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L’impazienza delle donne

(agf)

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Caro presidente Barbera, qualche suggerimento perché la parità prevista dall’articolo 3 della Costituzione sia effettiva e sostanziale
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Caro Presidente della Corte Costituzionale, sono molto rispettosa delle istituzioni e della sua persona, e proprio per questo mi permetto di commentare alcune sue affermazioni. Perché è dal dibattito franco e aperto che può crescere la nostra democrazia.

Nella sua prima conferenza stampa lei ha definito le donne “impazienti”, provocando una reazione sui social negativa, soprattutto da parte delle donne che per decenni si sono battute per l’attuazione dell’articolo 3 della Costituzione e sono rimaste giustamente contrariate da questa affermazione. D’altro canto, sono passati 75 anni dal 1948 e ancora metà delle donne non lavora, le donne sono penalizzate sul lavoro se hanno figli, la presenza nei luoghi decisionali è scarsa, le barriere all’ingresso e alla permanenza nel mercato del lavoro sono alte, gli stereotipi di genere le penalizzano anche nella formazione, soprattutto scientifica, il sovraccarico di lavoro familiare sulle loro spalle è elevato, la violenza contro le donne diffu…

Caro Presidente della Corte Costituzionale, sono molto rispettosa delle istituzioni e della sua persona, e proprio per questo mi permetto di commentare alcune sue affermazioni. Perché è dal dibattito franco e aperto che può crescere la nostra democrazia.

Nella sua prima conferenza stampa lei ha definito le donne “impazienti”, provocando una reazione sui social negativa, soprattutto da parte delle donne che per decenni si sono battute per l’attuazione dell’articolo 3 della Costituzione e sono rimaste giustamente contrariate da questa affermazione. D’altro canto, sono passati 75 anni dal 1948 e ancora metà delle donne non lavora, le donne sono penalizzate sul lavoro se hanno figli, la presenza nei luoghi decisionali è scarsa, le barriere all’ingresso e alla permanenza nel mercato del lavoro sono alte, gli stereotipi di genere le penalizzano anche nella formazione, soprattutto scientifica, il sovraccarico di lavoro familiare sulle loro spalle è elevato, la violenza contro le donne diffusa.

Nel suo comunicato successivo di ieri sera ha precisato che le donne hanno “diritto di essere impazienti”. Ritengo questa sua affermazione molto importante. Che un uomo della sua caratura abbia il coraggio di cambiare posizione, a fronte della reazione femminile è rilevante. È giusto che la società civile femminile e la società tutta si mobiliti con forza, perché la non applicazione dell’articolo 3 è un vero vulnus della nostra democrazia. È giusto essere “impazienti”, quando questo significa battersi per rendere un diritto esigibile, battersi per la libertà femminile. Sono d’accordo con lei. L’”impazienza” in questo caso arricchisce la democrazia. Ma se pensa che le donne hanno “diritto all’impazienza”, vuol dire che ne riconosce le istanze. E allora avrebbe dovuto prevedere almeno una donna tra i tre vicepresidenti della Corte.

Lei ha anche detto in conferenza stampa che “nell’auspicare nuovi traguardi non bisogna dimenticare i progressi fatti”. Ha ragione. Ma dobbiamo anche considerare tre aspetti. Primo. Il tempo, molto lungo, ahimè, che abbiamo messo a fare determinati progressi. Secondo. Quanti ancora ne mancano e quanto sia arretrata la cultura politica nel nostro Paese su questo fronte. Terzo. Che cosa ha permesso che gli avanzamenti siano avvenuti.

Senza togliere nulla al fondamentale ruolo della Corte Costituzionale, mi permetto di dirle che le donne sono perfettamente coscienti dei progressi fatti, perché li hanno determinati con la loro azione. A partire dall’articolo 3 della Costituzione. Furono le nostre Madri Costituenti a imporre, dopo lunga battaglia, il principio dell’uguaglianza tra i sessi, per assicurare la parità non solo formale, ma anche sostanziale. E anche sulla sentenza della Corte Costituzionale, giustamente da lei citata, che ha permesso l’ingresso delle donne nelle principali carriere pubbliche, nulla era stato fatto fino a quando una donna, Rosa Oliva, ha fatto ricorso contro l’esclusione dal concorso a Prefetto perché donna. E i tanti avanzamenti degli anni ‘70, che lei stesso sottolinea, sono stati frutto della grande forza espressa dal movimento delle donne. E così la legge che solo nel 1996 trasforma la violenza contro le donne da reato contro la morale a reato contro la persona. L’azione trasversale delle donne dei partiti fu cruciale. E così la Legge Golfo-Mosca.

Lei ha anche detto che “la strada ha dei tempi che vanno rispettati”. Ma i nostri tempi sono troppo lunghi. Molte delle importanti leggi e conquiste ottenute sono rimaste sulla carta, perchè non ci si è investito. Non è il tempo della pazienza, ma quello dell’azione. Senza sanare con i fatti questa ferita, la nostra Costituzione, la nostra democrazia restano inattuate, e si pregiudica lo stesso sviluppo economico e di benessere del Paese.

Sia anche lei più “impaziente”. Inizi su questo per esempio. La Corte, dopo aver fatto molto di più del Parlamento sul doppio cognome, attende dal 2016 la riforma organica del cognome, definita “indifferibile” nella sentenza n.286 del 2016. Sono passati sette anni. Quanti altri anni aspetterà?

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