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Italia-Brasile, le sfide comuni

Brasilia, il presidente Lula a un summit del G20

 
Lula ha assunto la presidenza del G20, a Meloni spetta guidare il G7 in un anno carico di minacce e incertezze
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Anche in politica estera le coincidenze meritano attenzione. Il Brasile ha appena assunto la presidenza del G20, che riunisce le maggiori economie del mondo (80% del Pil mondiale, 75% delle esportazioni e 60% della popolazione del pianeta).

Esercita la presidenza per la prima volta dalla creazione del gruppo sotto la guida di Lula, rientrato al Planalto esattamente un anno fa dopo la convulsa conclusione del mandato di Jair Bolsonaro.

Per il Brasile la presidenza del G20 coincide così con un’ambiziosa ripresa della sua iniziativa multilaterale, del tutto affievolita nel quadriennio di Bolsonaro. Contemporaneamente, in seno al G7, spetterà all’Italia assicurare la presidenza dei sette Grandi in un anno carico di minacce e incertezze.

Roma, 21 giugno 2023: il presidente brasiliano Lula con la premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi 

 (ansa)

Fedele al metodo negoziale tramandato dal b…

Anche in politica estera le coincidenze meritano attenzione. Il Brasile ha appena assunto la presidenza del G20, che riunisce le maggiori economie del mondo (80% del Pil mondiale, 75% delle esportazioni e 60% della popolazione del pianeta).

Esercita la presidenza per la prima volta dalla creazione del gruppo sotto la guida di Lula, rientrato al Planalto esattamente un anno fa dopo la convulsa conclusione del mandato di Jair Bolsonaro.

Per il Brasile la presidenza del G20 coincide così con un’ambiziosa ripresa della sua iniziativa multilaterale, del tutto affievolita nel quadriennio di Bolsonaro. Contemporaneamente, in seno al G7, spetterà all’Italia assicurare la presidenza dei sette Grandi in un anno carico di minacce e incertezze.

Roma, 21 giugno 2023: il presidente brasiliano Lula con la premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi 

 (ansa)

Fedele al metodo negoziale tramandato dal barone di Rio Branco, padre della diplomazia brasiliana, l’Itamaraty (il ministero degli Esteri) ha predisposto con cura l’agenda dei prossimi mesi. Sarà impegnativa, per il rilievo dei temi all’ordine del giorno e per altre coincidenze, da non sottovalutare.

Nel 2025 il Brasile presiederà il gruppo Brics allargato ai nuovi cinque membri (Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi, Etiopia e Iran) e la Cop30 con il vertice di Belém, con l’intento di tessere un filo conduttore tra i diversi fori sulle maggiori questioni globali.

In cima alle priorità brasiliane figura la lotta alla povertà su scala mondiale, come lo è stata sul piano nazionale nella prima decade di questo secolo, con qualche innegabile successo.

Oltre al lavoro istruttorio degli sherpa dei capi di governo e dei ministri delle Finanze dei 20, il Brasile punta a progressi su altri tre tavoli: l’alleanza globale contro la fame e la povertà; la mobilitazione contro i cambiamenti climatici; l’iniziativa a favore della bioeconomia.

In discussione ci sono punti cruciali per lo sviluppo sostenibile, innanzitutto la fame, vero flagello che nel 2022 ha riguardato oltre 700 milioni di persone nel mondo, secondo i dati della Fao.

A Brasilia tengono in evidenza il secondo obiettivo speciale di sviluppo (Sdg) dell’Onu per il 2030, “fame zero”, e vogliono raggiungerlo con decisi interventi a favore di sostenibilità dell’agricoltura, intensificazione degli scambi e incremento dell’accesso ai mercati.

Il nodo non è solo aumentare le produzioni, ma limitare perdite e sprechi colossali, pari a un terzo del cibo prodotto nel mondo. E le responsabilità devono essere comuni, ma differenziate.

Spicca l’impegno per il contrasto ai cambiamenti climatici e per la riforestazione dell’Amazzonia. La Banca brasiliana di sviluppo (Bndes), con risorse dedicate, mira a riforestare entro il 2030 sei milioni di ettari, l’estensione di circa sei milioni di campi di calcio.

New Delhi, India, 9 settembre 2023: Giorgia Meloni, Joe Biden, Narendra Modi, Luiz Inacio Lula da Silva, Alberto Fernandez, Pravind Kumar Jugnauth e Sheikh Abdullah bin Zayed Al Nahyan

 

È forte l’attesa per i prossimi passi della “Alleanza globale dei bio-combustibili” lanciata al G20 di New Delhi: si considera iconica la foto di alcuni leader (Modi, Biden, Lula, Fernández e, unica dell’Ue, Meloni) che si tengono per mano a sostegno dei nuovi programmi di tutela ambientale e crescita economica, come l’uso dei residui a fini energetici.

C’è materia per collegare il lavoro dei Sette e dei Venti e raccordare le agende delle due presidenze, italiana e brasiliana. Al di là dei singoli punti, resta in certa misura da interpretare l’esatto posizionamento internazionale del Brasile, voglioso di tornare a pieno titolo sulla scena mondiale e far valere utili sinergie al G20 e con i Brics, eppure consapevole delle sue radici occidentali e della sua appartenenza al mondo libero.

Nonostante la rigidità dottrinaria di figure come l’ex ministro degli Esteri Celso Amorim, oggi consigliere di Lula per la politica estera, l’affinità di valori e interessi del Brasile con l’Occidente, e specie con l’Italia, dovrebbe essere un dato acquisito rispetto a quella, ad esempio, con Arabia Saudita o Iran.

È pur sempre il Paese dell’ironia di Jorge Amado e delle armonie di Tom Jobim, ricordarlo può aiutare.

Sicché per i prossimi appuntamenti il Brasile va incoraggiato a dimostrare misura e realismo, senza derive ideologiche o contrapposizioni ostinate. Il che vale, tra l’altro, per la conclusione dell’accordo Ue-Mercosur dopo il lunghissimo negoziato.

E anche sul piano interno, in un Paese ancora spaccato da una forte polarizzazione pro o contro Lula, occorrerà misura e equilibrio, nel ricordo dello sciagurato assalto di un anno fa a Brasilia ai palazzi delle istituzioni.

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