Secondo il Consiglio della Banca Centrale Europea (Bce) non è ancora venuto il momento di ridurre i tassi di interesse: il tasso a cui presta soldi alle banche resta 4,5%. Inoltre dal comunicato che ha accompagnato la decisione, si ha l’impressione che un calo dei tassi non sia imminente. Visto che le decisioni sui tassi di interesse colpiscono tutti noi, le prospettive di crescita e le nostre finanze pubbliche vale la pena di commentare questa decisione anche al di fuori del solito ristretto gruppo di addetti al lavoro. E il mio commento principale è che la Bce non dovrebbe commettere l’errore di attendere troppo a lungo nel ridurre i tassi di interesse. Già a gennaio o, al più, febbraio, dovrebbe iniziare la discesa.
Premessa. Nel sostenere che la Bce dovrebbe presto r…
Secondo il Consiglio della Banca Centrale Europea (Bce) non è ancora venuto il momento di ridurre i tassi di interesse: il tasso a cui presta soldi alle banche resta 4,5%. Inoltre dal comunicato che ha accompagnato la decisione, si ha l’impressione che un calo dei tassi non sia imminente. Visto che le decisioni sui tassi di interesse colpiscono tutti noi, le prospettive di crescita e le nostre finanze pubbliche vale la pena di commentare questa decisione anche al di fuori del solito ristretto gruppo di addetti al lavoro. E il mio commento principale è che la Bce non dovrebbe commettere l’errore di attendere troppo a lungo nel ridurre i tassi di interesse. Già a gennaio o, al più, febbraio, dovrebbe iniziare la discesa.
Premessa. Nel sostenere che la Bce dovrebbe presto ridurre i tassi reclamo di avere una certa credibilità perché non sono tra quelli che, a ogni piè sospinto, sostiene che i tassi di interesse debbano essere abbassati. In Italia molti hanno criticato la Bce per gli aumenti dei tassi decisi a partire dalla primavera dello scorso anno. La lista dei politici, soprattutto governativi, che criticavano la nostra banca centrale è lunga, compresi i leader dei tre principali partiti di governo (Meloni, Tajani, Salvini). Io ho invece difeso quello che la Bce stava facendo: visti i livelli dei tassi di inflazione non c’era altro da fare per evitare che le aspettative di inflazione, e quindi l’inflazione stessa, diventasse endemica.
Ma ora i risultati desiderati in termini di inflazione sono stati raggiunti. Il tasso di crescita dei prezzi nell’area dell’euro nei dodici mesi terminanti a novembre (quello che i media mettono in prima pagina e che attira l’attenzione del pubblico) è del 2,4%, un po’ più alto dell’obiettivo del 2% della Bce. Ancora più alto è il tasso di inflazione core ossia al netto dei più volatili prezzi di energia e alimentari (3,6%). Perché allora la Bce dovrebbe ridurre presto i tassi di interesse? Per due motivi. Primo, i tassi di inflazione nei dodici mesi passati sono tenuti alti da aumenti dei prezzi elevati nella prima parte dell’anno e fino all’estate. Negli ultimi tre mesi i prezzi sono fermi. Non crescono più. Il tasso di inflazione medio di settembre, ottobre e novembre è vicino allo zero, al netto di fattori stagionali, sia per il totale dei prezzi, sia per la componente core. Insomma, l’automobile dell’inflazione ha fatto 100 chilometri nella scorsa ora, ma ora è praticamente ferma. La Bce dice che potrebbe ripartire. Tutto è possibile, ma per ora è ferma. E che probabilità ha di ripartire? Qui arrivo al secondo punto: l’aumento dei tassi in interesse passati probabilmente non ha ancora esercitato il suo pieno effetto sull’inflazione (c’è sempre un ritardo tra aumento dei tassi e impatto sui prezzi). Quindi, se anche ci fossero nuove pressioni sui prezzi, queste sarebbero smorzate dai passati aumenti dei tassi di interesse.
Cosa accadrebbe se la Bce non riducesse i tassi? La Bce ha per ora gestito in modo eccellente la politica monetaria ottenendo un risultato importante: l’inflazione è stata sconfitta senza causare una recessione. L’area dell’euro ha rallentato, con un tasso di crescita del Pil reale (cioè al netto dell’inflazione) dello 0,1% nella media degli ultimi cinque trimestri. Ma non è in recessione. Se però ora la Bce mantenesse troppo a lungo i tassi di interesse una recessione sarebbe probabile e con essa un livello di inflazione ben più basso dell’obiettivo del 2%. Tassi del 4,5% quando l’inflazione mensile è zero significa tassi di interesse reali (cioè al netto dell’inflazione) di pari importo, un livello che non si vede da parecchio tempo. Fra l’altro con le regole sui conti pubblici riattivate presto (in qualche forma) anche le politiche di bilancio agirebbero in senso restrittivo. I rischi non sono irrilevanti.
Un’ultima cosa. La decisione di rimandare troppo il taglio dei tassi sarebbe più grave per quei Paesi dove l’inflazione è più bassa, perché i tassi di interesse reale sarebbero corrispondentemente più alti. Tra questi l’Italia. Insomma, dobbiamo sperare che alla Bce non vincano i falchi di professione. Ve lo dice uno che non è abituato a gridare al lupo se non c’è un motivo.