Hanno vinto gli integralisti. Tutto è finito in neanche tre giorni. Nomina delle tre coordinatrici del progetto “Educare alle relazioni”. E revoca delle stesse. Ed è finito, perché tra le nominate c’era Paola Concia, considerata inadatta dall’integralismo di destra, perché lesbica e femminista. Non dal ministro Valditara. Non basta la competenza, nonostante nel nome del ministero sia stata aggiunta la parola “merito”. Non basta il lavoro di Paola Concia a capo del Comitato che organizza Didacta, la fiera più importante per l’aggiornamento di insegnanti, che ha coinvolto a Firenze migliaia di docenti.
L’integralismo discrimina Paola Concia perché lesbica che ha osato sposars…
Hanno vinto gli integralisti. Tutto è finito in neanche tre giorni. Nomina delle tre coordinatrici del progetto “Educare alle relazioni”. E revoca delle stesse. Ed è finito, perché tra le nominate c’era Paola Concia, considerata inadatta dall’integralismo di destra, perché lesbica e femminista. Non dal ministro Valditara. Non basta la competenza, nonostante nel nome del ministero sia stata aggiunta la parola “merito”. Non basta il lavoro di Paola Concia a capo del Comitato che organizza Didacta, la fiera più importante per l’aggiornamento di insegnanti, che ha coinvolto a Firenze migliaia di docenti.
L’integralismo discrimina Paola Concia perché lesbica che ha osato sposarsi (in Germania perché noi non avevamo neanche la legge delle unioni civili), perché femminista, e donna che da sempre ha dialogato con la destra su queste tematiche, con Gianfranco Fini, Flavia Perina, Mara Carfagna, solo per fare alcuni esempi. Come si deve fare quando ci si batte per i diritti. Una vergogna.
Stiamo parlando di un progetto essenziale per la scuola pubblica e per la formazione di ragazzi e ragazze, per prevenire la violenza contro le donne. In mano a chi andrà? È quantomeno sconcertante il fatto che lo stesso ministro, che aveva reputato valido il curriculum di Paola Concia, abbia fatto marcia indietro in seguito alle obiezioni sollevate da Provita ed altri esponenti integralisti. Perché qui si tratta dei nostri ragazzi e non è l’ideologia che deve vincere nell’educazione alle relazioni, come gli integralisti vorrebbero. Ma la capacità di operare scientificamente a partire dalle esperienze quotidiane di ciascuno, e avvalendosi delle competenze che si sono costruite in anni di lavoro sulla violenza contro le donne. Il messaggio è fin troppo chiaro. Sembrava che i femminicidi che si sono susseguiti ed in particolare quello di Giulia avessero creato una sensibilità trasversale alle forze politiche. Ma questa si è arenata sui veti integralisti. Quando vi sarebbe stato, semmai, qualcosa da obiettare su altri nomi, visto che sempre di scuola pubblica e laica stiamo parlando.
Il ministro ha anche dichiarato che si continuerà con il dialogo con le associazioni di insegnanti, studenti e genitori, senza coordinatrici. E quindi chi deciderà sulla validità dei contenuti? E chi si è occupato da anni di violenza contro le donne, come i centri antiviolenza, che le ha ascoltate, accompagnate nel processo di autonomia e autodeterminazione nell’uscita dalla violenza? Verrà escluso? E le altre competenze professionali come quella psicologica, data la delicatezza del tema?
La Costituzione fissa paletti chiari sul carattere laico ed inclusivo della scuola quale diritto di tutti i cittadini. Si vuole forse riportare la scuola ad essere un imbuto di ideologie, concetti oscurantisti ed integralisti? È un’impresa antistorica, non ci si riuscirà.
Dagli anni ‘50 e ‘60 ci divide un’era geologica. Il pensiero, il vissuto ed il sentire comune non sono più riducibili a quei modelli culturali. Il risultato sapete quale è? Stiamo perdendo tempo prezioso per educare tutti al rispetto delle donne e della diversità, questo sì. E stiamo perdendo qualità nell’operare.