✕

Ottusamente legati al vecchio Mes

Votando contro la riforma, l’Italia non ha rifiutato il Mes: ha semplicemente deciso di continuare a far parte di quello attuale
3 minuti di lettura

Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno, ha dato la colpa della mancata ratifica della riforma del Mes al Parlamento, e ha evitato di spiegare perché il suo partito, assieme a M5S e Lega, abbia votato contro. Nessuno le ha fatto presente che la bocciatura condanna il nostro paese a rimanere in un Mes non riformato. Ogni membro dell’Eurozona è infatti obbligato a partecipare al Mes. Contrariamente a quanto molti pensavano dentro e fuori il Parlamento, votando contro la riforma, l’Italia non ha rifiutato il Mes: ha semplicemente deciso di continuare a far parte del Mes attuale, ratificato da tutti i paesi nel 2012. Questo è paradossale perché quasi tutte le critiche addotte in Parlamento si riferivano al Mes del 2012, che non è intaccato dalla mancata ratifica, e perché non poche parti della riforma venivano proprio incontro alle critiche del M5S e della destra.

Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno, ha dato la colpa della mancata ratifica della riforma del Mes al Parlamento, e ha evitato di spiegare perché il suo partito, assieme a M5S e Lega, abbia votato contro. Nessuno le ha fatto presente che la bocciatura condanna il nostro paese a rimanere in un Mes non riformato. Ogni membro dell’Eurozona è infatti obbligato a partecipare al Mes. Contrariamente a quanto molti pensavano dentro e fuori il Parlamento, votando contro la riforma, l’Italia non ha rifiutato il Mes: ha semplicemente deciso di continuare a far parte del Mes attuale, ratificato da tutti i paesi nel 2012. Questo è paradossale perché quasi tutte le critiche addotte in Parlamento si riferivano al Mes del 2012, che non è intaccato dalla mancata ratifica, e perché non poche parti della riforma venivano proprio incontro alle critiche del M5S e della destra.

L’argomento è complicato, quindi ci concentreremo sulle critiche più diffuse, che in questo caso sono anche quelle meno fondate.

1. “Il Mes verrà usato per salvare le banche, soprattutto quelle francesi e tedesche.” Questa critica è ferma al 2010. In quell’anno, l’Europa intervenne per salvare la Grecia, comprando titoli del debito pubblico greco. Le banche francesi e tedesche avevano investito pesantemente in questi titoli, e beneficiarono fortemente dell’intervento: per la Lega ricevettero 60 miliardi dall’Italia, un numero di pura fantasia. In realtà, come mostrò uno degli scriventi su queste colonne, poiché anche le banche italiane avevano investito in titoli greci quasi quanto quelle francesi e tedesche, il contributo netto del contribuente italiano alle banche francesi e tedesche fu di circa 1,5 miliardi, un quarantesimo della cifra propagandata dalla Lega.

2. “Il Mes colpisce i correntisti”. Per ridurre comunque gli esborsi del contribuente europeo alle banche europee, il Mes introdusse fin da subito il principio del bail-in: quando i fondi del Mes sono utilizzati per aiutare una banca, chi ha investito in quella banca deve accettare un taglio al valore del proprio investimento. Il contribuente europeo non è tenuto a ripianare tutte le perdite di chi investe in una banca, come non ripiana le perdite di chi investe in Microsoft o Tesla o Bitcoins. M5S e destra, cavalcando un episodio doloroso nel recente passato italiano, affermano che il bail-in colpirebbe i depositanti.

Questo è fuorviante: colpirebbe gli azionisti e gli investitori in alcuni titoli di debito emessi dalle banche, ma non colpirebbe i depositi assicurati (fino a 100.000 euro, quindi i piccoli risparmiatori) e molto probabilmente neanche quelli non assicurati. A destra e M5S non piace, giustamente a nostro avviso, il bail-out, cioè il salvataggio in toto delle banche come nel 2010; non piace nemmeno il bail-in, che salva solo i depositanti. Cosa piace?

3. “Il Mes è obbligato a intervenire per salvare le banche”. Non c’è una virgola nel trattato o nella riforma che preveda questo obbligo. Sul rapporto tra Mes e banche la riforma introduce in realtà una novità probabilmente favorevole alle banche italiane. Il Fondo di Risoluzione delle banche, che non esisteva ai tempi del salvataggio della Grecia, è finanziato con i contributi delle banche europee ed ha lo scopo precisamente di aiutare le banche in difficoltà usando i soldi delle altre banche, e non quelli del contribuente europeo.

Con la riforma, i paesi membri del Mes si impegnano a garantire la capienza del Fondo di Risoluzione nel caso i contributi delle banche accumulati nel tempo non siano sufficienti. Solo nel caso di una crisi drammatica vi si farebbe ricorso, ma nel caso di una crisi drammatica i Paesi interverrebbero comunque. E chi ne beneficerebbe di più, nelle circostanze attuali ben diverse dal 2010, sarebbero molto probabilmente le banche italiane, che hanno investito pesantemente nel debito pubblico italiano, il più elevato e rischioso dopo quello greco.

4. “L’Italia potrà beneficiare dell’aiuto del Mes solo se prima ristrutturerà il proprio debito pubblico.” Vero che per usufruire degli aiuti del Mes, il debito pubblico di un paese deve essere “sostenibile”. Contrariamente a ciò che molti credono, la sostenibilità era già presente nel Mes del 2012, ma in alcuni casi nascosta nelle linee guida di applicazione invece che nel trattato. La nozione di sostenibilità del debito è molto incerta e soggettiva, perché richiede una previsione e un giudizio su ciò che avverrà nei prossimi decenni. È anche molto delicata, perché un eventuale giudizio di insostenibilità sarebbe dirompente. Per questo il trattato insiste che il giudizio di sostenibilità non sia puramente meccanico e statistico, e che l’ultima parola spetti a un organo politico, la Commissione, e non, come molti pensano, al Mes.

Soprattutto, contrariamente a quanto molti credono, la ristrutturazione del debito pubblico (cioè il bail-in applicato ai governi) non discenderebbe automaticamente da un eventuale giudizio di insostenibilità, ma sarebbe da considerare solo in casi “eccezionali”. Come ha mostrato il dibattito sulla riforma del Patto di Stabilità, ci sono molti modi per “accompagnare” un paese verso la sostenibilità.

Il Mes quindi — e qui c’è stata un’enorme confusione — applica sempre il principio del bail-in alle banche, ma solo in circostanze eccezionali al debito pubblico di un Paese. Fiumi di inchiostro sono stati sprecati perché non si è capita questa distinzione.

5. “L’Italia paga per aiutare gli altri ma non potrà accedere ai prestiti se ne avrà bisogno, quindi perché contribuire?”. Anche questa critica si basa su un fraintendimento del funzionamento del Mes. Solo le “linee di credito precauzionali” sono sottoposte a condizioni che l’Italia attualmente non potrebbe soddisfare, e nemmeno Francia e Germania. Gli altri tipi di prestito del Mes sono accessibili all’Italia, sempreché, come abbiamo visto, il suo debito sia giudicato sostenibile.

È perciò difficile sfuggire alla sensazione che M5S e destra abbiano votato contro la ratifica perché non hanno voluto fare la fatica di capire il dossier, e per cavalcare una facile fonte di popolarità generata dalla disinformazione. È plausibile che solo noi, tra tutti i paesi dell'Eurozona, ci siamo accorti che la riforma peggiora il Mes?"

Leggi i commenti