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Da Schlein segnali di un cambio di rotta

L’iniziativa del Pd per l’Europa con Gentiloni, Prodi e Letta può inaugurare una fase di maggior attenzione alla storia del centrosinistra da parte della segretaria
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Ha raccolto pochi consensi, almeno al di là della cerchia dei militanti, l’iniziativa di Elly Schlein a favore dell’Europa. Due giorni di dibattiti nel prossimo weekend in cui sono coinvolti i volti storici del partito: l’attuale commissario Paolo Gentiloni, l’ex presidente della Commissione (ed ex premier) Romano Prodi, ed Enrico Letta, anche lui, come è noto, ex presidente del Consiglio. Stavolta tuttavia le critiche sono ingenerose, anzi nell’iniziativa si può leggere più di un indizio positivo per quel che vorrà essere la prospettiva del Pd.

In primo luogo l’Europa, anzi una rigorosa ortodossia europea, è da decenni un cavallo di battaglia del centrosinistra. A cominciare da quando Giorgio Napolitano guidò la conversione in chiave socialdemocratica del Pci, prima ostile al progetto d’integrazione, al punto che verso la fine degli anni Settanta candidò al Parlamento di Strasburgo Altiero Spinelli, coautore del Manifesto di Ventotene. Ora la tensione europeista viene ripropost…

Ha raccolto pochi consensi, almeno al di là della cerchia dei militanti, l’iniziativa di Elly Schlein a favore dell’Europa. Due giorni di dibattiti nel prossimo weekend in cui sono coinvolti i volti storici del partito: l’attuale commissario Paolo Gentiloni, l’ex presidente della Commissione (ed ex premier) Romano Prodi, ed Enrico Letta, anche lui, come è noto, ex presidente del Consiglio. Stavolta tuttavia le critiche sono ingenerose, anzi nell’iniziativa si può leggere più di un indizio positivo per quel che vorrà essere la prospettiva del Pd.

In primo luogo l’Europa, anzi una rigorosa ortodossia europea, è da decenni un cavallo di battaglia del centrosinistra. A cominciare da quando Giorgio Napolitano guidò la conversione in chiave socialdemocratica del Pci, prima ostile al progetto d’integrazione, al punto che verso la fine degli anni Settanta candidò al Parlamento di Strasburgo Altiero Spinelli, coautore del Manifesto di Ventotene. Ora la tensione europeista viene riproposta dalla Schlein in un momento in cui l’estrema destra di Salvini-Le Pen-AfD-Wilders impone a tutti di prendere posizione. Non è poco. Certo, le elezioni si avvicinano ed è nell’interesse del Pd assumere una linea netta. Il punto è che la segretaria ha dato più volte l’impressione, forse infondata, di non considerare troppo la storia della sinistra, o almeno le sue pagine migliori. Questa iniziativa si può allora considerare un recupero della memoria e quindi dell’identità. In fondo l’alleato privilegiato del Pd, quel movimento Cinque Stelle con cui si è tentati di formare una vera e propria “alleanza strutturale”, anche a costo di snaturarsi, è un partito senza passato, che vive di presente con evidente spregiudicatezza. È chiaro che conviene a Elly Schlein e ai suoi non rinunciare alla memoria.

In secondo luogo, l’accusa di “incoerenza” alla leader stavolta con convince. Lasciamo da parte il tema delle primarie perdute, che merita un’analisi a sé stante. Ma proprio l’incontro sul terreno europeo con i protagonisti della storia recente del Pd, dimostra che forse qualcosa sta mutando nel messaggio con cui il centrosinistra si rivolge agli elettori. Finora non ha avuto alcun successo il radicalismo, l’idea che i voti da recuperare fossero tutti a sinistra, per cui si mostrava disinteresse verso i ceti più moderati. Questa scelta ha inchiodato il Pd intorno al 19 per cento, nonostante condizioni generali abbastanza favorevoli per l’opposizione a un governo di destra-centro.

Ora l’incontro con Gentiloni-Prodi-Letta è un segnale. Sarebbe troppo dire che si tratta di un cambio di linea - per quello occorrono altre conferme - ma è probabile che al Nazareno si rendano conto che è difficile affrontare la campagna elettorale in modo del tutto auto-referenziale, senza interrogarsi sulla realtà di un partito che non è un monolite e non vuole diventarlo.

Nei giorni scorsi il leader laburista inglese, Keir Starmer, ha scritto un articolo sul Daily Telegraph, quotidiano conservatore, per affermare che il labour, una volta vinte le elezioni per le quali è favorito, intende raccogliere una parte all’eredità politica di Margaret Thatcher. Si dirà che non è proprio una novità, già Tony Blair si era impegnato in tal senso. Tuttavia Starmer costruisce la sua leadership dopo il lungo dislocamento a sinistra dei laburisti, quindi le sue parole hanno un significato, benché ovvio. Per vincere bisogna spostare gli elettori che sono sull’altra riva del fiume: pezzi del mondo conservatore vanno conquistati alla causa di una sinistra pragmatica. Altrimenti ci si limita a una battaglia identitaria, alzando una serie di bandiere in nome dell’intransigenza. Capiremo presto se Elly Schlein condivide qualcosa dell’analisi di Starmer.

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