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Covid, i vaccini invisibili

(reuters)

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Serve una nuova campagna, ma il governo non vuole esporsi
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Se c’è stato qualcosa per cui negli ultimi anni non ci siamo sentiti il fanalino di coda dell’Europa, è stata l’adesione alla campagna vaccinale per il Covid-19, con l’85% della popolazione che ha completato il ciclo vaccinale primario dal 2021. Negli ultimi mesi, però, cioè da quando è stato dato il via libera alla somministrazione del vaccino adattato XBB 1.5, i dati italiani sono drasticamente crollati: si parla di circa un milione di dosi somministrate (dati del Ministero della Salute aggiornati al 30 novembre), contro più di 145 milioni di dosi con i vaccini precedenti.

Eppure una nuova campagna vaccinale sarebbe urgente, se è vero che nelle ultime tre settimane i casi di Covid sono quasi raddoppiati, secondo il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe. La campagna vaccinale, però, trova giusto un piccolo spazio sul sito del Ministero di Orazio Schillaci, ma quasi nessuno nell’agenda politica del governo Meloni.

Il problema è rilevante sia in termini di salute pubblica, s…

Se c’è stato qualcosa per cui negli ultimi anni non ci siamo sentiti il fanalino di coda dell’Europa, è stata l’adesione alla campagna vaccinale per il Covid-19, con l’85% della popolazione che ha completato il ciclo vaccinale primario dal 2021. Negli ultimi mesi, però, cioè da quando è stato dato il via libera alla somministrazione del vaccino adattato XBB 1.5, i dati italiani sono drasticamente crollati: si parla di circa un milione di dosi somministrate (dati del Ministero della Salute aggiornati al 30 novembre), contro più di 145 milioni di dosi con i vaccini precedenti.

Eppure una nuova campagna vaccinale sarebbe urgente, se è vero che nelle ultime tre settimane i casi di Covid sono quasi raddoppiati, secondo il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe. La campagna vaccinale, però, trova giusto un piccolo spazio sul sito del Ministero di Orazio Schillaci, ma quasi nessuno nell’agenda politica del governo Meloni.

Il problema è rilevante sia in termini di salute pubblica, sia per il fatto che il tema dei vaccini in Italia non è mai solo una questione di salute, ma sempre anche politica e identitaria.

Perché, dunque, questo governo non ne parla? Al tempo dei governi Conte e Draghi, Giorgia Meloni aveva criticato duramente e con costanza le vaccinazioni, dichiarandosi preoccupata per le modalità con cui la questione veniva affrontata in Italia. Questo le aveva attirato le simpatie delle persone che non volevano ricorrere al vaccino. Anche se i suoi attacchi riguardavano in particolare il green pass e le restrizioni alla libertà personale, aveva quindi finito col fare da cassa di risonanza alle resistenze e alle esitazioni, ma anche alle teorie del complotto. Eppure Meloni alla fine scelse di vaccinarsi, pur non pubblicando alcuna foto della sua somministrazione ed evitando così di passare per l’ennesima “inoculata”, dato che questo l’avrebbe esposta alle critiche degli stessi novax di cui aveva guadagnato il consenso.

Oggi che è al governo, si può quindi pensare che Meloni non voglia dare adito alle critiche di quella parte dell’elettorato, che vede già in lei una leader più europeista di quanto sia mai stata prima d’ora. Se la vedesse addirittura promuovere una campagna per le vaccinazioni, inizierebbe a dipingerla come l’ennesima promessa politica caduta ai piedi dei poteri forti, quelli che proprio lei diceva di voler combattere.

Ecco perché sono lontani i tempi di una campagna vaccinale comunicata ovunque, di centri vaccinali disponibili in molti luoghi delle città. Dei nuovi vaccini si parla poco, e di conseguenza poche persone ne sono a conoscenza, e ancora meno valutano la somministrazione.

Se è vero che ci siamo lasciati l’emergenza alle spalle, il significativo aumento dei contagi non può non dare avvio a un’azione articolata di prevenzione e protezione, che per una popolazione di decine di milioni di persone ha bisogno di un lavoro di comunicazione capillare e consistente che non si può delegare all’attività di medici di famiglia e farmacisti, ma richiede risorse economiche e messaggi chiari e forti.

Messaggi, però, che rischierebbero di mettere in crisi l’immagine politica della premier, come anche di altri leader di questo governo. Forse è questa la ragione di una comunicazione mite e di basso profilo, che rischia però di avere conseguenze gravi sulla salute pubblica, e ancora una volta sulla popolazione anziana e fragile.

Se al tempo dei governi Conte e Draghi l’appoggio di Meloni all’esitanza vaccinale poteva far parte di una strategia politica, oggi che è al governo e non è in atto alcuna restrizione contro i contagi da Covid rischia di essere una grave mancanza di responsabilità.

Perché, in fondo, è vero che la questione dei vaccini è politica: la pandemia ci ha mostrato che ogni scelta personale ha una ricaduta sugli altri, e che le scelte sulla nostra salute possono avere delle conseguenze negative a livello collettivo. Per questa ragione, sono scelte sempre anche politiche. Si tratta, tutto sommato, di una delle cose che dovremmo aver imparato in questi anni difficili.

La premier, al contrario, ha sempre voluto dare al vaccino un valore privato, definendolo una scelta personale e non politica, senza alcun peso pubblico.

Di fronte al rialzo dei contagi, sarebbe necessario invece comunicare alla popolazione la necessità di proteggersi e proteggere gli altri, senza inutili strumentalizzazioni politiche, ma con un gesto di politica responsabilità.

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