Kosovo, il mondo che guarda avanti
di Lendita HaxhitasimIl presidente del Kosovo Vjosa Osmani-Sadriu
(reuters)Egregio Direttore,
ho letto con grande interesse il suo editoriale dello scorso 3 dicembre dal titolo: “Ora Putin apre il fronte dei Balcani”, che fra l’altro ha messo in luce le connessioni tra quanto sta succedendo nei Balcani occidentali e il conflitto russo-ucraino. In sintesi, la Russia, investendo sul panslavismo ortodosso, intenderebbe portare avanti una “guerra ibrida” contro l’Unione europea e la Nato, al fine di destabilizzare sia l’una che l’altra. Alla base vi sarebbe il sostegno alla stessa ideologia che negli anni Novanta portò alle guerre jugoslave, al tentativo di genocidio e pulizia etnica del Kosovo e alla decisione degli alleati e partner Nato, come l’Italia amica, di intervenire. Ora, sembra purtroppo che il disegno di rallentare il cammino dei Balcani occidentali verso l’Unione Europea non sia stato abbandonato. Io credo che le cancellerie europee conoscano bene lo stato attuale delle cose, per quanto il linguaggio diplomatico sia poco adatto a analisi schiette com…
Egregio Direttore,
ho letto con grande interesse il suo editoriale dello scorso 3 dicembre dal titolo: “Ora Putin apre il fronte dei Balcani”, che fra l’altro ha messo in luce le connessioni tra quanto sta succedendo nei Balcani occidentali e il conflitto russo-ucraino. In sintesi, la Russia, investendo sul panslavismo ortodosso, intenderebbe portare avanti una “guerra ibrida” contro l’Unione europea e la Nato, al fine di destabilizzare sia l’una che l’altra. Alla base vi sarebbe il sostegno alla stessa ideologia che negli anni Novanta portò alle guerre jugoslave, al tentativo di genocidio e pulizia etnica del Kosovo e alla decisione degli alleati e partner Nato, come l’Italia amica, di intervenire. Ora, sembra purtroppo che il disegno di rallentare il cammino dei Balcani occidentali verso l’Unione Europea non sia stato abbandonato. Io credo che le cancellerie europee conoscano bene lo stato attuale delle cose, per quanto il linguaggio diplomatico sia poco adatto a analisi schiette come la sua.
Vogliamo proiettarci nel futuro. I nostri giovani ormai non conoscono più confini quando si tratta di realizzare le loro aspirazioni, grazie anche alle nuove tecnologie e alle loro competenze di Ict. Il fatto che molti siano laureati e parlino più lingue, e la vicinanza geografica del Kosovo con gli altri Paesi europei, sono tra i fattori che hanno spinto numerose aziende internazionali a espandere l’attività nel nostro Paese. Inoltre, vantiamo una copertura Internet al 100 per cento del territorio, un altissimo numero di startup, un quadro normativo interamente compatibile con l’ordinamento Ue. Il nostro sistema di incentivi fiscali favorisce gli investimenti, specie stranieri. L’Iva ordinaria è al 18 per cento, e all’8 sui beni di prima necessità, l’imposta sui redditi progressiva non supera il 10 per cento. Gli italiani possono contare su numerose facilitazioni, inclusa la possibilità di detenere il controllo di società e costituirle in tempi record, con tutte le operazioni facilitate dal fatto che la valuta ufficiale è l’euro. Tutti elementi che abbiamo presentato lo scorso maggio a Roma al Kosova Country Presentation, format concepito per promuovere le opportunità di partenariato economico tra Kosovo e Italia in vista del prossimo Business Forum annunciato dal Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che dovrebbe tenersi a Prishtina con la partecipazione di aziende e imprenditori italiani.
Caro Direttore, mi permetta anche di sottolineare che la nostra politica estera è del tutto allineata a quella euro-atlantica. Abbiamo aderito a tutte le sanzioni contro la Russia in risposta alla guerra di aggressione nei confronti dell’Ucraina. Per di più, l’indice della libertà di stampa in Kosovo è tra più alti nella regione, e partecipiamo al programma di protezione professionale dei giornalisti residenti, avviato dal Centro europeo per la libertà di stampa e dei media, realizzato dall’Associazione dei giornalisti del Kosovo con il sostegno finanziario del nostro Governo. Programma al quale partecipano oltre 20 giornalisti ucraini e afghani che ospitiamo nel nostro Paese.
Questi sono soltanto alcuni dei motivi che ci fanno guardare con fiducia al futuro degli scambi economici, politici e culturali con l’Italia, con un ottimismo basato su fatti e numeri. A partire da gennaio 2024, poi, i nostri cittadini potranno finalmente viaggiare senza visti in tutta Europa. Un traguardo molto importante, che abbiamo raggiunto con determinazione dopo una lunga e sofferta attesa, e che dà un contributo allo sviluppo della people to people diplomacy. La diplomazia dei popoli. Del resto, Kosovo e Italia hanno un legame plurisecolare. Sono oltre 38.000 i kosovari che vivono e lavorano in Italia, pienamente integrati nel tessuto socioeconomico del Paese. Auspichiamo che si arrivi al più presto anche alla firma dell’accordo di mutuo riconoscimento delle patenti di guida tra Kosovo e Italia, come ci auguriamo di poter firmare presto l’accordo di collaborazione culturale bilaterale, e realizzare il Business Forum a Prishtina.
Dietro le ideologie e i conflitti alimentati ad arte dalla politica, dietro gli antichi progetti di egemonia che riportano indietro le lancette della storia, c’è un mondo che guarda avanti e crede nel progresso, nel lavoro e, quindi, nella stabilità e nella pace. Il Kosovo appartiene a pieno titolo a questo mondo.
L’autrice è ambasciatrice della repubblica del Kosovo in Italia