esista per sopraffare è comunque considerato come un dato di natura e di fronte alla natura al giorno d'oggi si inchinano i più insospettabili.

Il tono è quello per cui il maschio che lo ammette è colpevole ma almeno lo ammette, mentre chi non lo ammette è colpevole e ipocrita.
Il maschio che scrive queste righe non intende parlare di questo. Le parole di Elena Cecchettin dopo la morte atroce della sorella interpellano me come tutti i miei cogeneri a cui suggeriscono un mea culpa: non credo però che quelle parole richiedano risposte, e magari obiezioni e precisazioni.

Quindi non voglio propriamente intervenire su questo, almeno non ora. Sull'argomento ho già parlato in passato e se troverò altro, dopo aver pensato al monito che la sorella della vittima ha rivolto a tutti noi maschi, lo dirò.

Tuttavia non vedo francamente la ragione e l'utilità di affermare che maschi si nasce, e chi lo resta al massimo può pentirsi di essere maschio, ma cambiare l'essenza della maschilità non si può.

Così discorsi come quello che tra gli altri Francesco Piccolo ha condotto su Repubblica di martedì 21 (ma che risalgono almeno al suo eloquente L'animale che mi porto dentro) mi danno lo sconcerto.

È vero che Piccolo con perfetta coerenza aggiunge che in materia non gli piace il progressismo e quindi credo si renda ben conto che questa idea essenzialista della maschilità (come del resto tutte le idee essenzialiste) è reazionaria.

La sentenza è dura, anzi rude: "Non mi piacciono gli uomini progressisti. Perché sono un’invenzione, o al massimo un involucro; o nei casi migliori uno sforzo continuo prodotto per anni, che poi in qualche modo va sempre a schiantarsi".

Un'invenzione, un involucro? Anche la democrazia è un'invenzione, e un involucro; anche mangiare con la forchetta, anche Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria e la Storia della colonna infame di suo nipote Alessandro Manzoni.

L'Italia dei nostri nonni (e dei bisnonni e trisnonni degli attuali trentenni) era cosparsa di sputacchiere e di divieti di sputare altrove, rivolti a tutti ma poi quasi soltanto ai maschi, perché le donne sulla scena pubblica non erano molte, passavano veloci e comunque non sputavano. Abbiamo poi smesso di sputare e non c'è stato più bisogno di divieti.

Molti maschi hanno smesso o non hanno mai neppure cominciato a considerare le donne come meno indicate alla vita pubblica e professionale, a importunarle e a considerarle sempre disponibili ad ascoltare lusinghe o affrontare smanie predatorie.

Il punto non è quindi la biologia. Il punto è se siamo sicuri che gli involucri della civiltà "in qualche modo" vadano "sempre a schiantarsi".

Io credo vero il contrario. Credo che la civiltà richieda di alzare, fortificare, mantenere barriere efficaci contro ogni nemico della convivenza appunto civile. Non ci si riesce? Ci si deve riprovare meglio, con ostinazione collettiva, ascoltando chi tali materie studia e seguendone le indicazioni.

Credo in questo come credo nella giustizia riparativa, nella funzione rieducativa della pena, nel reinserimento degli ex-detenuti nella società e in molte altre cose che ora vedo andar di moda (soprattutto nei risultati elettorali) considerare ingenue illusioni.
Le cronache ormai più che decennali dei femminicidi sono letteralmente sconcertanti. Con tutta la violenza esercitata in passato dai maschi questa catena fittissima e lunghissima di omicidi ha qualcosa di perfettamente inedito e questo è un segno sicuro del fatto che dal punto di vista delle invenzioni e della costruzione di involucri il mondo è andato indietro e non avanti.

Non sono neppure sicuro che proprio non esistano più maschi come il personaggio scritto da Paola Cortellesi per l'interpretazione di Valerio Mastandrea in C'è ancora domani.

Ma sono anche convinto che la lunga catena di eventi che ha reso necessario il conio della nuova fattispecie giuridica del femminicidio sia qualcosa di nuovo, per efferatezza, frequenza, trasversalità sociale. La sopraffazione maschile non è che torni: va ancora più lontano, fa peggio di sempre.

Sarebbe davvero idiota un progressismo che ritenga che le cose migliorino da sé. Ma mentre alcuni miglioramenti già ottenuti in passato vanno a schiantarsi non predicherei che è naturale, ovvio, scontato che ciò accada, perché si trattava "soltanto" di involucri, maschere, invenzioni e ipocrisie.

Perché succede così? Forse perché le donne non sono più remissive, non accettano i soprusi e qualche strumento per ribellarsi ormai lo hanno? Perché non c'è più Edipo ma c'è Narciso? Per la fragilità, la contendibilità del potere, la frustrazione di avere una donna come capo, una collega che guadagna di più, una partner che ci lascia o che ha una storia con un altro uomo?

Capirlo è necessario, ma è necessario soltanto se si pensa che si può essere maschi in molte modalità diverse e che quella modalità infine scelta dall'omicida della sorella di Elena Cecchettin è una possibilità che non deve essere più contemplata, come un luogo a cui la società abbia sbarrato tutti gli accessi.

Chi pensa che sia inevitabile che la costruzione sociale delle inibizioni è destinata a schiantarsi prima o poi, chi pensa che essere maschi è al fondo una cosa sola, sempre quella, destinata a ripresentarsi come una verità che non può che squarciare, prima o poi, la crosta delle ipocrisie, sta dicendo che non si potrà mai farci niente. Ed esorta sia uomini sia donne a rassegnarsi.

Colpa della biologia? Di quello spirto guerrier ch'entro ci rugge? Eppure la biologia non ci fa ancora nascere con una forchetta in mano, tuttavia nessuno mangia più con le mani. Usare la forchetta pare a tutti così naturale...

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