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La vittoria amara di Macron

(afp)

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La nuova legge francese sull’immigrazione è molto più restrittiva per gli extracomunitari. A votarla anche il partito di Marine Le Pen
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Il Parlamento francese, con 349 deputati favorevoli - fra cui gli 88 appartenenti al Rassemblement national, il partito di estrema destra di Marine Le Pen - e 186 contrari, ha appena votato la nuova legge sull’immigrazione. Macron ha fatto una grande concessione alla destra, specie a quella più estrema. Sapevamo già che non era né di destra né di sinistra. Ora tutto è più chiaro. Macron è un presidente di estrema destra. Che cosa aveva da guadagnare spingendo i suoi sostenitori e non solo a votare questa legge impietosa verso gli stranieri, che si tratti di lavoratori manuali o di studenti?

Lo ius soli è stato abolito. Oggi, grazie a questa legge, un bambino nato in Francia da genitori stra…

Il Parlamento francese, con 349 deputati favorevoli - fra cui gli 88 appartenenti al Rassemblement national, il partito di estrema destra di Marine Le Pen - e 186 contrari, ha appena votato la nuova legge sull’immigrazione. Macron ha fatto una grande concessione alla destra, specie a quella più estrema. Sapevamo già che non era né di destra né di sinistra. Ora tutto è più chiaro. Macron è un presidente di estrema destra. Che cosa aveva da guadagnare spingendo i suoi sostenitori e non solo a votare questa legge impietosa verso gli stranieri, che si tratti di lavoratori manuali o di studenti?

Lo ius soli è stato abolito. Oggi, grazie a questa legge, un bambino nato in Francia da genitori stranieri deve attendere di avere 16-18 anni prima di poter chiedere la nazionalità francese (e non è garantito che la ottenga). Fino a quell’età sarà considerato straniero nel Paese in cui i suoi genitori sono venuti a lavorare. È una palese discriminazione nei confronti di giovani che già faticano a trovare il proprio posto, in questa Francia che non li riconosce e che si interessa a loro solo in caso di problemi.

Le regole per i ricongiungimenti familiari, stabilite dal governo Chirac nel 1975, sono state inasprite. Perché un immigrato regolare possa far venire in Francia moglie e figli, deve essere residente da 24 mesi, avere risorse “stabili, regolari e sufficienti”, sottoscrivere un’assicurazione di malattia e l’età minima del coniuge dev’essere di 21 anni. Per potersi iscrivere all’università, gli studenti stranieri (soprattutto extracomunitari) devono pagare, oltre alle tasse scolastiche, una cauzione. La facoltà di Scienze politiche costa già 20mila euro l’anno e, se lo studente inizia un master, deve pagarne 30mila. La Francia ha sempre accolto studenti provenienti soprattutto dalle sue ex colonie. Oggi quest’accoglienza è a pagamento e, anche pagando le somme richieste, non vi è garanzia di essere accettati. Si applicano restrizioni, si dimentica come gli stranieri hanno contribuito alla grandezza della Francia, per tacere dei nonni degli studenti di oggi, che hanno combattuto al fianco dei francesi per liberare questo Paese. Soprattutto gli africani, e i magrebini in particolare.

L’assistenza sanitaria pubblica è stata riformata. Si potranno curare in Francia solo i malati che non possono accedere a cure adeguate nel loro Paese. I servizi sociali saranno vincolati al tempo di residenza in Francia. Trenta mesi saranno il minimo per beneficiare di assegni familiari, indennità di alloggio o servizi per i disabili.

Macron ha concesso all’estrema destra tutto quello che aveva chiesto. La destra tradizionale è soddisfatta. Quanto alla sinistra, le restano solo gli occhi per piangere di fronte a una tale regressione tinta di razzismo. Perché i provvedimenti riguardano in particolare gli arabi e i musulmani: gli stranieri provenienti dai Paesi occidentali saranno sempre i benvenuti.

Proprio mentre il Parlamento votava questa legge indecente, contraria a tutti i valori che riguardano i diritti umani degli stranieri (rifugiati, esuli o semplici lavoratori immigrati), proprio mentre l’estrema destra festeggiava la propria vittoria e si preparava a raggiungere l’Eliseo nel 2027, veniva presentato un libro magnifico: Ces étrangers qui ont fait la France (Gli stranieri che hanno fatto la Francia, n.d.T.). Sulla copertina si riconoscono Marie Curie (premio Nobel), Romain Gary (scrittore), Charles Aznavour (cantante), Rudolf Nureev (ballerino), Samuel Beckett (premio Nobel), Van Gogh (che ha lavorato ad Auvers-sur-Oise, dove si è suicidato), Nathalie Sarraute, e persino Picasso, che ha vissuto gran parte della propria vita in Francia senza mai riuscire a ottenere la nazionalità francese, anche se sono in pochi a saperlo.

La reputazione della Francia, già malmessa, sarà macchiata da questa legge difesa da un governo impopolare (soprattutto il ministro dell’Interno). Gli studenti che finora sono stati ambasciatori della francofonia e della sua cultura, non verranno più a studiare nel Paese di Voltaire e Montaigne. Quanto ai lavoratori manuali, prima o poi, per rabbia e per dignità, andranno a cercare altrove un Paese che li rispetti e riconosca il loro contributo all’economia. Sono già molti i settori che non trovano più lavoratori, dal momento che i francesi non vogliono più fare certi lavori.

È una vittoria molto amara per il presidente Macron. E non gli servirà nemmeno, perché non ha più diritto di ripresentarsi alle elezioni presidenziali.

Traduzione di Alessandra Neve

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