Ma perché mai tutta la destra, proprio tutta la destra, è impegnata, dal giorno dell’uccisione di Giulia Cecchettin, in una furiosa battaglia per respingere il termine e il concetto di patriarcato?
Le spiegazioni sono più di una. La più elementare è che una certa destra ritiene seriamente che tutte le parole un po’ difficili siano una maligna invenzione della sinistra. Ma c’è una destra meno grossolana, la cui reazione, al limite della nevrastenia, dice molto della sua fisionomia culturale e psicologica.
Come è noto la nozione di patriarcato non si deve all’analisi marxiana. È, piuttosto, una categoria propria delle scienze umane e, in particolare, dell’antropologia — che non era propriamente la disciplina più frequentata da Lenin e Trockij — e successivamente della psicoanalisi (Freud ha scritto cose importanti in merito) e della sociologia.
Il patriarcato definisce un determinato tipo di organizzazione familiare — che arriva a informare l’intera società — e che prevede un’autor…
Ma perché mai tutta la destra, proprio tutta la destra, è impegnata, dal giorno dell’uccisione di Giulia Cecchettin, in una furiosa battaglia per respingere il termine e il concetto di patriarcato?
Le spiegazioni sono più di una. La più elementare è che una certa destra ritiene seriamente che tutte le parole un po’ difficili siano una maligna invenzione della sinistra. Ma c’è una destra meno grossolana, la cui reazione, al limite della nevrastenia, dice molto della sua fisionomia culturale e psicologica.
Come è noto la nozione di patriarcato non si deve all’analisi marxiana. È, piuttosto, una categoria propria delle scienze umane e, in particolare, dell’antropologia — che non era propriamente la disciplina più frequentata da Lenin e Trockij — e successivamente della psicoanalisi (Freud ha scritto cose importanti in merito) e della sociologia.
Il patriarcato definisce un determinato tipo di organizzazione familiare — che arriva a informare l’intera società — e che prevede un’autorità maschile, in origine detenuta dalla figura più anziana. Questo sistema si basa su un “diritto paterno” e può manifestarsi all’interno di qualunque struttura della vita associata, da quella domestica a quella pubblica, fino a quella politica.
Il patriarcato dunque esprime un potere che non assegna esclusivamente un ruolo di responsabilità, ma esercita l’autorità di sorvegliare e controllare la produzione dei beni e l’ordine sociale.
Questo ha portato ad attribuire alla donna, nel corso della storia umana, principalmente i ruoli di riproduzione e di cura, di assistenza e di accudimento, di stabilizzazione e di integrazione sociale, relegandola in uno stato di subalternità.
Le strutture patriarcali sono entrate in crisi da secoli e, in specie, con l’avvento della società borghese che ha eroso la legittimazione tradizionale dell’autorità, le relazioni tra le generazioni e tra i genitori e i figli e l’organizzazione familiare. In altre parole, da tempo il patriarcato è attraversato da una lotta asperrima che ha come posta in gioco la sua sopravvivenza o la sua sconfitta finale.
Il che aiuta a comprendere l’apparente paradosso che registra proprio nei Paesi del Nord Europa, dove è più sviluppata l’emancipazione femminile, un numero assai elevato di femminicidi. Si può dire che si tratti di altrettanti episodi della “guerra tra i sessi”, che vede una reazione dei maschi tanto più violenta quanto maggiore è il livello di indipendenza conquistato dalle donne.
D’altra parte, che la società italiana sia tuttora segnata in profondità dalla cultura patriarcale è dimostrato in maniera inequivocabile da alcuni dati. In Italia le donne occupate rappresentano il 42,1% dell’occupazione complessiva e il 56,2% della popolazione femminile. E nel 2021 il 71,8% di neogenitori dimissionari dal lavoro sono donne.
Il divario retributivo tra i generi, poi, è intorno al 5%, ma dal calcolo sono escluse le aziende con meno di dieci dipendenti che impiegano un’alta percentuale di lavoratrici.
Un altro dato si riferisce alla rappresentanza politico-parlamentare: la presenza delle donne alla Camera e al Senato costituisce circa il 33% del complesso degli eletti.
Di conseguenza, è difficile negare la natura patriarcale della nostra società e delle sue istituzioni. Il patriarcato lo si può criticare e combattere, oppure apprezzare e sostenere: una destra conservatrice può ritenerlo la forma migliore di organizzazione sociale, ma non può fingere che esso non esista.
Roma, 25 novembre: un uomo mostra la scritta "è anche colpa mia" alla manifestazione contro la violenza sulle donne
È una storia antica. In Italia l’accesso delle donne alla magistratura risale al 1963 e la cancellazione dal nostro ordinamento del delitto d’onore si ha solo nel 1981. Ma, si dirà, sono passati oltre quarant’anni.
È vero ed è altrettanto vero che sono stati fatti grandi progressi. Lo si deve, tra l’altro, allo sviluppo del movimento femminista e al contributo dato all’analisi del patriarcato da tante donne (penso all’opera di due filosofe di grande qualità come Luisa Muraro e Adriana Cavarero).
Ma l’influenza di un sistema mentale come quello alimentato dalla prevaricazione maschile non si esaurisce nell’arco di alcune generazioni: piuttosto sopravvive e può trovare persino occasioni per riprodursi e rafforzarsi anche a causa di una diffusa “falsa coscienza”. Quale quella che ispira una formula tanto ripetuta in questi giorni: io non mi sento colpevole, io non ho ucciso nessuno, è Filippo Turetta il criminale.
Certo, sarà quest’ultimo a rispondere sul piano penale del suo crimine. Ma come si fa a pensare che quel delitto sia totalmente indipendente da una mentalità, da un clima, da un senso comune e da una cultura di cui ognuno, ciascuno per la sua parte, è in qualche modo corresponsabile? Ognuno, ciascuno per la sua parte di parole e gesti, di stereotipi e cattive abitudini, di pulsioni e desideri, di preconcetti e omissioni.
Qui, davvero, la destra — non parlo di Céline e Jünger ma di quella politico-mediatica attuale — paga un irreparabile scotto culturale: il sospetto verso la problematicità e la complessità delle grandi questioni della vita sociale e di quella morale e un’idea brutalmente semplificata della psiche e della personalità umana.
Un sistema mentale come il patriarcato non si manifesta solo nei crimini efferati di maschi disperati e impotenti: vive anche del silenzio e della connivenza di tutti. Non c’è alcun bisogno di essere di sinistra per comprenderlo.