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Le tre donne al crocevia europeo

Ursula von der Leyen

 

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Il punto di venerdì 8 dicembre 2023
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Al crocevia delle due Europe ci sono due diverse alleanze che prendono forma. C’è l’intesa che non nasconde la propria ostilità pressoché totale all’Unione per come si è definita in questi anni, con tutti i suoi limiti ma anche con un’idea di fondo abbastanza solida: creare un sentimento condiviso e una prospettiva che nel tempo può trasformarsi nel principio di una difesa e di una politica estera comuni. Siamo lontani da tutto questo, come dimostra la stessa guerra in Ucraina. Finché l’America era ben determinata a proteggere Kiev, l’Unione ha fatto la sua parte. O almeno, ha dato l’impressione di prendersi le sue responsabilità. Adesso che qualcosa sta cambiando, in vista dell’anno elettorale negli Stati Uniti, ecco che l’Europa tende a svanire. Del resto, le elezioni sono attese anche nei vari paesi continentali e nessuno ha troppa voglia di andare alle urne mentre tuona il cannone.

Ora, è chiaro il punto: chi ha a cuore il destino dell’Europa, deve impegnarsi allo spasimo per sup…

Al crocevia delle due Europe ci sono due diverse alleanze che prendono forma. C’è l’intesa che non nasconde la propria ostilità pressoché totale all’Unione per come si è definita in questi anni, con tutti i suoi limiti ma anche con un’idea di fondo abbastanza solida: creare un sentimento condiviso e una prospettiva che nel tempo può trasformarsi nel principio di una difesa e di una politica estera comuni. Siamo lontani da tutto questo, come dimostra la stessa guerra in Ucraina. Finché l’America era ben determinata a proteggere Kiev, l’Unione ha fatto la sua parte. O almeno, ha dato l’impressione di prendersi le sue responsabilità. Adesso che qualcosa sta cambiando, in vista dell’anno elettorale negli Stati Uniti, ecco che l’Europa tende a svanire. Del resto, le elezioni sono attese anche nei vari paesi continentali e nessuno ha troppa voglia di andare alle urne mentre tuona il cannone.

Ora, è chiaro il punto: chi ha a cuore il destino dell’Europa, deve impegnarsi allo spasimo per superare ogni sorta di ostacoli: quale che sia la provenienza dei singoli personaggi che calcano il palcoscenico dell’Unione. Una volta c’era Angela Merkel, una figura possente che ha commesso, è vero, molteplici errori e il cui ricordo sbiadirà nel tempo, ma al tempo stesso una donna che ha saputo presentarsi come una specie di regina moderna del continente. Il paragone con Maria Teresa d’Austria è senza dubbio eccessivo, ma può essere proposto con qualche ovvia cautela.

E oggi? Chi è in grado di raccogliere quell’eredità? Non c’è ancora nessuno: né la von der Leyen, la più attiva anche nel superare la prudenza merkeliana; né la presidente del Parlamento, Metsola, donna attiva ma senza esperienza ed espressione di un paese, Malta, fin troppo minuscolo. E logicamente neanche la nostra Giorgia Meloni, volitiva e ambiziosa, ma chiamata a governare un paese dalle infinite difficoltà. No, non c’è all’orizzonte un’altra Merkel. Quello che si può forse immaginare è che tre donne, una del Nord, una del Sud e una che si è guadagnata uno spazio con le sue capacità di mediazione nell’Assemblea di Bruxelles e Strasburgo, possano riunirsi e creare una sorta di triunvirato.

Stiamo esagerando con la fantasia, ma a ben vedere occorre un colpo d’ala nell’Europa di domani. Del resto, bisogna riconoscere che l’intesa delle tre signore assomiglia a un disegno politico. In fondo, la von der Leyen viene dal cuore del Partito popolare, la Metsola appartiene all’ala destra della stessa formazione transnazionale. E la Meloni viene da ben altra tradizione, ma sta facendo del suo meglio per far dimenticare le sue origini. Piano piano viene meno anche l’ostilità della destra moderata verso i socialisti, che sono da tempo alleati dei democristiani.

Ma per tornare all’inizio, l’estrema destra si sta sforzando di far saltare il banco. Salvini ha riunito, come è noto, tutto un mondo che non è tenuto insieme da un progetto politico,bensì solo dall’avversione verso tutto ciò che ha il sapore d’Europa. Potrebbe avere un limitato successo se tutti i brandelli del sovranismo nazionalista riuscissero a ottenere una messe di voti alle elezioni europee di giugno. Tuttavia anche in quel caso non vedremmo un’autentica prospettiva, bensì solo la distruzione del disegno altrui. Può accadere, senza dubbio, ma proprio per questo è necessario porsi degli interrogativi prima del voto della tarda primavera. Rivedere il progetto europeo, è opportuno. Gettarlo alle ortiche, sembra essere il più grave degli errori.

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