Sarei cauto a commentare con entusiasmo l’accordo sull’AI Act, finché il testo finale non sarà noto. Una regolamentazione che si è discussa dal 2019 quando l’Intelligenza artificiale era un’altra cosa in termini di potenzialità, rischi e opportunità. Il diavolo si nasconde nei dettagli e, purtroppo, mai come in questo caso i dettagli faranno la differenza per il futuro dell’industria dell’Intelligenza artificiale (IA) europea.
ChatGpt, come già ricordato a luglio, nel novembre 2022 ha cambiato completamente lo scenario di rischi e opportunità facendoci entrare nell’era delle SuperIA (chiamati large AI models nell’AI Act) ovvero delle Intelligenze artificiali che, secondo gli esperti tra alcuni anni, supereranno le prestazioni di un umano in molti compiti con ricadute anche sociali importanti da gestire.
I primi rapporti sullo sviluppo di questi sistemi considerando i nuovi potenti chip progettati ad hoc per l’allenamento delle SuperIA confermano queste ipotesi.
Il rischio è che ora l’…
Sarei cauto a commentare con entusiasmo l’accordo sull’AI Act, finché il testo finale non sarà noto. Una regolamentazione che si è discussa dal 2019 quando l’Intelligenza artificiale era un’altra cosa in termini di potenzialità, rischi e opportunità. Il diavolo si nasconde nei dettagli e, purtroppo, mai come in questo caso i dettagli faranno la differenza per il futuro dell’industria dell’Intelligenza artificiale (IA) europea.
ChatGpt, come già ricordato a luglio, nel novembre 2022 ha cambiato completamente lo scenario di rischi e opportunità facendoci entrare nell’era delle SuperIA (chiamati large AI models nell’AI Act) ovvero delle Intelligenze artificiali che, secondo gli esperti tra alcuni anni, supereranno le prestazioni di un umano in molti compiti con ricadute anche sociali importanti da gestire.
I primi rapporti sullo sviluppo di questi sistemi considerando i nuovi potenti chip progettati ad hoc per l’allenamento delle SuperIA confermano queste ipotesi.
Il rischio è che ora l’Europa si trovi con una regolamentazione pensata per delle IA di un’era geologica precedente a gestire sistemi dell’era successiva.
Intendiamoci, nell’AI Act europeo vengono affrontati problemi che ci trasciniamo da anni e che vanno assolutamente regolati. Il watermarking di creazioni dell’Intelligenza artificiale ne è un esempio.
Fare capire al cittadino che si trova davanti a un documento creato dall’Intelligenza artificiale è un passo cruciale per aiutarlo a difendersi da campagne di disinformazione sempre più imponenti e invasive, come si è visto anche nelle recenti elezioni argentine.
Inoltre vengono messe al bando nell’AI Act alcune applicazioni dell’IA contrarie ai nostri valori etici e ai diritti fondamentali.
Tutte cose giuste e da fare ora. Ma per le SuperIA la domanda di fondo è: come si fa a regolare sistemi il cui funzionamento nessun scienziato è stato in grado ad oggi di spiegare e che potrebbero causare rischi sistemici — ad oggi però mai manifestati concretamente (almeno pubblicamente) — senza soffocare l’innovazione industriale del settore?
Il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno entrambi deciso di lasciare a centri altamente specializzati il compito di studiare i rischi portati dalle SuperIA prima di arrivare a una regolamentazione.
Il Regno Unito ha creato in poche settimane l’AI Safety Institute, centro costituito nel perimetro dell’intelligence inglese, e gli Stati Uniti, nel contesto dell’AI Act americano firmato da Biden il mese scorso, hanno affidato al National Institute of Standards and Technology, agenzia federale in stretto contatto con l’intelligence di quel Paese, il ruolo guida di questo processo.
Regno Unito e Usa in questa prima fase hanno abbracciato un approccio di fatto autoregolato e pro-innovazione — ma attento alla sicurezza nazionale — che facilita lo sviluppo di una industria delle SuperIA.
Lo hanno fatto per un motivo economico: il mercato delle SuperIA sarà probabilmente il più ricco tra quelli tecnologici esistenti assicurando prosperità a quei Paesi in grado di cogliere le opportunità economiche; e per un motivo geopolitico: prendere la leadership della tecnologia più trasformativa mai inventata dall’uomo significa ipotecare l’egemonia mondiale in questo secolo come sottolineato alcuni anni fa da Vladimir Putin.
Nel frattempo Regno Unito e Usa, attraverso i loro centri ad alta specializzazione, capiranno meglio i rischi sistemici, anche apocalittici, portati da questi sistemi. Collaboreranno con i soggetti privati che stanno sviluppando queste tecnologie, usando i dati estratti dalle SuperIA per ricavare metodologie di sviluppo, di controllo, e di analisi del rischio attraverso un metodo scientifico. Quando lo scenario sarà più chiaro regoleranno.
A valle del trilogo durato oltre 36 ore, il commissario Breton ha dichiarato «forti requisiti imposti alle SuperIA in grado di creare rischi sistemici nel mercato europeo». Non conosciamo ancora questi requisiti nei dettagli, tuttavia, se non ben ponderati, potrebbero soffocare l’innovazione europea e aumentare la dipendenza da tecnologie non europee, diminuendo l’autonomia strategica dell’Ue.
L’AI Act potrebbe porre le aziende di SuperIA europee in una posizione di svantaggio rispetto a quelle extraeuropee, senza peraltro sapere se quei requisiti imposti possano realmente mitigare rischi ad oggi sconosciuti. Troppi requisiti potrebbero spingere un’azienda che sviluppa SuperIA a lasciare l’Europa per stabilirsi in un Paese extraeuropeo pro-innovazione.
Infine ribadisco un concetto espresso mesi fa: oltre a creare le condizioni per spingere un’industria europea delle SuperIA, avremmo bisogno di un AI Safety Institute europeo che lavori con le aziende europee, anche per aiutarle nel loro sviluppo, e si allinei con quello americano e inglese e, insieme, possano portare a una regolamentazione condivisa delle SuperIA nel più breve tempo possibile. Evitando di costruirne 27, please.