Alcuni recenti sviluppi ci dicono due cose sull’evasione fiscale. La prima è che combattere l’evasione si può: non è vero che non ci siano stati mai risultati e che quindi occorra scendere a compromessi con gli evasori. La seconda è che questa maggioranza di compromessi ne sta facendo un po’ troppi. Vediamo le cose più da vicino.
L’aggiornamento da poco pubblicato della Relazione sull’evasione fiscale preparato per il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) da un gruppo di esperti guidati da Alessandro Santoro conclude che l’evasione, stimata essere in passato intorno a 110 miliardi l’anno, abbia cominciato a ridursi a partire dal 2018 scendendo a 84 miliardi nel 2021.
Questo per effetto di misure prese per combatterla, tra cui la fatturazione elettronica entrata in vigore negli ultimi anni. Intendiamoci: un’evasione di 84 miliardi resta enorme e, probabilmente, si tratta ancora di una sottostima (non sono incluse alcune poste, tra cui i contributi sociali degli autonomi e l’Irp…
Alcuni recenti sviluppi ci dicono due cose sull’evasione fiscale. La prima è che combattere l’evasione si può: non è vero che non ci siano stati mai risultati e che quindi occorra scendere a compromessi con gli evasori. La seconda è che questa maggioranza di compromessi ne sta facendo un po’ troppi. Vediamo le cose più da vicino.
L’aggiornamento da poco pubblicato della Relazione sull’evasione fiscale preparato per il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) da un gruppo di esperti guidati da Alessandro Santoro conclude che l’evasione, stimata essere in passato intorno a 110 miliardi l’anno, abbia cominciato a ridursi a partire dal 2018 scendendo a 84 miliardi nel 2021.
Questo per effetto di misure prese per combatterla, tra cui la fatturazione elettronica entrata in vigore negli ultimi anni. Intendiamoci: un’evasione di 84 miliardi resta enorme e, probabilmente, si tratta ancora di una sottostima (non sono incluse alcune poste, tra cui i contributi sociali degli autonomi e l’Irpef evasa da chi, evadendo, rientra nel regime forfettario).
Ma un calo di quasi 25 miliardi nel corso di quattro anni è senza dubbio notevole e ha aiutato a finanziare il taglio delle aliquote contributive e Irpef operato dagli ultimi governi, compreso quello attuale. Occorre proseguire su questa strada, attraverso la promozione dei pagamenti elettronici e l’incrocio tra banche dati.
Passo ai compromessi e strizzatine d’occhio agli evasori. La legge delega sulla riforma del fisco approvata dal Parlamento lo scorso agosto ambiva a continuare la lotta all’evasione attraverso l’uso di strumenti informatici e non c’è dubbio che tanti al Mef e all’Agenzia delle Entrate, a partire dai vertici, restano impegnati su questo fronte.
Ma al tempo stesso c’è evidentemente chi la pensa diversamente. Oltre all’innalzamento del tetto sull’uso del contante già introdotto dal gennaio 2023, gli “strizzatori d’occhio” avevano inserito nella legge delega misure a dir poco discutibili.
Tra questa quella forse più importante era il “concordato biennale preventivo”, che consentirebbe all’amministrazione fiscale e ai contribuenti titolari di redditi da lavoro autonomo e piccola impresa di concordare in anticipo l’importo delle tasse che dovranno essere pagate nei successivi due anni. Dopodiché niente più sarebbe dovuto indipendentemente dal reddito effettivo dei contribuenti.
Dato che l’adesione da parte di questi ultimi al concordato sarebbe volontaria, è ovvio che chi aderisce lo farebbe perché pensa in questo modo di pagare meno del dovuto. Si tratterebbe, quindi, di una specie di resa agli evasori, un condono preventivo. Lo Stato dice a questi: “mettiamoci d’accordo, non pagherete quello che è dovuto, ma almeno pagherete qualcosa”.
Perché questa resa? Perché, si dice, nessun progresso è stato fatto negli ultimi anni per ridurre l’evasione. Tanto vale provare anche questa. Abbiamo però visto che qualcosa si può invece fare per ridurre l’evasione e che la resa non è necessaria.
Fortunatamente, nello scrivere i decreti legislativi necessari per attuare la riforma il Mef aveva introdotto dei paletti che restringevano parecchio l’accesso al concordato.
Tra questi il più importante era che l’accesso sarebbe stato consentito solo ai contribuenti considerati più affidabili sulla base di un insieme di indicatori riassunti nella “pagella del contribuente” (occorreva avere un otto su dieci).
Le Commissioni Finanza di Camera e Senato, come riportato da Repubblica, nell’esprimere il parere richiesto dalla legge delega sul decreto legislativo, hanno però suggerito di abbassare i paletti, consentendo “l’accesso al concordato preventivo biennale anche a coloro che non raggiungano la soglia del punteggio otto, al fine di ampliare la platea dei soggetti interessati”. Liberi tutti dunque.
Che deputati e senatori di maggioranza abbiano votato questo “parere” di testa loro, senza ricevere indicazioni dal governo, non è plausibile: i parlamentari di maggioranza hanno seguito senza fiatare l’ordine politico di non presentare emendamenti alla legge di bilancio; figuratevi se fanno di testa loro.
Quello che è accaduto indica semmai il fatto che la parte del governo a cui non piaceva il decreto legislativo del Mef sta provando a correggerlo.
Il parere espresso non è vincolante. Che accadrà ora? Vinceranno gli strizzatori d’occhio o chi, all’interno del Mef, cerca di circoscrivere il concordato preventivo? Lo sapremo presto. Io spero ancora che i vertici del ministero, e il buon senso, prevalgano.