Unione Europea, i nodi dell’allargamento
di Piero BenassiSullo sfondo di questa convulsa fase geopolitica rimane in agenda a Bruxelles il tema del futuro allargamento dell’Unione Europea. L’accelerazione impressa alle ambizioni di Ucraina e Moldavia con l’ultimo positivo parere della Commissione guidata da Ursula von der Leyen, e ora al vaglio del Consiglio Europeo, si confronterà presumibilmente con posizioni trasversali e interlocutorie degli schieramenti politici europei, assorbiti dalla campagna elettorale.
La dinamica dei processi di adesione ha visto in questi mesi privilegiare l’approccio “geopolitico” a favore dell’Ucraina, pur dalla definizione territoriale futura tuttora incerta perché “aggredita dalla Russia e a difesa anche dei valori europei” rispetto alla lunga lista di attesa dei Paesi dei Balcani occidentali. Questi ultimi obbligati al percorso fondato sui “meriti”, vale a dire sulla realizzazione delle riforme preliminari al negoziato.
Il corso degli eventi, dal conflitto in Ucraina a quello in Medio Oriente, accentua …
Sullo sfondo di questa convulsa fase geopolitica rimane in agenda a Bruxelles il tema del futuro allargamento dell’Unione Europea. L’accelerazione impressa alle ambizioni di Ucraina e Moldavia con l’ultimo positivo parere della Commissione guidata da Ursula von der Leyen, e ora al vaglio del Consiglio Europeo, si confronterà presumibilmente con posizioni trasversali e interlocutorie degli schieramenti politici europei, assorbiti dalla campagna elettorale.
La dinamica dei processi di adesione ha visto in questi mesi privilegiare l’approccio “geopolitico” a favore dell’Ucraina, pur dalla definizione territoriale futura tuttora incerta perché “aggredita dalla Russia e a difesa anche dei valori europei” rispetto alla lunga lista di attesa dei Paesi dei Balcani occidentali. Questi ultimi obbligati al percorso fondato sui “meriti”, vale a dire sulla realizzazione delle riforme preliminari al negoziato.
Il corso degli eventi, dal conflitto in Ucraina a quello in Medio Oriente, accentua però la necessità di una riflessione strategica che eviti il rinvio per inerzia ai negoziati — comunque complessi — al solo scopo di prendere tempo. L’incedere dell’attualità, infatti, potrebbe costringere a decisioni anticipate e sarebbe bene metterlo sin d’ora in conto.
In un tale contesto dovrebbe servire da monito come l’allargamento a dieci Stati membri del 2004 avvenne senza che fosse prevista l’apertura di una “faglia politica” dentro l’Unione a causa di una diversa concezione della democrazia — almeno così come era intesa dagli allora 15 Paesi membri — da parte di alcuni nuovi aderenti.
Un secondo quadrante Est-Ovest finì allora per aggiungersi alle tradizionali divergenze — di natura prevalentemente finanziaria — tra Stati membri del Nord e del Sud.
Questa doppia linea divisoria ha messo in luce la contrastante percezione tra i 27 su alcune questioni di rilievo, in particolare di alcuni Paesi dell’Est.
È stato ad esempio il caso dell’approccio prevalentemente utilitaristico in materia di bilancio; di palesi chiusure nel coniugare “responsabilità e solidarietà” sulla questione migratoria, esplosa a ridosso delle primavere arabe e tuttora irrisolta.
Visioni ulteriormente differenziate in politica estera, inoltre, hanno reso col tempo ancora più flebile, per non dire afasica, l’azione dell’Unione fuori dai propri confini fino al recente, balbettante atteggiamento in Medio Oriente, da ultimo esibito con la mancanza di una posizione unitaria alle Nazioni Unite sul conflitto nella Striscia di Gaza.
Una prospettiva di allargamento ad oltre 30 Stati membri potrebbe dunque rivelarsi esiziale per i destini dell’Unione qualora non venga preliminarmente risolta la questione delle sue regole di funzionamento; dell’impatto su politiche europee quali agricoltura e coesione oltreché, più in generale, sul volume del bilancio.
Quest’ultimo, rimane oggi confinato all’1 per cento del Pil degli Stati membri, percentuale che, se mantenuta, stravolgerebbe gli equilibri complessivi e renderebbe ancora meno ambiziose le politiche dell’Unione proprio in un momento di rilevanti transizioni economiche e tecnologiche e di grandi sfide quali il contrasto al cambiamento climatico.
Tali nodi politici e finanziari si perpetuano dentro le attuali regole di funzionamento che ingessano il sistema con il permanere del diritto di veto in alcune materie strategiche.
Tutto questo va inoltre di pari passo con l’esigenza di evitare ulteriori torsioni su elementi costitutivi dell’Unione quali lo stato di diritto e i diritti fondamentali. I casi di Polonia ed Ungheria sono lì a dimostrarlo.
Occorre, dunque, cominciare a metterci mano. Prime valutazioni affidate ad esperti esterni segnalano la difficoltà, se non l’impossibilità, di un allargamento per tutti su basi paritarie.
Torna nuovamente di moda, dunque, la ricorrente ipotesi di “un’Europa a più velocità”, vale a dire una differenziazione per gruppi di Paesi a seconda dell’ambizione ad integrazioni più avanzate. Non è detto che sia la soluzione migliore né che maturi il necessario consenso per attuarla. Rimane però un’opzione che non può essere scartata a priori e da valutarsi seriamente. Ora più che mai.
L’unica cosa difficilmente propugnabile, infatti, sarà mantenere l’attuale velocità di crociera, con i vagoni più lenti a condizionare tutti gli altri. Un quadro esterno in ulteriore movimento potrebbe prima o poi evidenziarne la linea perdente.