Russia, bisogna confiscare
Olena Halushka e Hanna HopkoCaro Direttore, il primo gennaio l’Italia ha assunto la presidenza del G7, che dal febbraio 2022 ha svolto una funzione fondamentale per coordinare gli sforzi delle democrazie occidentali nel sostegno all’autodifesa ucraina. Il 2024 può essere un anno di svolta per l’aggressione russa contro l’Ucraina, ma in senso contrario agli auspici di Vladimir Putin. Nei giorni scorsi Repubblica, insieme al Financial Times e al New York Times, ha raccontato la discussione in corso nel G7 sulle modalità per la confisca delle risorse finanziarie della Banca centrale russa. È per questo che chiediamo al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di assumere la guida degli sforzi per coordinare in ambito G7 il processo di confisca a favore dell’Ucraina, che sarebbe totalmente coerente con il diritto internazionale configurandosi come una contromisura legittima secondo quanto previsto dalla “Codificazione della responsabilità degli Stati per fatto illecito” approvata nel 2001 dalla Commissione Onu del di…
Caro Direttore, il primo gennaio l’Italia ha assunto la presidenza del G7, che dal febbraio 2022 ha svolto una funzione fondamentale per coordinare gli sforzi delle democrazie occidentali nel sostegno all’autodifesa ucraina. Il 2024 può essere un anno di svolta per l’aggressione russa contro l’Ucraina, ma in senso contrario agli auspici di Vladimir Putin. Nei giorni scorsi Repubblica, insieme al Financial Times e al New York Times, ha raccontato la discussione in corso nel G7 sulle modalità per la confisca delle risorse finanziarie della Banca centrale russa. È per questo che chiediamo al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di assumere la guida degli sforzi per coordinare in ambito G7 il processo di confisca a favore dell’Ucraina, che sarebbe totalmente coerente con il diritto internazionale configurandosi come una contromisura legittima secondo quanto previsto dalla “Codificazione della responsabilità degli Stati per fatto illecito” approvata nel 2001 dalla Commissione Onu del diritto internazionale.
Soltanto nel primo anno di aggressione, la Russia ha inflitto all’Ucraina distruzioni quantificabili in almeno 411 miliardi di dollari mentre il Pil ucraino si è ridotto del 29,1%. Oggi i danni sono ancora maggiori e continuano a crescere ogni giorno. Persino la confisca integrale di 300 miliardi di dollari di risorse finanziarie del regime non sarebbe sufficiente a compensare le distruzioni patite finora dall’Ucraina. D’altra parte se la Russia decidesse oggi di porre fine all’aggressione all’Ucraina e di assumersi l’onere di riparazioni di guerra, i capitali confiscati potrebbero costituire la base per i pagamenti futuri.
Da un punto di vista economico, coloro che criticano l’ipotesi di confisca temono i danni che potrebbero derivare al sistema finanziario occidentale da un’eventuale decisione di altri Paesi di ritirare dai mercati le proprie riserve in valuta pregiata. Si tratta di un timore infondato, perché nei fatti non esiste alcuna alternativa reale alle valute occidentali come fondamento per le riserve finanziarie. Nel secondo trimestre del 2023, l’89,2% di tutte le riserve valutarie del pianeta erano detenute in dollari, euro, yen e sterline. Il renminbi cinese non è un’alternativa praticabile - a causa della sua svalutazione di lungo periodo, della sua strumentalizzazione nei conflitti commerciali e dell’assenza di convertibilità - così come non lo sono la rupia indiana o l’oro.
Per quanto riguarda poi i timori di ritorsioni finanziarie da parte russa, nessun Paese occidentale ha collocato alcuna parte delle proprie riserve nelle banche russe. Al contrario, la Russia ha già iniziato a requisire impianti di aziende occidentali come nei casi della finlandese Fortum, della francese Danone e del gruppo danese Carlsberg sotto la finzione di quella che il Cremlino definisce “amministrazione temporanea”. Il New York Times ha calcolato che i danni economici inflitti alle aziende occidentali dalle azioni arbitrarie del regime russo, dal giorno dell’invasione dell’Ucraina, assommano alla cifra astronomica di 103 miliardi di dollari.
La decisione legale per arrivare alla confisca delle risorse del regime putiniano dovrebbe essere incentrata sulla guerra di aggressione russa all’Ucraina, anche allo scopo di rassicurare altri Stati dal rischio che violazioni meno eclatanti del diritto internazionale si traducano in provvedimenti analoghi: nessuna replica dello spartito di Putin, nessun timore per le proprie riserve finanziarie in Occidente.
Proprio per questo tale decisione finirebbe per avere una fondamentale funzione di deterrenza su chiunque avesse in mente di ricorrere in futuro allo stesso tipo di aggressione. La confisca delle risorse finanziarie collocate dalla Banca centrale russa in Occidente potrebbe rappresentare sia la base per porre fine alla guerra di Putin contro l’Ucraina sia un potente fattore di prevenzione di altri conflitti militari nel mondo.
È interesse del G7 assicurare all’Ucraina risorse ampie e tempestive per vincere questa guerra e per garantire la sua sopravvivenza come Stato sovrano. Così come è interesse del G7 limitare la capacità russa di proseguire l’aggressione, in particolare abbassando ulteriormente il tetto del prezzo del petrolio e rafforzando i controlli sulle esportazioni verso la Russia di merci di duplice utilizzo come le componenti di produzione occidentale che finiscono per essere assemblati nei droni e nei missili russi.
Tra poche settimane il mondo ricorderà i dieci anni dall’inizio della guerra russa contro l’Ucraina e i due anni dall’avvio del genocidio su larga scala, ma nelle cancellerie delle democrazie occidentali ancora non si intravede una strategia di lungo periodo in grado di sostenere la resistenza ucraina. Il governo italiano potrebbe guidare il dibattito internazionale in questa direzione, utilizzando l’occasione della presidenza del G7: perché, assai più dell’esistenza e della prosperità del nostro paese, la vittoria dell’Ucraina garantirebbe anche l’assenza dal mondo del futuro di guerre scatenate da regimi autoritari contro nazionali pacifiche e sovrane.
Olena Halushka è co-fondatrice dell’International Center for Ukrainian Victory
Hanna Hopko è stata Presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento ucraino