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L’Italia e l’agenda del G7

La premier Giorgia Meloni al G7 di Hiroshima, in Giappone

 
Per il governo Meloni si tratterà di rappresentare adeguatamente anche la voce europea, recuperando al più presto la stonatura dell’accoppiata Patto di stabilità/Mes
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Tante sfide sul tavolo ma anche molte inevitabili incertezze sul piano internazionale per l’Italia che assume la presidenza del G7. I leader dei Paesi più industrializzati si incontreranno a Borgo Egnazia a metà giugno, vertice preceduto e seguito dal numero record di circa venti riunioni a livello di ministri nelle varie città italiane.

A ridosso delle prossime elezioni europee e a pochi mesi dal voto per la Casa Bianca, questo formato — chiamato originariamente a facilitare le iniziative macroeconomiche — si confronta da qualche anno (a partire dal Covid e dalle varie emergenze, conflitti armati compresi) con temi di valenza politica planetaria; nella speranza che in quel momento si sarà in una fase di post conflitto tanto in Ucraina che a Gaza, ipotesi che ora è più un auspicio che un pronostico.

Per il governo italiano si tratterà di rappresentare adeguatamente “anche la voce europea” recuperando al più presto la stonatura dell’accoppiata Patto di stabilità/Mes. Passaggio, quest’u…

Tante sfide sul tavolo ma anche molte inevitabili incertezze sul piano internazionale per l’Italia che assume la presidenza del G7. I leader dei Paesi più industrializzati si incontreranno a Borgo Egnazia a metà giugno, vertice preceduto e seguito dal numero record di circa venti riunioni a livello di ministri nelle varie città italiane.

A ridosso delle prossime elezioni europee e a pochi mesi dal voto per la Casa Bianca, questo formato — chiamato originariamente a facilitare le iniziative macroeconomiche — si confronta da qualche anno (a partire dal Covid e dalle varie emergenze, conflitti armati compresi) con temi di valenza politica planetaria; nella speranza che in quel momento si sarà in una fase di post conflitto tanto in Ucraina che a Gaza, ipotesi che ora è più un auspicio che un pronostico.

Per il governo italiano si tratterà di rappresentare adeguatamente “anche la voce europea” recuperando al più presto la stonatura dell’accoppiata Patto di stabilità/Mes. Passaggio, quest’ultimo, percepito fuori dai nostri confini come incomprensibile.

Le pulsioni identitarie, dunque, dovranno lasciare il posto a priorità di sostanza piuttosto che di narrativa. E le priorità “vere” sono talmente numerose che anche la scelta di quali privilegiare non sarà scontata.

I risultati delle elezioni europee potranno essere funzionali a un dibattito proficuo, anche se la natura proporzionale della consultazione non inviterà alla compostezza e alla chiarezza dei messaggi verso l’opinione pubblica in campagna elettorale.

L’incertezza sul futuro inquilino alla Casa Bianca, inoltre, obbligherà a considerare opzioni diplomatiche di varia natura e “modulabili”, con alcuni temi difficilmente eludibili.

In primo luogo occorrerà dare il giusto risalto a un messaggio di dialogo con il cosiddetto Sud globale. La perdita di appeal dell’Occidente in questi anni e soprattutto in concomitanza con i conflitti in Ucraina e a Gaza è stata evidente. Il messaggio politico di ripiegamento di Washington in diversi quadranti ha favorito una crescente disinvoltura di non pochi attori regionali.

Gettare “un ponte” di costruttiva interlocuzione verso il resto del mondo non è più procrastinabile. India in primis ma sarebbe anche opportuno approfittare dell’attuale troika del G20 (India, Brasile e Sudafrica) per un più ampio coinvolgimento di quelle realtà, lanciando così il segnale di un Occidente consapevole della necessità di lavorare assieme per un aggiornamento delle regole della Comunità internazionale.

L’alternativa a collaborare nel gestire il cambiamento è quella di limitarsi a subirlo, con tutto quel che ne consegue per una società come la nostra caratterizzata da tasso demografico negativo e bassa competitività.

Le istituzioni finanziarie di Bretton Woods (Fondo Monetario e Banca Mondiale) ma anche il Wto necessitano, ad esempio, di un “tagliando” condiviso. È giunta l’ora di aprirsi, non di chiudersi.

Su base regionale l’Italia, in buona compagnia, ha tutto l’interesse a dare il giusto rilievo ai rapporti con l’Africa per evidenti esigenze di stabilità, sicurezza, sviluppo e migrazioni.

Aver avviato per quella data il Piano Mattei, inteso — in attesa di poterlo conoscere — come forma di effettivo partenariato su basi paritarie, rappresenterebbe un ulteriore tassello di quei doverosi rapporti con i restanti 7/8 della popolazione mondiale. Ciò anche in chiave Nazioni Unite, dove va affermandosi una divisione Nord-Sud foriera di crescenti radicalizzazioni.

Dentro la transizione digitale, infine, il G7 metterà sul tavolo anche il rilievo esponenziale dell’Intelligenza artificiale. Italia ed Europa ben si sono mosse riguardo ad alcune componenti della tutela della persona.

Rimane invece critico il ritardo tecnologico e industriale. È una sfida cruciale per evitare la stessa sorte che ci ha visto in retroguardia nei semiconduttori e nelle batterie.

Sarà dunque bene favorire una riflessione che non ci costringa in futuro a scegliere soltanto tra fornitori extraeuropei. La dipendenza in campo energetico dovrebbe esserci servita da lezione.

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