Dietro il caso La Russa una riforma che non piace a nessuno
di Stefano FolliIgnazio La Russa
(ansa)Qualche riflessione del giorno dopo sul caso La Russa. Il presidente del Senato ha certo sbagliato a esprimersi sui poteri del Capo dello Stato come ha fatto lunedì davanti ai giornalisti. E’ strano che uno sperimentato parlamentare, come lui è, non si renda conto che esistono temi incandescenti quando si entra negli equilibri istituzionali, temi su cui un presidente di assemblea, seconda carica dello Stato, dovrebbe avventurarsi con mille cautele. Detto questo, andiamo alla sostanza. Cioè a un doppio quesito.
Il primo: La Russa ha parlato per creare con malizia o per ragioni inconfessabili un incidente al massimo livello? Possibile ma non molto logico. Il secondo: il presidente di Palazzo Madama ha invece espresso in maniera impropria un giudizio negativo non tanto su Mattarella e i suoi poteri, quanto sul testo di una riforma costituzionale (il “premierato”) che non piace a nessuno, nemmeno a lui. E c’è chi aggiunge a mezza voce che forse piace poco anche alla premier Meloni, che inf…
Qualche riflessione del giorno dopo sul caso La Russa. Il presidente del Senato ha certo sbagliato a esprimersi sui poteri del Capo dello Stato come ha fatto lunedì davanti ai giornalisti. E’ strano che uno sperimentato parlamentare, come lui è, non si renda conto che esistono temi incandescenti quando si entra negli equilibri istituzionali, temi su cui un presidente di assemblea, seconda carica dello Stato, dovrebbe avventurarsi con mille cautele. Detto questo, andiamo alla sostanza. Cioè a un doppio quesito.
Il primo: La Russa ha parlato per creare con malizia o per ragioni inconfessabili un incidente al massimo livello? Possibile ma non molto logico. Il secondo: il presidente di Palazzo Madama ha invece espresso in maniera impropria un giudizio negativo non tanto su Mattarella e i suoi poteri, quanto sul testo di una riforma costituzionale (il “premierato”) che non piace a nessuno, nemmeno a lui. E c’è chi aggiunge a mezza voce che forse piace poco anche alla premier Meloni, che infatti difende il principio (il rafforzamento dei poteri del presidente del Consiglio), ma evita di farsi coinvolgere nel dibattito sugli arabeschi di una proposta di legge che ha raccolto fin qui la quasi unanimità di pareri avversi.
Se il punto fosse dunque quest’ultimo, ossia un brutto testo da cui verranno solo guai alla maggioranza, la domanda successiva sarebbe: cosa vuole davvero il centrodestra? Procedere sulla base di un articolato che comunque andrà riscritto? Accantonare tutto e abbandonare il progetto? Ovvero rialzare la vecchia bandiera del “semi presidenzialismo”, con l’elezione diretta del presidente della Repubblica? Sarebbe questa la soluzione più innovativa: non ci sarebbero i rischi dei “due presidenti” e al Quirinale avremmo una figura investita del massimo della legittimità popolare. Ma sappiamo che l’ipotesi, figlia della Francia, è sempre stata osteggiata. Primo, perché non rientra nella tradizione italiana (nonostante il sostegno alla Costituente di Piero Calamandrei, Leo Valiani e altri); secondo, perché segnerebbe la fine del Quirinale “al di sopra delle parti” in veste di garante.
Pochi credono, del resto, che riprendere la battaglia per il presidenzialismo nell’Italia di oggi e in questa stagione tormentata porterebbe a un risultato. Lo sbocco sarebbe più facilmente uno stallo e quindi, poiché nessuno vorrà dichiararsi sconfitto, la paralisi potrebbe scivolare verso una fine anticipata della legislatura. Ma il tema non è attuale. Ciò che lo è invece, è il destino del “premierato” stretto in un testo che non funziona. Ci si può dedicare con molta fatica a cesellare il mosaico governativo. Si può e anzi si deve affrontare la questione chiave della legge elettorale in Costituzione: una forzatura che quasi tutti sono d’accordo a eliminare, in favore di una legge ordinaria che tenga conto della pronuncia della Consulta. E se il centrosinistra avesse abbastanza fantasia, questo sarebbe il momento per mettere sul tavolo il modello del Cancelliere in stile tedesco.
Ovviamente sarà anche e soprattutto una partita politica. Elezione diretta, poteri del Colle, presidenzialismo, cancellierato: sono tutte pedine di un conflitto politico in cui la destra non è sicura di vincere e la sinistra ha troppa paura di perdere. In condizioni normali, sarebbe la premessa per un confronto parlamentare da cui potrebbe discendere un compromesso cosiddetto “alto”. Altrimenti avremo un cabotaggio ricco di punte polemiche e povero di esiti.