Dicono: la Cop28 sarà un fallimento. Lo dicono i giovani attivisti, molti dei quali hanno rinunciato ad andare a Dubai. Lo dicono molti scienziati che hanno visto cadere nel vuoto anni di appelli fondati su ricerche indiscutibili e sempre più allarmanti. Lo dice anche il nostro sostanziale disinteresse: se guardate i dati di traffico dei siti web in questi giorni i post sull’argomento non sono mai tra i più letti. Vorrà dire qualcosa? Il cambiamento climatico non tira. La disillusione è comprensibile: se davvero avessimo fatto qualcosa di importante e decisivo nelle precedenti riunioni mondiali sul tema; se avessimo affrontato con decisione la scelta di dare uno stop certo ai combustibili fossili (“non ridurli, non diminuirli, eliminarli”, ha ripetuto ieri per l’ennesima volta il segretario generale dell’Onu António Guterres); se avessimo accelerato sulle energie rinnovabili invece di traccheggiare nel nome del profitto dei petrolieri, il mondo sarebbe migliore. Non è un modo di dire …
Dicono: la Cop28 sarà un fallimento. Lo dicono i giovani attivisti, molti dei quali hanno rinunciato ad andare a Dubai. Lo dicono molti scienziati che hanno visto cadere nel vuoto anni di appelli fondati su ricerche indiscutibili e sempre più allarmanti. Lo dice anche il nostro sostanziale disinteresse: se guardate i dati di traffico dei siti web in questi giorni i post sull’argomento non sono mai tra i più letti. Vorrà dire qualcosa? Il cambiamento climatico non tira. La disillusione è comprensibile: se davvero avessimo fatto qualcosa di importante e decisivo nelle precedenti riunioni mondiali sul tema; se avessimo affrontato con decisione la scelta di dare uno stop certo ai combustibili fossili (“non ridurli, non diminuirli, eliminarli”, ha ripetuto ieri per l’ennesima volta il segretario generale dell’Onu António Guterres); se avessimo accelerato sulle energie rinnovabili invece di traccheggiare nel nome del profitto dei petrolieri, il mondo sarebbe migliore. Non è un modo di dire poetico: gli effetti “dell’anno più caldo della storia” (questo, ma anche il precedente, e quello prima e quello prima ancora) si sono visti e sono stati devastanti in termini di morti, distruzioni, sofferenze non più soltanto in Paesi lontani, ma nelle nostre case, nelle nostre aziende.
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Safran Foer]]
È inutile qui ripetere i numeri, se bastassero i numeri a scuotere le coscienze sarebbe già cambiato tutto: mai nessuna rivoluzione si è fatta per i numeri. Per cambiare il mondo occorre parlare al cuore delle persone; ci mobilitiamo per un ideale o un sogno, non per un istogramma; mentre la paura funziona solo quando è troppo tardi. Invece non siamo stati capaci di raccontare il sogno di un mondo che vince la sfida del clima diventando sostenibile, rinnovabile, equo. Neppure l’Unione Europea che sta per chiudere una legislatura tutta volta ad accelerare sulla transizione ecologica, è stata capace di raccontarne le opportunità e così le destre hanno fatto passare il messaggio che i vari provvedimenti su automobili, plastiche, cibo e biodiversità siano l’aggressione al nostro stile di vita da parte di una inesistente “ideologia green” che ci vorrebbe più poveri (quando arriva un alluvione o quando la siccità manda in malora il raccolto siamo tutti più ricchi invece…). Come ha detto Papa Francesco: “I danni causati dal cambiamento climatico sono paragonabili a quelli di un conflitto globale”. Siamo in guerra, insomma: ma chi ci difende dai negazionisti e dagli opportunisti?
Dicono che la Cop28 sarà un fallimento. Che una riunione sul clima guidata da un petroliere (Ahmed Al-Jaber) non può non essere una buffonata e sventolano i clamorosi documenti pubblicati alla vigilia in cui si vede chiaramente che nelle stesse riunioni preparatorie con i vari Paesi si discutevano anche accordi su petrolio e gas (non è una cosa che si può smentire: l’indicazione dei contratti da chiudere per trivellazioni varie sono su carta intestata “Cop28”). Dicono anche che il fondo “Loss and Damage, Perdite e Danni” per i Paesi poveri, approvato fra gli applausi a sorpresa il primo giorno, sarà una sostanziale presa in giro per una serie di ragioni, non ultima il fatto che servono “miliardi di dollari l’anno e qui si parla di milioni”, come ha detto una delle poche attiviste presenti a Dubai, Vanessa Nakate. Dicono che anche l’Italia stia facendo finta: da una parte mettiamo 100 milioni di euro nel fondo Loss and Damage e dall’altra prendiamo 13 miliardi di dollari per sviluppare due giacimenti di gas di Adnoc, l’azienda del sultano che guida Cop28; e poi, la premier Meloni che parla il primo giorno per ribadire l’impegno italiano alla decarbonizzazione mentre esponenti di governo frequentano convegni dove si dice che il cambiamento climatico è una invenzione della sinistra.
Dicono; e forse hanno ragione. Ma quando si comincia una partita, te la giochi fino alla fine e la Cop28 è appena cominciata: se non ci fossero questi momenti in cui il mondo si ritrova per parlare, per trovare un accordo, tutto sarebbe più difficile. E poi non è vero che nulla sta cambiando. Ieri il presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci ha consegnato al presidente Mattarella l’ultimo rapporto GreenItaly: dice che chi investe in sostenibilità e innovazione “esporta di più, innova di più, crea più posti di lavoro”. E il Censis ha certificato che, dopo la crisi energetica dello scorso inverno, sono cambiati i nostri comportamenti: siamo più attenti, più rispettosi di acqua ed energia, meno spreconi, meno consumisti. Alcuni iniziano ad essere il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo. Se la Cop28 non sarà un altro fallimento sarà anche per questo.