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Parlare di sesso ed emozioni ai ragazzi

Dalla scuola alla famiglia, perché è importante educare i giovani alle relazioni
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Fare un sondaggio per le vie ufficiali è piuttosto complicato, e questo è già un segno. L’insegnante chiede alla dirigente scolastica il permesso per sottoporre qualche domanda agli studenti. Possono rispondere in forma anonima. Sulle prime sembra un sì. Poi: «La dirigente sconsiglia di rivolgere queste domande ai ragazzi».

Legittimamente protettive, quando non guardinghe, le scuole – anche quelle che propongono come materia alternativa l’educazione all’affettività – il più delle volte rivelano un’antica paura. Parlare di sesso, di come si sta in coppia, di come funzionano le relazioni.

Non è facile, e di sicuro non basta certo l’ora eventualmente deputata. Ma se in classe, per altre vie, circola – mettiamo – un romanzo contemporaneo «con qualche scena di sesso» questo basta ancora a generare scompiglio.

Eppure a tredici anni i ragazzi stanno su PornHub, su Brazzers, si lasciano educare dal sesso parossistico della pornografia. A sedici sono abituati al sexting con foto e video c…

Fare un sondaggio per le vie ufficiali è piuttosto complicato, e questo è già un segno. L’insegnante chiede alla dirigente scolastica il permesso per sottoporre qualche domanda agli studenti. Possono rispondere in forma anonima. Sulle prime sembra un sì. Poi: «La dirigente sconsiglia di rivolgere queste domande ai ragazzi».

Legittimamente protettive, quando non guardinghe, le scuole – anche quelle che propongono come materia alternativa l’educazione all’affettività – il più delle volte rivelano un’antica paura. Parlare di sesso, di come si sta in coppia, di come funzionano le relazioni.

Non è facile, e di sicuro non basta certo l’ora eventualmente deputata. Ma se in classe, per altre vie, circola – mettiamo – un romanzo contemporaneo «con qualche scena di sesso» questo basta ancora a generare scompiglio.

Eppure a tredici anni i ragazzi stanno su PornHub, su Brazzers, si lasciano educare dal sesso parossistico della pornografia. A sedici sono abituati al sexting con foto e video come a una vecchia abitudine. Basta scavalcare le vie ufficiali per averne conferma dai diretti interessati.

Una ragazza a cui chiedo di fare da tramite presso i suoi compagni e raccogliere umori, stati d’animo, storie, mi racconta un episodio fresco di giornata: «Uno di quelli che ho provato a intervistare mi ha detto che aveva appena strappato il telefono alla ragazza per leggere dei messaggi. Lei si è arrabbiata, lui stava per lanciare il telefono a terra. È riuscito per poco a trattenere l’impulso e a scusarsi. Tra l’altro erano messaggi innocui della sorella di lei…». Ecco qua. E poi?

E poi lui per sfogare la rabbia ha fatto sexting con un’altra: «Una ragazza che conosco. Me l’ha raccontato lei. Ha aggiunto che non aveva granché voglia, ma che sarebbe stato più faticoso opporsi all’insistenza che assecondare. “Ci sarai sempre quando ho voglia?” le ha chiesto lui». E lei? «Lei ha risposto di no».

Come in un tamtam o in un gioco del telefono, data la stura, le testimonianze arrivano in fretta. Un vortice. C’è chi ti racconta candidamente che in molti, moltissimi maschi adolescenti vivono la propria ragazza come una proprietà. «Se glielo fai notare, fanno i pazzi».

Un ragazzo che è stato rappresentante di istituto nel suo liceo racconta di una sorta di sportello sui problemi psicologici e affettivi autogestito: «Tante ragazze dicevano di ricevere continuamente fotografie di peni eretti non richieste e messaggi spinti. Se non rispondi, vieni presa per frigida e se rispondi sei comunque considerata una facile, “una troia”». Gli speditori seriali di selfie genitali minimizzano sempre, «ma qualche ragazza l’ho vista soffrire».

Quanto all’educazione emotiva e sessuale in aula, i pareri non sono allineati: è difficile pensarla come una materia vera e propria, “istituzionalizzata”.

Forse ha più senso parlarne con qualche esperto e coinvolgere anche gli insegnanti: «I professori sanno poco di noi, di come viviamo i desideri e le relazioni. Spesso fanno finta di niente, talvolta si limitano a giudicare o a indignarsi».

E a casa? «Soprattutto i padri minimizzano, ci dicono: già sapete abbastanza e soprattutto sapete più di quanto sapessimo noi ai vostri tempi. E la chiudono lì».

Fanno male. C’è un gran lavoro da fare perfino sul linguaggio. La dicotomia feroce puttana/suora, per esempio. O sul consenso: «Sono pochi a preoccuparsi di verificare se alla ragazza va di ricevere certe foto o di fare sesso».

Sulla gelosia («A volte mi preoccupava vedere la mia ex vestita sexy, perché non mi fido degli altri maschi anche se posso fidarmi di lei», sui confini di certe liti che degenerano. Bloccarsi e sbloccarsi sui social è un’altalena tipica, ma capita di andare molto oltre e di non saper controllare la rabbia.

Sulla competizione: «Diventiamo stronzi – confessa un ragazzo – quando ci sentiamo inferiori». E non fatica ad ammettere che in media, a scuola, le ragazze vanno meglio.

Una di loro, sollecitata a confidare qual è il tratto che più la colpisce nei coetanei rispetto al vivere i rapporti di coppia, aggiunge: «Non stigmatizzo la confidenza fra maschi, ma una cosa che mi sembra tipica è l’urgenza esagerata di dirsi tutto ciò che vivono con le ragazze. Oltre al fatto che il racconto non sempre è “autorizzato”, spesso hai l’impressione che gli stia più a cuore esibire l’esperienza che viverla».

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