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Il discorso di Biden: Trump e la democrazia a rischio

Blue Bell, Pennsylvania, 5 gennaio: il discorso del presidente americano Joe Biden

 (afp)
La svolta del presidente americano è drammatica e senza ritorno: non farà campagna di partito, ma lancerà un appello nazionale contro la deriva autoritaria
2 minuti di lettura

Due secoli e mezzo or sono, nel dicembre del 1777, il generale americano George Washington, alla testa di 9.000 veterani esausti, affamati, congelati, preda del vaiolo, si rifugiò nella foresta di Valley Forge, in Pennsylvania, mentre le truppe monarchiche britanniche, al comando del generale William Howe, occupavano Philadelphia.

Ieri (venerdì 5 gennaio), nel suo primo discorso della campagna per la Casa Bianca 2024, il presidente democratico Joe Biden è tornato nel parco che oggi ricorda le sofferenze dei ribelli Usa, per una visita e un discorso al college Montgomery, a Blue Bell.

Il messaggio di Biden, che correrà con la vicepresidente Kamala Harris, ha dato la chiave della strategia per un secondo mandato fino al 2028: il voto non sarà un tradizionale suffragio fra i democratici, eredi di Roosevelt e Kennedy, e i repubblicani della tradizione di Lincoln e Eisenhower, perché la rielezione di Donald Trump metterebbe a rischio la democrazia Usa e l’ordine globale post Guerra Fredda.…

Due secoli e mezzo or sono, nel dicembre del 1777, il generale americano George Washington, alla testa di 9.000 veterani esausti, affamati, congelati, preda del vaiolo, si rifugiò nella foresta di Valley Forge, in Pennsylvania, mentre le truppe monarchiche britanniche, al comando del generale William Howe, occupavano Philadelphia.

Ieri (venerdì 5 gennaio), nel suo primo discorso della campagna per la Casa Bianca 2024, il presidente democratico Joe Biden è tornato nel parco che oggi ricorda le sofferenze dei ribelli Usa, per una visita e un discorso al college Montgomery, a Blue Bell.

Il messaggio di Biden, che correrà con la vicepresidente Kamala Harris, ha dato la chiave della strategia per un secondo mandato fino al 2028: il voto non sarà un tradizionale suffragio fra i democratici, eredi di Roosevelt e Kennedy, e i repubblicani della tradizione di Lincoln e Eisenhower, perché la rielezione di Donald Trump metterebbe a rischio la democrazia Usa e l’ordine globale post Guerra Fredda.

«Siamo qui per rispondere alla domanda fondamentale — ha detto Biden — la democrazia è sacra in America? Non è domanda retorica, accademica o ipotetica. È la questione pressante del nostro tempo, la democrazia è sacra? Ecco la posta in gioco nel 2024».

A tre anni dal colpo di Stato fallito con l’assalto al Campidoglio, il 6 gennaio 2021, Joe Biden, ottantunenne, al Senato dal 1972 al 2008, poi vice di Barack Obama 2008-2016 e quindi presidente a sorpresa nel 2020, quando già l’Economist annunciava in copertina “L’incubo Americano”, nomination al socialista Bernie Sanders e rielezione di Trump, l’anziano presidente cambia strada.

Finora Biden evocava l’ottimismo come linea, sorriso sfrontato, occhiali Ray-Ban da pilota, certo che gli elettori medi seguano il messaggio solare caro anche ai repubblicani scuola Ronald Reagan, memori dello slogan “È l’alba in America!”.

Alle corde nei sondaggi, impopolare nel Paese, con gruppi militanti a voltargli le spalle, dagli studenti dei campus delusi perché non pressa Israele su Gaza, agli arabi filopalestinesi di Detroit, alla sinistra ipnotizzata dai candidati outsider, la verde Jill Stein e il filosofo Cornel West, Biden accetta che il 2024 sarà un referendum fra pessimisti, non fra ottimisti.

Trump, che ha parlato in Iowa, dove il 15 gennaio affronterà i caucus, le elezioni dirette per la nomination repubblicana, in comizi apocalittici che hanno ormai la liturgia di funzioni evangeliche, propone un’America che dichiari guerra al progresso, ai diritti condivisi, volgendo le spalle agli alleati, Europa per prima, lasciando la Nato e dividendo il pianeta in triarchia con la Russia di Putin e la Cina di Xi Jinping, come nell’Ottocento si usava al Congresso di Vienna, proposta che piace ai neutralisti europei, malgrado riduca l’Ue a mercato minore senza libertà.

Suo malgrado, Biden si è convinto, alla fine, che lo spirito del tempo è fosco, ha deposto le illusioni di futuro raggiante, chiamando la base democratica a un passo radicale: difendere le istituzioni fondate da Washington. Per questo riparte dalla boscaglia dove le milizie, in stracci e male armate, del futuro primo presidente difesero i tredici Stati pionieri degli Usa.

Washington, ha ricordato Biden, poteva nominarsi dittatore, aveva l’esercito, il prestigio, il consenso, invece riconsegnò il potere al popolo. Tocca adesso al popolo votare, suggerisce il presidente, non su un candidato, ma sulla Costituzione, elezioni libere, società aperta.

«A ridosso dell’attacco del 6 gennaio la verità era chiara, ma il tempo è passato, politica, paura, soldi hanno mestato, i trumpiani hanno abbandonato verità e democrazia. Questa è la loro scelta. Ora tocca a noi, democratici, indipendenti, repubblicani centristi fare la nostra».

Il passaggio è limpido, la svolta di Biden drammatica e senza ritorno: non farà campagna di partito, con l’occhio alle minoranze progressiste, ma lancerà un appello nazionale contro la deriva autoritaria di Donald Trump.

È un azzardo che i numeri grami dei sondaggi forzano sul cauto presidente, la sua ultima campagna elettorale non avrà astuzie da spin doctor dei social media e neppure tam tam rincuorante sul futuro roseo.

Joe Biden chiama i connazionali, compagni di partito, rivali dell’opposizione, indipendenti e moderati, a schierarsi come i padri fondatori della Repubblica, su consenso, fiducia reciproca, semplici ideali comuni.

Il risultato del novembre 2024, con le guerre in Ucraina, Medio Oriente, Africa e le minacce su Taiwan e nel Pacifico, dirà dunque, in poche, febbrili ore, non solo in che mondo vivremo, ma anche cosa il Paese di George Washington a Valley Forge è davvero diventato.

Threads @gianniriotta

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