Avere dei figli nel 2024? La maggioranza di chi ha l’età per farli, risponde di no: non è interessata, non li vuole. Perché riprodursi, non solo in quest’anno tutto nuovo e bisestile, è una scelta sempre meno popolare. Tuttavia, se il 51 per cento degli italiani tra i 20 e i 40 anni non contempla la genitorialità, quasi un terzo invece coltiva il desiderio di un bambino ma sa già da ora che non arriverà. Il 28% del campione vede pertanto i propri sogni frustrati in partenza, ancor prima di provare a realizzarli.
La fotografia dell’Ufficio Studi Coop sull’anno che verrà, racconta un Paese disilluso che, sul fronte della natalità, non appare sensibile alle sirene della politica, impegnata a tempo pieno a decantare le virtù della fecondità.
Non viviamo un’epoca felice. Due guerre non lontano da noi, la crisi climatica globale visibile dalle nostre finestre, un costo della vita inabbordabile per i più, non sono un terreno che invoglia alla semina. Tuttavia siamo sicuri che quel 51% che…
Avere dei figli nel 2024? La maggioranza di chi ha l’età per farli, risponde di no: non è interessata, non li vuole. Perché riprodursi, non solo in quest’anno tutto nuovo e bisestile, è una scelta sempre meno popolare. Tuttavia, se il 51 per cento degli italiani tra i 20 e i 40 anni non contempla la genitorialità, quasi un terzo invece coltiva il desiderio di un bambino ma sa già da ora che non arriverà. Il 28% del campione vede pertanto i propri sogni frustrati in partenza, ancor prima di provare a realizzarli.
La fotografia dell’Ufficio Studi Coop sull’anno che verrà, racconta un Paese disilluso che, sul fronte della natalità, non appare sensibile alle sirene della politica, impegnata a tempo pieno a decantare le virtù della fecondità.
Non viviamo un’epoca felice. Due guerre non lontano da noi, la crisi climatica globale visibile dalle nostre finestre, un costo della vita inabbordabile per i più, non sono un terreno che invoglia alla semina. Tuttavia siamo sicuri che quel 51% che dichiara «Figli? No grazie» cambierebbe idea e inaugurerebbe la stagione dell’accoppiamento se improvvisamente su di noi arrivassero la pace, l’energia pulita e il miracolo economico?
Osservando la serie storica dal 1900 a oggi, il tasso di fecondità in Italia è passato da 4,5 bambini per donna a 1,2, con flessioni più marcate durante i conflitti mondiali, effimeri recuperi nei dopoguerra (nemmeno il Fascismo poté granché nell’arginare il calo) e scarse deviazioni da una linea inesorabilmente all’ingiù.
Perché, con il miglioramento delle condizioni economiche, nascono meno bambini. Succede in tutti i Paesi industrializzati ed è una tendenza strutturale che ha poco a che vedere con le crisi, le guerre e le paure individuali e collettive.
Il progresso consente la possibilità di decidere la forma della nostra vita, del nostro lavoro, delle nostre ambizioni e anche della nostra famiglia. Chi oggi ha figli ne conosce la meraviglia ma anche il costo, conosce la realizzazione che portano ma anche le rinunce che impongono.
Chi non li ha, sa cosa si perde senza, ma anche cosa si perderebbe con. La consapevolezza, insieme al progresso, ci rende liberi di imboccare la strada che vogliamo, con dignità e senza rimpianti.
Per il 51% che nel 2024 non si riprodurrà, forse non sono dirimenti la guerra o la crisi climatica. Semplicemente quella maggioranza ha altri programmi per sé, come succede da oltre un secolo a un sempre crescente numero di persone in grado di scegliere.
Invertire una linea inesorabile, comune a tutti i Paesi avanzati, è una battaglia persa che forse non merita accanimento o eccessivo sconforto.
Deve invece preoccuparci quel 28 per cento di 20-40enni impossibilitati a scegliere, defraudati delle loro legittime ambizioni. Loro un figlio lo vorrebbero ma non lo avranno perché le circostanze non lo consentiranno.
A loro è necessario pensare perché rappresentano una peculiarità nostrana: l’Italia è infatti uno dei Paesi con il più alto fertility gap, la differenza tra il numero di figli desiderati e la fecondità realizzata.
Più che proclami urbi et orbi sulle gioie della maternità, più che dettami sulle più opportune aspirazioni delle fanciulle, la politica dovrebbe concentrarsi su quella fetta consistente di popolazione privata di arbitrio sul tema. Dovrebbe garantire l’effettiva possibilità di scegliere se avere un figlio nel 2024 e creare le condizioni per crescere famiglie e bambini liberi.
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