La transizione energetica non è solo un costo, come appare dalla Cop 28 in corso in questi giorni. È un’opzione strategica che si apre nel nuovo millennio. Le popolazioni in Italia e in Europa devono prendere atto delle straordinarie potenzialità delle diverse fonti di energia non inquinanti che si presentano all’innovazione. La fusione nucleare e le fonti rinnovabili — sole, vento, idrico, geotermia — sono entrambe opzioni essenziali per affrontare la crisi climatica in modo costruttivo. La fusione, a differenza della fissione nucleare di precedente generazione, non genera scorie nucleari. E soprattutto, va ben compreso, sono vie del tutto complementari per decarbonizzare la produzione di energia elettrica. Il loro impatto va inteso al di fuori di interpretazioni ideologiche.
La fusione nucleare, la cui sperimentazione è ormai alle porte (se ne prevede l’avvio al 2030), consiste nell’attivare la fusione tra nuclei leggeri presenti nell’acqua (deuterio e trizio, isotopi dell’idrogeno…
La transizione energetica non è solo un costo, come appare dalla Cop 28 in corso in questi giorni. È un’opzione strategica che si apre nel nuovo millennio. Le popolazioni in Italia e in Europa devono prendere atto delle straordinarie potenzialità delle diverse fonti di energia non inquinanti che si presentano all’innovazione. La fusione nucleare e le fonti rinnovabili — sole, vento, idrico, geotermia — sono entrambe opzioni essenziali per affrontare la crisi climatica in modo costruttivo. La fusione, a differenza della fissione nucleare di precedente generazione, non genera scorie nucleari. E soprattutto, va ben compreso, sono vie del tutto complementari per decarbonizzare la produzione di energia elettrica. Il loro impatto va inteso al di fuori di interpretazioni ideologiche.
La fusione nucleare, la cui sperimentazione è ormai alle porte (se ne prevede l’avvio al 2030), consiste nell’attivare la fusione tra nuclei leggeri presenti nell’acqua (deuterio e trizio, isotopi dell’idrogeno), iniettati in forma gasosa in un contenitore che a una temperatura elevatissima, intorno a cento milioni di gradi C°, produce enormi quantità di energia termica, trasformata poi in elettricità senza produrre CO2 e soprattutto senza generare scorie nucleari. È una fonte pulita di energia elettrica necessariamente centralizzata, poiché richiede infrastrutture importanti per attivare la fusione e per contenere il gas a temperature così elevate per poi trasmettere l’energia elettrica nelle reti.
Le fonti rinnovabili invece possono produrre elettricità dal sole o dal vento con impianti leggeri, agili, decentrati, localmente gestibili, senza l’ausilio di infrastrutture, ad esempio in Africa. Offrono un accesso locale semplice all’energia elettrica, garanzia di indipendenza e sviluppo per i 700 milioni di persone che ancora non ne dispongono. Tuttavia, hanno un’altra criticità che rende essenziale l’apporto di altre fonti per garantire sufficiente energia pulita: è impossibile programmare con sicurezza l’elettricità prodotta da rinnovabili, poiché queste fonti dipendono ovviamente dalle condizioni atmosferiche.
La fusione nucleare è dunque del tutto complementare alle fonti energetiche rinnovabili. Entrambe sono forme di produzione di elettricità nelle quali l’Italia si trova sulla frontiera dell’innovazione e dispone delle condizioni geografiche più favorevoli. Vanno dunque valorizzate.
Ma c’è un altro aspetto di grande rilievo in questo momento di drammatici conflitti. La ricerca sulla fusione nucleare mantiene in essere una incredibile collaborazione tra gli Stati oggi in guerra.
Il progetto Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor), nel quale l’Italia ha un ruolo importante e riconosciuto con l’apporto essenziale e creativo dei ricercatori di Enea, è partecipato da Europa, Cina, India, Stati Uniti, Giappone, Russia, e Corea del Sud. E, nota straordinaria, gode oggi della collaborazione fattiva di tutti gli Stati che partecipano al progetto nel pieno dei conflitti che sconvolgono il mondo. La scienza si dimostra una via d’uscita per un futuro umano, il contrasto al cambiamento climatico diviene obiettivo comune, strumento di cooperazione tra culture diverse del pianeta.
Ordinario di Economia Politica Università Roma Tre
UN High Level Dialogue on Energy
WG 5 on Energy and Finance